capitolo 5

Il venerdì sera Lily ed io mangiammo frettolosamente e ci congedammo da tavola prima del solito.
«Andiamo a prepararci per la serata!» si affrettò a giustificarsi Lily con i genitori.
«Okay ragazze, ma non fate troppo tardi!» rispose Beth comprensiva. Poi, alzando la voce per raggiungerci mentre correvamo già verso le nostre stanze, aggiunse: «E per favore Lily copriti quella pancia che la sera fa freddo!»
Lily fu subito pronta; era una fanatica del look e sicuramente aveva già studiato e preparato tutto l’occorrente con largo anticipo. Si infilò nella mia camera e si distese sul letto in attesa che mi cambiassi. Detti un rapido sguardo all’abbigliamento di tendenza che aveva scelto: top bianco con decorazioni floreali e jeans a vita bassa che, proprio come Beth aveva temuto, le lasciavano esposto l’ombelico.


«Dovrei indossare qualcosa di particolare? Che dici?» le chiesi assalita improvvisamente dal panico.
«Beh Cami, senza offesa, ma il tuo look è ... come dire... un po' diverso dal mio. Il tuo guardaroba è monocolore! Nero, grigio, nero, grigio...» disse passando in rassegna i miei vestiti piegati ordinatamente nell’armadio, «Non saprei proprio cosa consigliarti.»
La sincerità di Lily era disarmante, ma come darle torto? Afferrai un paio di jeans neri, lunghi fin sotto al ginocchio, una tshirt nera con lo scollo a barca, mi infilai le Allstar viola, alte fino alla caviglia, e soddisfatta del risultato aggiunsi: «Che ne dici del tocco di colore?»
Salutammo gli Stweart, perdendo qualche minuto per distrarre Daisy che voleva come al solito venire con noi, e ci incamminammo sulla strada che conduceva al lago.
Quando avevamo già percorso un centinaio di metri, Lily si voltò verso di me insofferente: «Cami? E se prendessimo la scorciatoia nel bosco? Ci mettiamo la metà del tempo!» suggerì guardandomi speranzosa.
«Ma non c’è molta luce, sei sicura di conoscere la strada?» le chiesi titubante.
«Ma stai scherzando! Noi ragazzi passiamo sempre in mezzo ai boschi, non dimenticare che io ci sono nata e cresciuta in questo posto, conosco tutti i sentieri possibili.»
«Okay!» acconsentii.


