capitolo 8


Quella notte non chiusi occhio. Continuavo a rigirarmi nel letto; le immagini della lotta nel bosco dei fratelli Danan si ripetevano incessantemente davanti ai miei occhi. Quando presi finalmente sonno era già mattina; le prime luci dell’alba, amplificate dal riverbero della neve, filtravano dalla finestra rischiarando la mia camera. Riuscii a dormire solo un paio d’ore, mi tirai su dal letto che erano le 7,15. In casa Stewart regnava il silenzio tipico della domenica mattina, dormivano ancora tutti profondamente. Ero decisa a crogiolarmi nel letto ancora qualche minuto quando il mio sguardo cadde accidentalmente sulla macchina fotografica che sbucava dalla tasca del mio giubbotto.

Saltai giù dal letto come una molla e accesi il computer. Collegai il cavetto alla digitale, attesi trepidante che venisse caricata l’immagine iniziale sul desktop e cominciai a scaricare le immagini.
Non mi ero resa conto di averne scattate così tante e impiegai qualche minuto per completare l'intero lavoro.
Alcune erano particolarmente belle e rivederle a schermo intero mi catapultò nuovamente in quel bianco paradiso di pace che avevo vissuto il giorno prima. Mi soffermai solo qualche istante su quelle migliori, ma la curiosità mi spingeva ad affrettare i tempi.
Quando arrivai al filmato finale premetti il tasto play senza alcun indugio.
Avevo sognato e risognato quelle immagini, ripetutamente, tutta la notte, non ne rimasi particolarmente sorpresa, ma il computer mi consentiva di osservare dettagli che la mia mente, offuscata dall’immagine d’insieme, non aveva colto. Misi la registrazione in pausa su un fotogramma e mi soffermai ad esaminarlo. Notai con stupore che anche il maggiore dei Danan, Sean, condivideva con i fratelli lo stesso tatuaggio: braccio destro, medesima posizione, identico disegno.
Quello strano cerchio attraversato da un'asta centrale tornava a infastidire i miei pensieri come il ronzio di un'ape. Sul suo petto però, scultoreo e bianco come alabastro, spiccava un tatuaggio ben più vistoso e interessante.
L’immagine era sfocata, non riuscivo a distinguerla nitidamente, ma sembrava il delicato disegno di un fiore, centrale, proprio sulla linea di convergenza dei pettorali; un contrasto davvero eccentrico e strano.
Mi assalì un dubbio. Mandai avanti il filmato di qualche fotogramma.
Lo stesso tatuaggio campeggiava anche sul petto di Brian e di Ian; identico come un marchio di fabbrica.
Quello che inizialmente avevo pensato fosse solo un segno di fratellanza, d’un tratto iniziò ad assumere una sfumatura sinistra. Possibile che i tre fratelli Danan fossero così uniti? C’era qualcosa di poco chiaro a cui non riuscivo a dare una spiegazione.
Poteva essere il segno di appartenenza ad una banda giovanile, pensai, o peggio ancora, il marchio di una setta. Tutte opzioni improbabili, forse, ma non impossibili.
Rimasi a ragionare per qualche istante senza trovare risposte convincenti., e alla fine premetti nuovamente play per guardare la fine del filmato.
«Oh mio Dio!» alzai inconsciamente la voce «Mi ha vista!»
Tornai indietro di qualche fotogramma, al momento che aveva preceduto la mia repentina ritirata dietro al tronco dell'albero, ed esaminai il filmato al rallenty.
Non avevo dubbi. Anche se l’immagine che avevo bloccato era vagamente sfocata, lo sguardo di Brian sembrava diretto proprio verso di me. Il panico mi afferrò lo stomaco come una morsa. Provai ad ingrandire l’immagine, ma non facevo che peggiorarne la qualità.
«Oh mio Dio!» continuavo a ripetere in agitazione. Come potevo presentarmi a lui l'indomani mattina per il progetto Washoe? Non potevo certo confessare di averlo spiato mentre compiva quello strano rituale nel bosco assieme ai suoi fratelli. Forse, pensai, non mi aveva vista, forse era solo una mia impressione, forse mi ero solo lasciata suggestionare. Del resto l’immagine era così sfocata da risultare davvero poco attendibile. Trascorsi il resto della domenica nel dubbio, ma alla fine presi una decisione: era meglio far finta di niente.

