capitolo 20


«Sembri il mio clone a scala ridotta!» esordì Brian osservandomi divertito mentre sistemavo il mantello per allacciare la cintura.
«Almeno adesso abbiamo qualcosa in comune!» risposi sarcastica.
Scosse la testa sogghignando, mise in moto il pickup e si avviò sulla strada principale in direzione lago.

capitolo 19


«Hey Cami! Come pensi di vestirti?» urlò Lily facendo irruzione nella mia camera, «Non starai ancora dormendo, vero???» sbuffò impaziente.
Mi stropicciai gli occhi a lungo prima di convincerli che era giunto il momento di aprirsi. Avevo trascorso un pomeriggio indimenticabile a casa di Brian e quel ricordo aveva accompagnato i miei sogni per tutta la notte. Sarei rimasta volentieri a crogiolarmi nel torpore del dormiveglia ma Lily faceva di tutto per ricondurmi alla realtà fin troppo velocemente. Mentre io mi sforzavo di raccogliere le forze per sollevarmi in posizione eretta lei si lanciò sul letto e mi sommerse con la sua inesauribile euforia.

 

capitolo 18


La soddisfazione per la scoperta mi aveva donato un nuovo slancio e il giorno successivo trottai fino a scuola in preda all'euforia. Ero così sicura delle mie deduzioni, così orgogliosa del risultato ottenuto, che dimenticai perfino di indossare i miei occhiali a specchio. Mi sentivo stranamente rasserenata e forte delle mie scoperte non vedevo l’ora di confrontarmi con Brian.

capitolo 17


Avevo afferrato quel libro velocemente, senza prestare troppa attenzione alle parole di Sean. Lo avevo ringraziato, sollevata per la sua inaspettata solidarietà, ed ero scappata giù per le scale divorando rumorosamente i gradini in rapida successione.
Raggiungere la caffetteria quanto prima era la mia unica preoccupazione.
Mentre aspettavo impaziente che l’addetto al desk terminasse di inserire i miei dati per ottenere il prestito del libro, le parole di Sean tornarono come un'eco nella mia testa.

 

capitolo 16


La mattina seguente partimmo presto.
Facendo leva sul senso di colpa del padre Lily riuscì a strappare un passaggio fino a scuola. Ancora delusa e amareggiata per il rifiuto ricevuto la sera precedente, continuò tenacemente a recitare il ruolo della vittima fino a quando non scese dalla macchina.
«Beh allora divertitevi pure. Io penserò a fare il mio dovere» ci salutò acida.
Mr.Stewart espirò rumorosamente al limite della sopportazione, trattenendo a stento qualsiasi commento potesse alimentare la polemica della figlia. La osservò mentre si allontanava svelta e indispettita; quando varcò l'ingresso della scuola, scosse la testa rassegnato e ingranò la retromarcia.

 

capitolo 15


Quando arrivai a casa era domenica pomeriggio. Mi sentivo svuotata e profondamente delusa dall'atteggiamento di Brian; tutte le mie aspettative erano state disilluse. Salutai Beth e Lily rispondendo brevemente alle loro curiosità sulla gita e mi ritirai in camera per riposare un po’ prima di cena.
La mia stanza mi attendeva calda e accogliente come un nido, mi stesi sul letto riuscendo finalmente ad allentare le tensioni accumulate durante il fine settimana. Restai immobile per qualche minuto cercando di sgombrare la mente da tutti i cattivi ricordi della gita. C’era silenzio, pace, i raggi del sole entravano dalla finestra riempiendo l’ambiente di un tepore palpabile. Mi sentivo al sicuro; affondai la testa nel cuscino e mi voltai sul fianco sinistro in posizione fetale. Mi assopii all’istante.

capitolo 14

 
Quella mattina avevamo appuntamento a scuola prima del solito. Benché il viaggio per raggiungere Sugar Pine Point State Park non fosse poi così lungo, Mr.Wilson aveva insistito per partire alle 7,30. Il nostro programma era così denso, ci aveva detto per giustificare la levataccia, che non potevamo permetterci di perdere tutta la mattina in viaggio.

capitolo 13


Durante il resto della settimana, nonostante il mio impegno, non avvistai Brian neppure in sala mensa; mi capitò di incrociare Jago e Glenda qualche volta ma di Brian non vi era traccia. Era scomparso, evaporato, lasciando un'inspiegabile vuoto nelle mie giornate.