Rasserenata dalla sua sicurezza mi lasciai guidare tra i maestosi alberi. Ormai il sole stava tramontando e la luce debole della sera faticava a filtrare tra i grossi tronchi. Lily si muoveva svelta e disinvolta, imitai il suo passo sicuro e riuscii a seguirla con facilità.
La pace e la magia che si respiravano nel fitto del bosco erano così intense che fui quasi dispiaciuta quando arrivammo in prossimità del lago.
«Eccoci! Che ti avevo detto? Siamo già arrivate.»
Man mano che avanzavamo verso il lago si udivano sempre più nitide le voci dei ragazzi che si trovavano già sul posto.
«Ciao Lily! Vieni a presentarci la tua nuova amica!» urlò un ragazzo al lato del falò che già illuminava la spiaggia con le sue lunghe fiamme.
«Quello è Matt.» mi spiegò camminando verso il gruppo dei ragazzi, «Ci siamo frequentati per un po’ l’anno scorso. Non ricordo neppure perché ci siamo lasciati. Mah! Comunque siamo rimasti molto amici, è davvero un bravo ragazzo!» concluse in fretta la spiegazione quando eravamo ormai in prossimità del falò.
«Salve!» esclamai rivolta al gruppo in modo generico.
«Questa è Camilla, la mia nuova sorella. E questi sono Matt, Daniel, Lucy e Shaun.»
«Piacere di conoscervi!» aggiunsi con un cenno della mano.
«Piacere nostro!» risposero simultaneamente i ragazzi.
Intorno al fuoco erano state sistemate delle coperte in ordine sparso e si erano formati gruppetti più o meno numerosi che parlavano e ridevano animosamente. Qualcuno si era distanziato di qualche metro in cerca di un po’ di privacy, ma nel complesso l’atmosfera era serena e rilassata. Avevo appena preso posto vicino al fuoco, sedendomi a gambe incrociate su una coperta scozzese, quando...
«Ciao ragazze!» la voce squillante di April, sopraggiunta alle mie spalle, mi fece sobbalzare.
«Ci sono proprio tutti?» chiese rivolta a Lily con tono inquisitorio sistemandosi alla mia sinistra.
«Noi siamo appena arrivate, ma se ti riferisci aaa... beh ancora non l’ho visto.»
«Fiuuu! Meno male, voglio soltanto divertirmi questa sera, niente bronci, niente brutti ricordi.» fece una pausa inspirando profondamente, «Solo una dozzina di lattine di birra e il divertimento è assicurato!» concluse alzando la voce.
«Shhhhh!!! Ma che sei impazzita!» la zittì Lily, «C’è la macchina dello sceriffo parcheggiata a bordo strada. E’ venuto per le solite raccomandazioni, ma non è ancora ripartito.»
Poi aggiunse: «Sai Cami, ormai è una tradizione il falò di fine estate. La polizia lo sa che gira un po’ di birra in quest'occasione. Così, tutti gli anni, lo sceriffo passa da qui, ... tanto per tenerci un po’ sulle spine. Puro terrorismo psicologico!!!»
«E dov’è la birra? Vedo solo bibite analcoliche, patatine, ... insomma tutta roba innocua.» chiesi guardandomi attorno.
«Beh, ormai abbiamo imparato a prendere le nostre contromisure, aspettiamo che lo sceriffo se ne vada e poiii…» si interruppe allusiva.
«Oh mio Dio!» esclamò Fiona scandendo le parole con un filo di voce.
Ci voltammo simultaneamente seguendo il suo sguardo abbacinato.
«Mi spiace April.» disse Lily rivolgendosi all’amica, «Temo che dovrai farti forza e fingere mooolta indifferenza.» poi girandosi verso di me aggiunse: «Quelli sono i Danan, e quello che sta con loro ... immagino sia il tuo amico Leo, giusto?»
Quattro ragazzoni, dalle proporzioni decisamente sopra la media, si avvicinavano con grandi falcate verso il falò. Davanti c’era Leo e uno dei Danan. Era così biondo e portava i capelli così corti, stile marines, che sembrava quasi calvo. Dietro di loro, gli altri due fratelli. Il più alto tra i due aveva i capelli fino alle spalle e una bandana nera che gli copriva la parte superiore della testa, l’altro, quello con cui avevo avuto un incrocio di sguardi il giorno che ero arrivata a Lake Tahoe, aveva i capelli più lunghi e raccolti.
Erano naturalmente perfetti, proprio come aveva giustamente sottolineato April.
«Quello accanto a Leo è Ian Danan, il ragazzo che ha spezzato il cuore di April.» mi disse Lily sottovoce per non ferire l’amica, «Te lo troverai spesso intorno a scuola, è junior come te. Dietro ci sono i due fratelli più grandi, Brian e Sean.» Fece una pausa per controllare la reazione di April che, nel frattempo, stava frettolosamente allontanandosi dal falò.
«Come si chiama quello con la coda di cavallo?» chiesi velocemente prima che i ragazzi fossero troppo vicini, «Quello è Brian Danan, è un senior. Sean invece si è diplomato lo scorso anno, adesso frequenta l’Università di Reno.»
«Ciao Camilla che bella sorpresa!» esordì Leo che aveva raggiunto per primo il gruppo vicino al falò. «Ti voglio presentare la mia nuova famiglia: Ian, Sean, Brian, ... questa è Camilla!»
«Piacere di conoscervi!» dissi educatamente allungando il braccio per stringergli la mano. Avevano gli occhi di uno strano grigio, sembravano quasi incolore tanto erano chiari, l’unica cosa che risaltava oltre alla pupilla era una sottile linea nera che definiva il contorno dell’iride. Erano occhi del tutto impenetrabili, inespressivi, non trasmettevano nessuna emozione e mentre stringevo la mano di Ian prima, e di Sean poi, mi sentii stranamente a disagio. Quando mi voltai verso Brian, per chiudere il giro dei saluti, lui mi fissava distaccato, gli occhi leggermente strizzati come se dovesse mettere a fuoco per qualche problema di miopia.
«Piacere di conoscerti!» mi liquidò svelto senza accennare a muovere il braccio.
Ritirai la mano e sostenni per qualche secondo il suo sguardo, sorpresa e infastidita da tanta maleducazione. Un attimo dopo Brian si voltò e raggiunse un gruppo di ragazzi poco distante.
La serata continuò tra chiacchiere, risate e molte, molte lattine di birra, comparse magicamente dopo che lo sceriffo si era allontanato. L’atmosfera si era surriscaldata, l’alcool aveva allentato i freni inibitori, ma io ero riuscita a rimanere lucida. Mi ero concessa solo qualche sorso di birra rubato dalla lattina di Lily, giusto per non sembrare troppo bacchettona. Dopotutto, da buona italiana, alla birra avevo sempre preferito il vino, e non mi sembrò una grande rinuncia.
Per tutta la sera, da lontano e con discrezione, avevo tenuto sotto controllo Brian. In alcuni momenti, impegnata in conversazione con Lily e i suoi amici, mi ero sentita a mia volta osservata. Avevo percepito strane sensazioni, vibrazioni sottili e lievi come brividi avevano allertato il mio istinto di sopravvivenza. Mi ero voltata spesso indietro cercando di tenere sotto controllo anche le persone che uscivano dal mio campo visivo, ma senza alcun successo. Nessuno sguardo sfuggente, nessuna occhiata evasiva, niente di niente.