«Ciao Camilla!» la voce di Leo mi sorprese alle spalle mentre aprivo il mio armadietto.
«Ciao Leo, come va?» gli chiesi retorica.
«Piuttosto bene direi, mi diverto un sacco in questo posto.» fece una pausa guardandosi attorno soddisfatto, «Non avrei mai pensato che una dimensione così piccola, come quella di Incline, potesse calzarmi così bene. E’ tutto cosììì … normale, familiare, tutto così … prevedibile!» si passò la mano tra i capelli e aggiunse: «Tu che ne pensi?»
Mi soffermai un secondo a pensare a quanto poco normali e prevedibili mi erano sembrati gli ultimi avvenimenti a cui avevo assistito ma, trascurando le mie perplessità, risposi: «Sì … in un certo senso … credo di capirti. … E con i Danan? Come ti trovi?» aggiunsi incuriosita.
Leo mi sorrise radioso, «Non potevo sperare in niente di meglio! Sean è un tipo veramente simpatico, ma purtroppo lo vedo solo il fine settimana. Sai, studia all’Università di Reno. Ian e Brian sono più che fratelli, sono sempre disponibili con me. Ogni tanto vanno a trovare dei loro parenti a sud di Lake Tahoe e mi lasciano perfino casa libera! Che vuoi di più?» aggiunse soddisfatto.
Mi toccò la sciarpa che portavo al collo e attaccò sornione: «Potremmo uscire insieme uno di questi giorni! Che ne dici di venerdì?»
Non mi aspettavo tanta intraprendenza, «Beh vediamo,… magari ne riparliamo a metà settimana?» riuscii a farfugliare.
Il suono della campanella, mai così provvidenziale, interruppe la conversazione annunciando l’inizio delle lezioni.
«Dobbiamo andare da Mrs.Haywood per il progetto Washoe; vuoi una mano con i libri?» mi sollecitò galantemente.
«No grazie ce la faccio da sola.» risposi repentina temendo che potesse travisare quella minima concessione.
Ci avviammo lungo il corridoio facendoci largo tra la massa di studenti che tornavano frettolosamente alle loro classi e in breve arrivammo all’auditorium. Leo raggiunse il suo compagno di studi che si sbracciava dalla terza fila, ed io cominciai a perlustrare l’ambiente in cerca di Brian.
Lo individuai subito. Era seduto in alto, come la settimana passata, mi guardò accennando un mezzo sorriso con l’angolo sinistro della bocca ed io mi feci coraggio e lo raggiunsi.
«Salve io sono Camilla, ci siamo già conosciuti al falò sul lago, non so se ti ricordi?» feci il mio discorso tutto d’un fiato cercando di mascherare l’imbarazzo.
«Già … il lago…» sospirò serio, «piacere di conoscerti.» e indolente si allungò per stringermi la mano, «Io sono Brian!»
Le nostre mani si sfiorarono solo per un attimo, ma quel breve contatto m’impressionò. Non era la solita scarica elettrica che avevo sperimentato in passato decine di volte, quando con gli amici ci divertivamo a sfregare le mani sulla lana per caricarle elettrostaticamente; non era solo quello, c'era molto di più.
Ritirammo le mani indietro, contemporaneamente, scambiandoci un’occhiata circospetta.
Mi sedetti alla sua destra ed iniziammo a seguire la lezione.

