capitolo 6

Ben presto arrivò anche il primo giorno di scuola. Ero molto emozionata, a tratti ansiosa, ma fortunatamente Lily mi aveva già ampiamente introdotta nell’ambiente. La piccola scuola si dimostrò ospitale fin da subito e i rapporti con gli altri studenti, grazie al meticoloso lavoro di public relations svolto da Lily, facili da gestire.
Avevo conosciuto gli amici più intimi di Lily, tutti sophomore, tutti di un anno più giovani di me;
riuscivamo a scambiare due parole tra una lezione e l'altra quando ci incrociavamo nei corridoi, oppure nella caffetteria della scuola durante la pausa pranzo, ma per il resto della giornata ero praticamente sola.

Leo ed Ian, invece, seguivano tutti i miei corsi. In tutta onestà avrei preferito avere a che fare con suo fratello Brian, che da subito aveva solleticato il mio interesse ma, volente o nolente, mi ritrovai ad osservare e studiare le abitudini del piccolo di casa Danan.
Era indiscutibilmente un bel ragazzo, sembrava possedere una perfetta coscienza di quello che era e di cosa voleva; sempre padrone della situazione, non aveva mai un momento di insicurezza, di indecisione. Mai uno sbandamento che lo portasse fuori dal binario dell'assoluta perfezione. Contrariamente a quanto mi sarei aspettata era anche incredibilmente dotato a scuola. Dimostrava di possedere una mente brillante ed intuitiva; non era un secchione, al contrario era spesso taciturno e defilato durante le lezioni. Non si metteva mai in mostra volutamente per dar sfoggio delle sue capacità ma, ogni volta che veniva chiamato in causa dall’insegnante, rispondeva prontamente con argomentazioni pertinenti e utilizzando una dialettica estremamente raffinata. Avevo notato uno strano tatuaggio all’interno del suo avambraccio destro; mi era capitato di vederlo durante una lezione di chimica in laboratorio quando, preparandosi ad un esperimento, si era elegantemente arrotolato le maniche della camicia impacchettandole sotto i prorompenti bicipiti. Sembrava una specie di anello, un disegno semplice, di tipo geometrico, ma purtroppo ne conservavo solo un ricordo approssimativo; Ian, contrariamente a quello che avrebbe fatto qualsiasi ragazzo della sua età, non lo metteva mai in mostra volontariamente.
Era quello che viene generalmente definito dai genitori “un bravo ragazzo”: educato, intelligente e preparato. Perfetto in tutto, tranne forse che per il suo comportamento con le ragazze. Aveva un forte ascendente sul gentil sesso e lo sfruttava senza nessuno scrupolo, mostrando scarso riguardo per le malcapitate di turno.
Le prime settimane di scuola trascorsero piuttosto velocemente. Mi trovavo bene nella mia nuova casa, con la mia nuova famiglia e anche a scuola mi ero inserita senza alcuna fatica; i professori erano competenti, disponibili e aperti al dialogo con gli studenti. Il mio vecchio liceo classico, austero e rigoroso, sembrava appartenere ad una vita passata tanto era diverso e lontano.
In quelle settimane avevo ricevuto e spedito email tutti i giorni ai miei vecchi compagni di classe. Trascorrevo molte ore davanti al computer per rispondere a tutti, volevo assolutamente mantenere in vita quel legame di complicità che ci univa, anche se solo telematicamente. Poi, con il passare del tempo, la corrispondenza si era diradata parecchio e dopo il primo mese l’unico che continuava a ricevere mie notizie con regolarità era mio padre.
Ad ogni email allegavo delle foto: i nuovi amici, la nuova casa, il panorama del lago. Desideravo renderlo pienamente partecipe della fantastica esperienza che stavo vivendo ma soprattutto non volevo che si sentisse abbandonato a se stesso.
Tutti i pomeriggi liberi girovagavo per Incline con la mia digitale in tasca. Scattavo foto, più o meno rubate, a tutto ciò che mi circondava e tornata a casa scaricavo tutto il materiale sul mio portatile. Dopo una prima scrematura degli scatti, datavo ogni singola immagine divertendomi a trovare un titolo appropriato per ognuna. Stampavo quelle che più mi piacevano e le attaccavo sul muro della mia camera; giusto per renderla più personale. Dopo un solo mese la parete della mia stanza era completamente tappezzata e il mio archivio telematico davvero invidiabile.
Lo avevo diviso accuratamente per argomenti: avevo un file per le foto degli amici, uno per i luoghi d’interesse, uno per quelle sulla natura, uno per la mia nuova famiglia, uno per la vita ad Incline e infine uno dedicato esclusivamente ai Danan; indiscutibilmente il mio preferito.
Avevo preso l'abitudine di portare la mia digitale anche a scuola per sfruttare tutte le occasioni che mi si presentavano. Ian, frequentando tutti i miei corsi, era un soggetto tanto facile da reperire quanto da fotografare. Avevo messo a punto una strategia che mi permetteva di agire indisturbata: mi sedevo sempre qualche fila dietro di lui per non destare sospetti e quando qualche compagno sospettoso mi faceva il terzo grado sulla mia morbosa passione fotografica, rispondevo sempre con il solito discorsetto preconfezionato: documentare la mia nuova esperienza di vita era una scusa perfetta e ormai ero abituata a ripeterla come un disco rotto.
Nel giro di qualche settimana possedevo già un cospicuo numero di scatti che ritraevano Ian, mentre di Brian non avevo che poche immagini rubate durante una partita di basket di cui non andavo particolarmente orgogliosa. Una lo immortalava di spalle mentre saltava vicino al canestro, una a testa bassa mentre palleggiava e l’ultima mentre sedeva in panchina con il resto della squadra durante un timeout. Nessuna era particolarmente ben fatta e comunque nessuna lo ritraeva in primo piano.
L’unica cosa che mi aveva incuriosito, mentre scaricavo le foto dell’incontro di basket, era quel tatuaggio sul braccio destro che infilava la palla nel canestro. Era identico a quello di Ian: stessa immagine, stesse proporzioni. Forse avevano condiviso quell'esperienza? Forse erano stati insieme a farsi quel tatuaggio? Uno di quei riti che si compiono per ufficializzare lo stretto legame tra due persone. Di solito era una usanza comune tra gli amici, o in una coppia di fidanzati, ma perché no, mi ero detta, forse erano semplicemente due fratelli molto legati.
Qualunque fosse il significato di quel tatuaggio quello scatto aveva smosso la mia curiosità, e anche se non ero soddisfatta né dell'inquadratura né della messa a fuoco, avevo provveduto a stamparla e l’avevo appesa sulla parete della mia stanza senza però riuscire a trovarle un titolo appropriato.