Matt e Daniel, si erano impossessati di una barchetta a remi che avevano trovato legata in fondo al molo e si trovavano alla deriva in mezzo al lago. Mimavano le mosse di qualche strana danza tribale e i ragazzi dalla spiaggia li incitavano ritmando il tempo con dei tronchi di legno. D’un tratto, un movimento brusco di Matt fece capovolgere la barca.
«Hey Matt ti sei rinfrescato le idee?» gridò Robert.
«Forza Daniel che con l’acqua fredda ti passa la sbronza!» Tutti ridevano sguaiatamente, senza prestare troppa attenzione al dramma che si stava consumando in mezzo al lago. C’era poca luce, e la piccola barca rovesciata si vedeva a malapena. Mi alzai in piedi cercando di migliorare la mia prospettiva, ma riuscivo a vedere la testa di un solo ragazzo vicino allo scafo rovesciato. Fui colta da un cattivo presentimento e la paura mi prese allo stomaco.
«Hey Lily?» urlai per catturare la sua attenzione.
«Dov’è l’altro ragazzo?» le chiesi concitata mentre tutti si voltarono verso il lago. Vidi qualcuno che si tuffava dal molo nuotando velocemente verso l’imbarcazione.
«Quello è Matt, ma dov’è Daniel?» mi rispose terrorizzata.
Non si sentivano rumori, la barca era troppo lontana, ma si vedevano le braccia veloci del soccorritore che fendevano le acque calme del lago. Non appena fu in prossimità della barca, si immerse.
I ragazzi erano ammutoliti, osservavano la scena dalla riva pietrificati. Dopo un tempo che mi sembrò interminabile il soccorritore riemerse, prese un lungo respiro e ritornò sott’acqua. D’impulso guardai l’orologio e feci partire il cronometro. Non sapevo neppure il perché, fu un gesto del tutto istintivo e automatico, poi mi voltai nuovamente verso il molo.
Ian e Sean erano in piedi sull’estremità del pontile. Il sangue mi si gelò nelle vene. In acqua doveva esserci Brian.
Nel frattempo Matt stava lentamente riconquistando la riva nuotando a dorso. Muoveva le braccia in modo scomposto e poco elegante ma si era già avvicinato a sufficienza, tanto che alcuni ragazzi erano entrati in acqua per aiutarlo.
Era come se il mio cuore avesse rallentato il battito, riuscivo a malapena a respirare, e intanto il tempo scorreva. Mentre i ragazzi facevano capannello intorno al povero Matt infreddolito, mi avvicinai alla riva del lago e guardai l’orologio: 2 minuti e 37 secondi.
Mi voltai verso il molo; i fratelli Danan erano sempre in attesa, impassibili e stranamente controllati. Mi pareva impossibile che non accennassero ad alcun tentativo per soccorrere il proprio fratello. Erano fermi, le mani in tasca, imperturbabili e compiti, come se stessero assistendo ad una regata di barche a vela.
3 minuti e 10 secondi.
Era passato troppo tempo. Forse mi ero distratta mentre Matt tornava a riva e non avevo visto riemergere Brian per prendere aria. Doveva essere per forza così. Non c’erano altre spiegazioni.
I ragazzi sulla spiaggia avevano coperto Matt con una delle tante coperte e lo avevano portato vicino al falò. Era ancora estate ma le acque del lago erano gelide.
4 minuti e 13 secondi.
Ero immobile: tenevo la mano destra ferma sull’orologio e lo sguardo fisso verso lo scafo della barca. Mi sembrò che passasse un’eternità ma alla fine sbucarono dall’acqua due teste. Mentre le mie dita bloccarono istintivamente il timer, i miei occhi erano inchiodati sulla scena che si stava sviluppando nelle fredde acque del lago Tahoe.
Brian stava portando a riva Daniel, lo stile da perfetto soccorritore: un braccio a sostenere la vittima e l’altro che solcava l’acqua come un remo. Quando si avvicinò alla spiaggia, prese Daniel tra le braccia e lo portò a riva. I ragazzi abbandonarono il povero Matt vicino al falò e si avvicinarono al bagnasciuga per soccorrere Daniel.
Guardai il cronometro dell’orologio: 6 minuti e 24 secondi.
Alzai gli occhi incrociando lo sguardo plumbeo di Brian che adagiava Daniel sulla ghiaia. Fu solo una frazione di secondo, perché Sean e Ian mi passarono davanti correndo per aiutare il loro fratello con le manovre della respirazione artificiale, ma in quell’attimo ebbi la sensazione che Brian avesse capito cosa stavo pensando.
Dopo due o tre insufflazioni Daniel vomitò una tale quantità d’acqua prima, e di birra poi, che tutti furono sorpresi dalla massa di liquidi contenuti dal minuto corpo del ragazzo.
Lasciando il povero Daniel alle cure dei suoi amici che si prodigavano per assisterlo e rincuorarlo, Brian si alzò in piedi, ruotò ripetutamente la testa a destra e sinistra per scrollarsi un po' d’acqua dai capelli e li sistemò dietro le orecchie con la mano. Se non fosse stato per il colore livido delle labbra e degli occhi, segno evidente della lunga permanenza nelle acque gelide del lago, nessuno avrebbe sospettato niente. Brian era calmo e impeccabile come sempre.