«Lake Tahoe, con i suoi 501 metri, è uno dei laghi più profondi di tutti gli Stati Uniti,» cominciò Mrs.Haywood, «secondo solo all’Oregon Craters Lake. E’ situato ad una altitudine di 1900 metri, ha una superficie di 495 km quadrati, e una costa di 116 km. Gran parte del suo fascino deriva dall’essere circondato da picchi che si ergono maestosamente per più di 900 metri sulle sue acque,...»
Brian aveva assunto la solita posizione svogliata aderendo comodamente allo schienale della sedia. Le lunghe gambe, leggermente divaricate, sfioravano con le ginocchia la fila davanti, il braccio sinistro, poggiato sul sedile di fianco, sosteneva la testa leggermente inclinata verso di me. Mentre mi affannavo a scrivere velocemente tutti gli appunti sul quaderno non riuscivo ad ignorare la pressione del suo sguardo. Mi sentivo osservata e vagamente a disagio.
«…contrariamente a quanto viene spesso creduto Lake Tahoe non è di origine vulcanica,» continuò a spiegare Mrs.Haywood, «…il bacino di Lake Tahoe si è formato circa 5-10 milioni di anni fa in seguito all’innalzamento e all’abbassamento delle terre dovuto allo scorrimento delle faglie, tra la zolla pacifica e quella nordamericana. Queste incredibili forze cominciarono a far inclinare il blocco della Sierra Nevada. Come risultato si svilupparono…»
Scrivevo tutto ossessivamente continuando a sentirmi esaminata dai suoi occhi impenetrabili. Quella situazione mi stava esasperando. Mi voltai di scatto: «Tu non li prendi gli appunti?» gli chiesi acida.
Brian mi guardò coprendosi il sorriso con la mano destra, «Ho una memoria di ferro!» mi rispose piano.
Ero stizzita e affascinata allo stesso tempo. C’era in lui qualcosa di enigmatico che, indubbiamente, mi attraeva ma quell’aria da sbruffone mi faceva impazzire, era insopportabile.
«PIÙ TARDI,...» alzò la voce Mrs.Haywood continuando la spiegazione, «..circa due milioni di anni fa, l’attività vulcanica svolse un ruolo chiave rimodellando il paesaggio della regione …»
Lo fulminai con lo sguardo.
«Non penserai mica di far lavorare soltanto me per questo progetto, vero?» gli chiesi palesemente infastidita dalla sua risposta.
«MISS ALINARI!» mi richiamò l’insegnante alterata, «Sarebbe così gentile da consentirmi di continuare la mia lezione in silenzio? Può discutere l’argomento con il suo compagno di studi dopo che la lezione sarà terminata!»
Si voltarono tutti verso di noi ed io mi sentii avvampare le guance.
«Mi scusi Mrs.Haywood, credo che sia mia la colpa.» intervenne prontamente Brian per niente imbarazzato.
«Perfetto!» sbuffò l’insegnante spazientita per la perdita di tempo e di concentrazione, «Vedo che avete già un ottima intesa, speriamo almeno che vi serva per svolgere un buon lavoro di squadra!»
Un coro di risate si alzò dall'auditorium spezzando la tensione, ed io mi voltai a guardare Brian incuriosita. Era stato gentile ad assumersi le sue responsabilità, pensai; osservai i tratti distesi del suo viso e mi accorsi che non gli era costato nessuno sforzo. Aveva agito d’istinto, senza calcoli, senza premeditazione, e questo, a mio parere, denunciava una buona natura.
La spiegazione sulle origini del lago continuò per il resto della lezione. Avevo preso pagine e pagine di appunti e il polso della mano destra si era intorpidito. Quando mi fermai per stimolare l’articolazione indolenzita con la mano sinistra, Brian mi afferrò delicatamente la mano tirandola verso di sé.
Presa in contropiede non ebbi il tempo di reagire, assecondai il suo movimento senza opporre alcuna resistenza. Mi abbandonai sulla sedia incredula e diffidente in attesa del solito commento pungente.
Brian mi guardò serio e senza dire una parola prese a massaggiarmi il polso sotto il banco con entrambe le mani. Erano calde e morbide. Le sue dita si muovevano sicure descrivendo piccoli cerchi sul mio polso. La mia mano sembrava così piccola tra le sue.
Alzai lo sguardo in cerca dei suoi occhi, ma Brian sembrava totalmente assorto nei suoi pensieri e non mi contraccambiò. Dopo qualche minuto mi osservò cupo, le sopracciglia leggermente corrugate, e mi riconsegnò la mano poggiandola sul bracciolo della mia sedia. Freddo e distaccato come se mi avesse appena riconsegnato una penna raccolta da terra.
«Vorrei concludere questa lunga spiegazione scientifica con qualcosa di più poetico,…» esclamò Mrs.Haywood sfogliando velocemente le pagine di un libro, «...ecco qua. Vorrei leggervi la descrizione di Lake Tahoe fatta da Mark Twain che, durante la sua vita, vi soggiornò per un lungo periodo.» fece una seconda pausa aspettando che ci fosse silenzio.