Quel giorno, a scuola, era stata indetta una riunione: Mr.Wilson, professore di storia e letteratura inglese, aveva invitato tutti gli studenti junior e senior a prendere parte all’incontro.
Quando entrai nell’auditorium mi resi subito conto di essere in ritardo; l'aula era gremita. Vidi Leo, Ian, Brian in compagnia dei loro amici seduti in alto tra le ultime file.
«Buongiorno a tutti!» salutò Mr. Wilson sopraggiunto alle mie spalle facendomi sobbalzare e costringendomi a prendere posto tra le sedie rimaste libere in prima fila.
Mr. Wilson era un uomo sulla quarantina, sempre di corsa e trafelato; dentro a quel fisico minuto, quasi gracile, nascondeva una personalità brillante e un grande senso dell'umorismo, ma purtroppo, il timore di perdere credibilità difronte agli studenti, frenava spesso la sua vera indole.
«Vorrei presentarvi Mr.Smokey, il capo della tribù Washoe che risiede nel villaggio di Dresslerville, a sud est di Lake Tahoe» disse cerimonioso, «Questo trimestre sarete impegnati con un lavoro di tipo multidisciplinare, ed è per questo che abbiamo qua con noi oggi anche Mrs. Haywood, la vostra insegnante di scienze e geografia.»
I ragazzi erano composti e in disciplinato silenzio in attesa di delucidazioni. Nell'aula stava salendo una certa curiosità; non doveva essere una consuetudine questo tipo di progetto, pensai, e Mr. Wilson era riuscito facilmente a catturare l’interesse di tutti.
«Per prima cosa darei la parola a Mr.Smokey che vi farà una breve presentazione del progetto e subito dopo, Mrs.Haywood ed io, vi spiegheremo gli aspetti pratici e burocratici dell'intera faccenda» si interruppe un attimo e poi, celebrativo, disse: «Questo progetto è intitolato: Il territorio Washoe tra mito e leggenda. Prego Mr.Smokey, a lei la parola.»
Mr.Smokey, un uomo anziano dai tratti morbidi tipicamente nativi-americani e dall’espressione serena, si avvicinò al microfono: «La storia della tribù Washoe è strettamente legata a quella del bacino di Lake Tahoe da circa 9000 anni, ... ben prima dell’arrivo dell’uomo bianco» specificò con tono fermo e con la sua voce vagamente rauca enfatizzando la sua affermazione, «Questo luogo è stato da sempre il centro spirituale e culturale per la nostra gente. Purtroppo, era collocato esattamente sulla rotta d’immigrazione e su quella dei cercatori d’oro che, verso la fine dell’ottocento, attraversarono il continente da est a ovest diretti verso la California. Questo arrivo massivo di gente bianca cambiò repentinamente e in modo radicale il nostro stile di vita; ma prima di questa occupazione, per svariati millenni, la nostra gente viveva una vita serena, nomade e stagionale, trovando in questa area tutto ciò che le serviva per il sostentamento. Durante l’estate la tribù si trovava nell’area di Lake Tahoe per cacciare, pescare e per raccogliere piante medicinali, radici e bacche per la stagione invernale. L’autunno lo trascorrevano a Pine Nut Mountains. Là si riunivano per la raccolta dei pinoli, considerati un dono della natura al nostro popolo, e celebravano questo momento con delle feste vere e proprie. Durante l’inverno e la primavera erano soliti riunirsi nelle valli a sud-est del lago, nelle attuali Carson Valley, Washoe Valley, and Eagle Valley. Da sempre questo bacino ha rappresentato tutto il nostro universo e, anche oggi, condividiamo con i nostri antenati il desiderio di proteggere Lake Tahoe.» fece una breve pausa schiarendosi la voce, «Quando il mio amico Mr. Wilson mi ha chiesto di aiutarlo in questo progetto, per farvi conoscere la vera storia di questa terra meravigliosa, non ho potuto che accettare con entusiasmo la sua proposta, non solo perché me lo ha chiesto un caro amico,...» disse rivolto a Mr.Wilson, «... ma soprattutto perché considero la trasmissione e la divulgazione della nostra storia, una vera e propria missione.» concluse contraccambiando il sorriso di Mr.Wilson che repentino riprese la parola.