 

capitolo 12


Fu un altro week-end interminabile. Rimasi nella mia stanza, inchiodata davanti al computer, con la testa piena di brulicanti questioni irrisolte. Cercai di ingannare il tempo aggiornando la mia corrispondenza; ne approfittai per rispondere a qualche email e per stendere il solito resoconto settimanale a mio padre.

capitolo 11


La settimana trascorse lentamente; il tempo sembrava un'entità malleabile e indefinita. Quello che era accaduto durante l'ultimo incontro con Brian mi aveva talmente scossa che temevo gli effetti di un nuovo confronto e non sentivo alcun desiderio di rivederlo.
Tentavo con tutte le mie forze di allontanare quel ricordo dai miei pensieri e la compagnia di Leo e del suo gruppo di amici si dimostrò un ottimo diversivo. Mi schernivano continuamente per la mia ormai rinomata scontrosità e per i miei inseparabili occhiali a specchio, ma si dimostrarono aperti e disponibili, impegnandosi a farmi ridere a turno in una sorta di ridicola competizione.
L’unico che manifestava distacco e indifferenza nei miei confronti era Ian, il piccolo di casa Danan. Talvolta coglievo il suo sguardo sprezzante in mezzo al gruppo, sembrava che avesse subito chissà quale torto e che nutrisse un profondo rancore nei miei confronti, ma mi ero imposta di non lasciarmi condizionare da nessuno, tanto meno dall'incomprensibile quanto ingiustificato livore che leggevo nei suoi occhi. Forse non c’era nessuna compatibilità tra me e i Danan, continuavo a rimuginare, nessuna misteriosa alchimia.

capitolo 10

♫(click tasto destro): 'Oltremare' by Ludovico Einaudi

Quella stessa sera Lily tornò dal cinema e si precipitò nella mia camera più smaniosa del solito, era assolutamente intenzionata a ricevere un rapporto circostanziato sul pomeriggio che avevo trascorso con Brian. Mi sottopose ad un vero e proprio terzo grado mettendo a dura prova le mie innate capacità elusive.
Le mostrai tutte le foto scattate a casa Danan, focalizzando l'intera conversazione su quell'abitazione strepitosa e alla fine, frastornata dalla descrizione minuziosa di tutti gli ambienti che le avevo propinato per più di mezz’ora, rinunciò a farmi domande più personali.
Come al solito non ero in vena di confessioni e Lily, che aveva imparato a conoscermi piuttosto bene, non poté far altro che prenderne atto.

capitolo 9


Oramai non avevo alcun dubbio. Non solo quel sabato pomeriggio Brian mi aveva vista nel bosco, ma era anche tornato sui suoi passi rinvenendo i miei guanti abbandonati sulla neve.
Ero combattuta. Quale atteggiamento avrei dovuto tenere con Brian? Dentro di me sapevo che sarebbe stato più onesto, e certamente più maturo, affrontare l’argomento direttamente, ma del resto lui stesso non lo aveva fatto. Mi aveva restituito i guanti senza nessun accenno alle circostanze del ritrovamento. Perché? Forse voleva essere una sorta di avvertimento?
Non riuscivo a darmi pace.
I giorni che passarono mi sembrarono lunghi e monotoni. Vivevo nell’attesa che arrivasse quel fatidico venerdì. Talvolta a scuola mi capitava di incrociare il suo sguardo nei corridoi, ma erano solo frazioni di secondo e non erano sufficienti a riempire le mie giornate.
Brian mi stava entrando dentro, era il mio primo pensiero al mattino e l’ultimo prima di dormire.


capitolo 8


Quella notte non chiusi occhio. Continuavo a rigirarmi nel letto; le immagini della lotta nel bosco dei fratelli Danan si ripetevano incessantemente davanti ai miei occhi. Quando presi finalmente sonno era già mattina; le prime luci dell’alba, amplificate dal riverbero della neve, filtravano dalla finestra rischiarando la mia camera. Riuscii a dormire solo un paio d’ore, mi tirai su dal letto che erano le 7,15. In casa Stewart regnava il silenzio tipico della domenica mattina, dormivano ancora tutti profondamente. Ero decisa a crogiolarmi nel letto ancora qualche minuto quando il mio sguardo cadde accidentalmente sulla macchina fotografica che sbucava dalla tasca del mio giubbotto.

capitolo 7

Sabato mattina; anche se non era giorno di scuola mi svegliai inspiegabilmente presto. Avevo passato la notte in bianco valutando le possibilità di approccio con Brian. Prima o poi avrei dovuto affrontarlo, era chiaro, ma quel ragazzo mi inquietava, mi faceva sentire a disagio. Avevo paura di fare o dire la cosa sbagliata, di apparire goffa o imbranata davanti ai suoi occhi. Non avevo mai sofferto di questo genere di insicurezze in passato, e mi infastidiva molto non sentirmi all’altezza della situazione.
Mi sedetti sul letto stropicciandomi gli occhi assonnati, c’era qualcosa di nuovo nella mia stanza. Mi ci volle qualche secondo per mettere a fuoco la situazione; feci un grosso sbadiglio affondando la faccia sul cuscino e finalmente trovai la forza di aprire gli occhi. La luce era strana, diversa, allungai il collo per guardare oltre al davanzale della finestra e fu così che mi accorsi del miracolo.


capitolo 6

Ben presto arrivò anche il primo giorno di scuola. Ero molto emozionata, a tratti ansiosa, ma fortunatamente Lily mi aveva già ampiamente introdotta nell’ambiente. La piccola scuola si dimostrò ospitale fin da subito e i rapporti con gli altri studenti, grazie al meticoloso lavoro di public relations svolto da Lily, facili da gestire.
Avevo conosciuto gli amici più intimi di Lily, tutti sophomore, tutti di un anno più giovani di me;
riuscivamo a scambiare due parole tra una lezione e l'altra quando ci incrociavamo nei corridoi, oppure nella caffetteria della scuola durante la pausa pranzo, ma per il resto della giornata ero praticamente sola.