Tre mesi di campeggio sul lago Tahoe farebbero tornare perfino una mummia egiziana al suo antico vigore, e le procurerebbero una fame da coccodrillo.
L’aria su tra le nuvole del cielo è molto fine, pura, tonificante e profumata.
E perché non dovrebbe esserlo dal momento che si tratta della stessa aria che respirano gli angeli?”

Gli angeli ... Pensai alle mie foto scattate nel weekend. Io stessa lo avevo definito un bianco paradiso. Se mai un angelo fosse dovuto scendere sulla terra, quello era il posto giusto.
«Okay ragazzi, la lezione è finita!» sentenziò Mrs.Haywood, «Meditate su questa citazione di Mark Twain, ... siamo davvero fortunati a vivere in questo paradiso terrestre. Vi rimane qualche minuto, ... prendete accordi con i vostri colleghi e per la prossima settimana fate un po’ di ricerche. Iniziate a stendere una bozza sugli argomenti che abbiamo trattato.»
Nel trambusto degli studenti che uscivano dall’aula, mi rivolsi a Brian: «Quando fissiamo per lavorare? Ti può andar bene ...diciamo...mercoledì?»
Si spostò verso di me, i gomiti sulle ginocchia e le mani incrociate a sorreggere il mento. Gli occhi erano indecifrabili, ma il suo viso era luminoso, delicato, spolverato da una spruzzata di innocenti efelidi color nocciola che mal si intonavano all’atteggiamento da duro che si ostinava a sfoggiare.
«Ho gli allenamenti di basket il mercoledì» rispose calmo.
«Facciamo giovedì?»
«Anche il giovedì!»
«Okay, alloraaa ... quand’è che sei libero?» gli domandai rendendomi disponibile alla trattativa.
«L’hai preso proprio sul serio questo lavoro, non è vero? Non potrebbero bastare tutti gli appunti che hai scritto oggi?» mi rispose sarcastico.
Aggrottai le sopracciglia visibilmente scocciata.
«Okay scherzavo, scherzavo! Facciamo venerdì, dopo gli allenamenti.» riprese svelto, «Sempre se per te va bene naturalmente?»
«Perfetto!» mi affrettai a rispondere sistemando i libri nello zaino, «Dove ci vediamo?»
«Facciamo a casa mia,...» rispose scendendo le scale, «...Leo sarà felice di rivederti.» concluse senza voltarsi indietro.
Non avevo capito il senso dell’ultima affermazione, ma feci finta di niente e continuai a raccogliere le mie cose.
«Ah! Quasi dimenticavo,...» esclamò d'un tratto catturando la mia attenzione. Lo guardai risalire la scala mentre estraeva qualcosa dalla tasca del giubbotto. Mi si avvicinò all'orecchio sussurrando: «...c’è molta neve sul sentiero che porta a casa nostra, potrebbero farti comodo venerdì.» concluse poggiando i miei guanti sul banco.
Rimasi senza parole. Fissavo i miei guanti senza trovare il coraggio di alzare lo sguardo. Brian ridiscese lentamente le scale e guadagnò l’uscita.
 

3 commenti:

  1. Brian comincia proprio a piacermi, nonostante sia il più enigmatico tra i fratelli... io faccio il tifo per lui! anche Leo però è intrigante...
    chissà quante sorprese ci riserveranno i prossimi capitoli, spero non ci farai aspettare tanto ^_^

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  2. Bellissimo capitolo!!!! Sempre più interessante.. E guarda un pò chi ha iniziato a parlare?!?!?! Inutile dire che aspetto di leggere il tuo prossimo capitolo, e poi sei proprio ingiusta con quelle mini anticipazioni che lasci... ;)

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  3. Perchè non riesco a recensire con il mio nome?? E invece con anonimo si?!? Uff Comqunque quel commento è mio!
    Giangina

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