«Dovete sapere che la tribù Washoe si è sempre posta in prima fila per il bene del nostro habitat, hanno saputo combinare la tradizione del passato con le moderne tecniche per la protezione ed il ripristino delle aree a rischio ambientale....»
Gli studenti seguivano le parole di Mr.Wilson con grande interesse. Quel posto in prima fila non mi consentiva di tenere sotto controllo la situazione come ero solita fare, e mi rimproverai di essere arrivata tardi perdendo un'occasione unica per studiare i fratelli Danan assieme. Provai l'impulso di voltarmi indietro per dare una sbirciatina ma con un po' di autocontrollo riuscii a mantenermi saldamente al mio posto.
«...Nel 1978 hanno fondato la Commissione sulla Caccia e sulla Pesca per la conservazione delle specie animali locali e per tutte le risorse naturali in genere. La loro storia millenaria li ha investiti del peculiare ruolo di guardiani del territorio, ed è per questo che riteniamo indispensabile avvalerci della loro conoscenza per questo nostro progetto.»
Tutti applaudirono a lungo e con convinzione. Mr.Wilson, gongolante per il successo, aveva ottenuto l'approvazione generale catturando l'interesse di tutti. Approfittai del momento di agitazione e mi voltai indietro con discrezione. Brian osservava gli oratori rilassato, praticamente spalmato sulla sua sedia. Il braccio sinistro, poggiato sullo schienale della poltroncina di Ian, gli sorreggeva la testa leggermente inclinata.
«Come avrete capito sarete impegnati seriamente in questo progetto. Avrete un incontro settimanale o con me, per la parte storico-letteraria, o con Mrs.Haywood per quella scientifica. Vi saranno illustrati diversi aspetti e argomenti avvalendosi sempre della collaborazione di Mr.Smokey. Abbiamo anche previsto due escursioni, di cui vi parleremo più accuratamente la prossima settimana. Comunque...il vostro compito sarà quello di redigere un articolo sull’argomento che, tenendo conto degli aspetti che andrete via via analizzando, sia il più esauriente e professionale possibile. I lavori verranno valutati da Mrs.Haywood e da me, e FARANNO MEDIA PER IL VOTO FINALE.» aggiunse alzando il tono della voce.
Un mormorio si sollevò dalla sala; mugugni e lamentele di tutti quelli che avevano sperato si riducesse tutto ad una scampagnata per i boschi. Mr.Wilson continuò con tono sarcastico: «Vedo che avete capito che non si tratta semplicemente di una gita scolastica. Inoltre...ci tengo a sottolineare che il progetto più meritevole verrà spedito al National Geographic, il quale si è impegnato a pubblicarlo in una speciale sezione che partirà con il primo numero del prossimo anno, dedicata ai promettenti lavori degli studenti delle High school.» Un coro di voci euforiche e di esclamazioni di stupore si susseguirono nell’auditorium.
«Adesso passiamo agli aspetti pratici.» incalzò Mr.Wilson, «Per facilitare il vostro e il nostro lavoro, in qualità di revisori, abbiamo pensato di dividervi in coppie di lavoro.» nuovi commenti e brusii riempirono la sala. «Aspettate un attimo!» urlò Mrs.Haywood per catturare nuovamente l’attenzione dei ragazzi, «Mr. Wilson ed io abbiamo ragionato a lungo se lasciarvi libertà di scelta sul partner che vi affiancherà in questo progetto oppure …» fece una pausa e prese fiato visto che ormai tutti i ragazzi pendevano dalle sue labbra in assoluto silenzio, «..oppure stabilire noi quali saranno i gruppi di lavoro. Siamo entrambi dell’idea che per tutti voi sarebbe più stimolante lavorare con qualcuno che non conoscete ancora bene. Questo vi offrirebbe maggiori stimoli nel lavoro preparandovi anche per il vostro futuro professionale. Tuttavia questo è un compito difficile anche per noi. Non sappiamo con precisione quali sono i vostri rapporti interpersonali e neppure vogliamo perdere tempo in tale