capitolo 5

Il venerdì sera Lily ed io mangiammo frettolosamente e ci congedammo da tavola prima del solito.
«Andiamo a prepararci per la serata!» si affrettò a giustificarsi Lily con i genitori.
«Okay ragazze, ma non fate troppo tardi!» rispose Beth comprensiva. Poi, alzando la voce per raggiungerci mentre correvamo già verso le nostre stanze, aggiunse: «E per favore Lily copriti quella pancia che la sera fa freddo!»
Lily fu subito pronta; era una fanatica del look e sicuramente aveva già studiato e preparato tutto l’occorrente con largo anticipo. Si infilò nella mia camera e si distese sul letto in attesa che mi cambiassi. Detti un rapido sguardo all’abbigliamento di tendenza che aveva scelto: top bianco con decorazioni floreali e jeans a vita bassa che, proprio come Beth aveva temuto, le lasciavano esposto l’ombelico.


capitolo 4

La casa di Mr.Stweart era una bellissima villetta di legno dal design tipicamente moderno.
Era affacciata sul campo da golf, aveva un giardino ben curato, il tradizionale patio che le girava tutto intorno, un dondolo sotto il portico e una bella casetta sull’albero che denunciava la presenza di bambini in casa.
Parcheggiammo la macchina in garage e iniziammo a scaricare le valigie.

capitolo 3


:(click tasto destro) 'Le onde' by Ludovico Einaudi


Ero nuovamente seduta su un aereo a sommare altri chilometri di distanza da casa. Questo pensiero che mi faceva sentire così bene fisicamente allo stesso tempo mi riempiva di sensi di colpa verso mio padre.
Il volo era diretto a San Francisco. Eravamo in dodici su quell’aereo; sei destinati a San Francisco, due a Sacramento, uno a Fresno, uno a Reno e infine due a Incline Village: Leo ed io.
Ripensavo alla mia amica Lavinia che la mattina mi aveva salutata con le lacrime agli occhi, «Scrivimi subito!» mi aveva implorata. «Così mi sentirò meno sola.» Ci eravamo abbracciate a lungo fino a quando ognuno di noi era stato chiamato a prendere posto nel proprio gruppo.
Avevamo condiviso quell’esperienza insieme fin dall’inizio. Ricordavo ancora il modulo di ammissione alle selezioni, compilato segretamente, senza il consenso dei genitori. Lavinia non aveva detto niente per timore di un rifiuto, io non lo avevo fatto perché il momento non era adatto.

 

capitolo 2


Atterrammo all’aeroporto JFK in perfetto orario: 13,59 ora locale. Guardai il mio orologio ancora fermo sull’ora italiana, erano le 20,00. Pensai a mio padre, solo, forse in procinto di prepararsi la cena e improvvisamente mi venne un groppo alla gola.
«Cami sei emozionata?» mi chiese Lavinia in trepidazione.
«Beh … certo che sono emozionata.» le risposi cercando di sembrarle credibile.
«Io spero che ci mandino in posti vicini, sono terrorizzata all’idea di stare con gente che non conosco e neppure capisco. E se poi non mi piacciono? O non mi piace il posto dove vivono? E se la casa è sporca? E se ...»
Lavinia era un fiume in piena.


capitolo 1

♫(click tasto destro): 'Nuvole bianche' by Ludovico Einaudi



Me ne stavo seduta in disparte, anche se in aereo questa può essere solo una condizione mentale più che fisica, assediata da una variegata moltitudine di ragazzi che si godevano spensierati il viaggio.
Quella sarebbe stata la più grande avventura della nostra vita, ed io mi sentivo come una mosca bianca, l’unica nota stonata in quella sinfonia di entusiasmi adolescenziali. Io stessa mi stupivo della mia scarsa partecipazione emotiva.
Quell’onda di euforia dilagante mi infastidiva, mi distoglieva dalla mia anima, dalla mia parte più intima; mentre l’unica compagnia di cui sentivo davvero il bisogno, era la mia.
Tante erano le cose accadute negli ultimi mesi, tanti i cambiamenti nella mia giovane vita. Tutto il mio mondo si era sgretolato dopo la morte della mamma. Era stato un colpo durissimo, un’implosione devastante che aveva sconvolto il mio piccolo microcosmo, polverizzando la mia serena quotidianità. Niente sarebbe mai stato come prima, ne ero certa, ma in qualche modo la malattia, la sofferenza, il senso di assoluta impotenza che avevo provato in quegli ultimi mesi, mi avevano insegnato molto. Mi avevano cambiata molto.
Le difficoltà aiutano a crescere, era una frase fatta, un concetto banale, tramandato con sufficienza e assorbito con noncuranza. Tutti lo sanno, tutti lo hanno detto o se lo sono sentiti dire almeno una volta nella vita, ma solo quando lo provi sulla tua pelle ne capisci veramente il senso.
Ed io, quel senso, lo avevo davvero capito.

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