L’incidente aveva raggelato gli animi di tutti.
Non appena le condizioni di salute di Matt e Daniel rientrarono nella normalità, venne deciso all’unanimità di non ricorrere al pronto soccorso. Se avessero rilevato il tasso alcolico nel sangue dei due malcapitati, sarebbero stati grossi guai. Dopo che tutti si furono congratulati con i fratelli Danan, per il sangue freddo e la prontezza di riflessi dimostrata, il gruppo si disperse lentamente. Matt e Daniel furono riaccompagnati a casa dai loro amici più intimi. Nessuno sembrava essersi accorto della prolungata prestazione subacquea di Brian ma non era una cosa comune e di questo ero più che sicura.
Forse, pensai, annebbiati dall’alcool i ragazzi si erano allontanati da una normale percezione dello scorrere temporale, o forse, più semplicemente, il vecchio orologio di mio padre aveva bisogno di una messa a punto. Chissà?
Mentre tornavo a casa con Lily continuai a giocherellare con l’orologio testando ossessivamente la veridicità del cronometro.

1 commento:

  1. Ed eccomi a leggere anche questo quinto capitolo. ^^
    Comincia a muoversi qualcosa, una buona e sana tensione poi non guasta mai.

    Spero di riuscire a seguire questa storia più frequentemente nei prossimi giorni; anche per mettermi al pari con la pubblicazione. ;D

    A presto! :)

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