investigazione. Per cui abbiamo deciso di stare alla sorte!» tirò fuori un sacchetto di tessuto rosso e continuò, «Siamo stati fortunati, quest’anno junior e senior sono lo stesso numero esatto, così abbiamo deciso di inserire i nomi dei senior nel sacchetto. Uno alla volta i junior verranno ad estrarre un nome, e da questa estrazione si decreteranno le coppie che lavoreranno insieme per il resto dell'anno.» poi, con aria disincantata, aggiunse: «Ovviamente, via via che avverranno le estrazioni annoteremo i nomi che formano la coppia. Questo per evitare che vi scambiate i bigliettini a vostro piacimento vanificando lo scopo dell'estrazione.»
Il malcontento aveva preso il sopravvento. I primi junior iniziarono a scendere mesti verso la cattedra. Mrs.Haywood si affrettava a scrivere i nomi dei due sorteggiati in una apposita lista, ma solo dopo che Mr.Wilson aveva controllato di persona il bigliettino estratto ufficializzando l'abbinamento. Era una procedura studiata nel dettaglio, non lasciava alcun margine ad iniziative personali volte al raggiro della pura casualità.
Ben presto fu la rassegnazione a prendere campo. Non c’era via d'uscita. Era evidente, la scelta sarebbe stata definitiva.
Ero così distratta a registrare le reazioni di tutti, che non mi ero accorta che eravamo arrivati alla fine del procedimento.
«Abbiamo ancora due fogliettini!» disse Mr.Wilson controllando con la mano dentro al sacchetto «Chi deve estrarre?»
Mi alzai di scatto per riguadagnare tempo e affondai la mano nel sacchetto precedendo di un passo Ian. Mi affrettai a passare il foglietto a Mr.Wilson, «Miss … ???» mi chiese con la fronte corrugata cercando di ricordarsi il mio cognome.
«Alinari.» gli risposi vagamente delusa.
«Camilla Alinari e Louise Barcley!» sentenziò alzando la voce. Stavo tornando al mio posto cercando di visualizzare la mia futura compagna di studi in mezzo a tutte quelle facce sconosciute, quando...
«Ian Danan e Brian Da… Eh no! No, no, così è troppo facile per te!» esclamò ridacchiando Mr.Wilson. Mentre credevo di avere individuato la mia futura partner che mi sorrideva agitando timidamente la mano, sentii la voce di Mr.Wilson che mi richiamava: «Fai cambio con Miss. Alinari. Infondo eravate gli ultimi due ad estrarre, ... questa volta la sorte ha bisogno di un aiutino.»
Mi voltai verso la cattedra e Mrs.Haywood sentenziò ad alta voce: «Quindi, se non sbaglio le ultime coppie per il progetto sono... Ian Danan-Louise Barcley e Camilla Alinari-Brian Danan!»
Il sangue mi si gelò nelle vene. Sentivo il peso del suo sguardo dietro alle mie spalle. Sapevo dove avrei trovato Brian, ma ero quasi paralizzata e non riuscivo a voltarmi. Ian mi passò vicino mentre tornava verso il suo posto guardandomi dall’alto in basso contrariato. Con il cuore in gola feci un respiro profondo e ruotai sulle mie gambe neutralizzate dall’emozione. Brian mi stava fissando. Sostenni il suo sguardo per una frazione di secondo. Lui era calmo, tranquillo, quasi serafico, un accenno di sorriso sull’angolo della bocca. Era una di quelle pose che mi sarebbe piaciuto immortalare con la mia macchina fotografica, pensai, uno scatto perfetto per il mio file sui Danan. Fortunatamente la razionalità prese il sopravvento. Non potevo certo rimanere lì in piedi a fissarlo con gli occhi sbarrati e vitrei come una gazzella impagliata.
Deglutii a fatica e ritornai al mio posto cercando di riconquistare un ritmo respiratorio normale.

2 commenti:

  1. Ciao sei bravissima!!! Non vedo l'ora di leggere gli altri capitoli!!! Continua così!

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  2. wow!!! ho riletto tutti i capitoli uno dopo l'altro, questa storia mi sta coinvolgendo sempre di più. i personaggi sono tutti interessanti e la narrazione è scorrevole.
    non vedo l'ora di leggere il seguito :)

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