capitolo 10

♫(click tasto destro): 'Oltremare' by Ludovico Einaudi

Quella stessa sera Lily tornò dal cinema e si precipitò nella mia camera più smaniosa del solito, era assolutamente intenzionata a ricevere un rapporto circostanziato sul pomeriggio che avevo trascorso con Brian. Mi sottopose ad un vero e proprio terzo grado mettendo a dura prova le mie innate capacità elusive.
Le mostrai tutte le foto scattate a casa Danan, focalizzando l'intera conversazione su quell'abitazione strepitosa e alla fine, frastornata dalla descrizione minuziosa di tutti gli ambienti che le avevo propinato per più di mezz’ora, rinunciò a farmi domande più personali.
Come al solito non ero in vena di confessioni e Lily, che aveva imparato a conoscermi piuttosto bene, non poté far altro che prenderne atto.


Quel fine settimana fu il più lungo della mia vita. Il tempo si dilatava a dismisura. Non facevo che pensare a Brian. Quando dormivo, quando mangiavo e perfino quando parlavo con la mia famiglia; la mia bocca era scollegata dal cervello, come se non ci fosse nessuna relazione, come se appartenessero ad entità distinte e separate.
Fin dal primo giorno che lo avevo conosciuto, Brian era sempre stato circondato da un'aura di mistero, ma più tempo trascorrevamo assieme e più il mistero si infittiva.
La mia mente cercava di formulare spiegazioni razionali agli strani avvenimenti a cui avevo assistito ma, nonostante i miei sforzi creativi, non riuscivo mai a venirne a capo. Nel profondo sentivo sempre più intensamente il presentimento di qualcosa di arcano; 'qualcosa ' stava per accadere nella mia vita, ne ero sicura.
Trascorsi il week end profondamente scossa e tormentata ma, in qualche misura, inspiegabilmente soddisfatta. Percepivo con chiarezza che tra me e Brian si era stabilita una connessione, e il solo fatto di tenerla nascosta agli altri mi riempiva l’immaginazione di strane fantasie. Era una sensazione in qualche modo pericolosamente gratificante.


Era lunedì mattina, il giorno della riunione per il progetto Washoe. Sapevo che avrei trascorso del tempo con Brian e non stavo più nella pelle.
«Ciao Camilla!» mi sentii chiamare dalla voce di Leo mentre raggiungevo l’auditorium.
«Ciao! Come va?» risposi continuando a camminare e costringendolo ad uniformare il suo passo al mio.
«Tutto a posto, … a parte il fatto che non sei neppure passata a salutarmi venerdì sera quando te ne sei andata.» mi rimproverò, «Stavo guardando la televisione in soggiorno e non ti ho vista neppure passare.»
«Beh sì, … effettivamente siamo passati dal bosco,sai … ero in ritardo e Brian mi ha mostrato una scorciatoia.»
«Ah, ... capisco.» abbassò gli occhi rassegnato.
Continuammo a camminare di fianco, in silenzio, e alla fine entrammo nell'auditorium. Il mio sguardo lo perlustrò come uno scanner; Brian non c’era.
Leo si sistemò vicino ai suoi amici che gli avevano serbato un posto, ed io proseguii verso le ultime file dove, la settimana precedente, avevo seguito la riunione con Brian. Organizzai le mie cose sul banco e rimasi in attesa.
«Buongiorno a tutti!» esordì Mr.Wilson, «Oggi parliamo di storia, di miti e di leggende legate a questo territorio, …»
Iniziai a prendere appunti, tenendo sotto controllo la porta d’ingresso: Brian era in ritardo.
«La tribù dei Washoe è sempre stata unica nel suo genere. Si è sempre distinta per la sua peculiare riservatezza, e per il suo viscerale attaccamento al bacino di Lake Tahoe. Le leggende del popolo Washoe sono numerosissime, rappresentano un vero e proprio patrimonio. Sono state tramandate di generazione in generazione, fino ai nostri giorni. Tanto per rompere il ghiaccio vorrei iniziare con una che trovo particolarmente suggestiva, e che ci aiuta a capire meglio questo legame, quasi sacro, che la tribù Washoe ha stabilito con questo territorio.» fece una pausa e si schiarì la voce, «Narra la leggenda che il creatore, o Spirito Supremo, distribuì i semi dell’umanità sulla terra. Quando ebbe finito gli rimase una manciata di semi e, siccome tutte le aree erano ormai assegnate, decise di consegnare ai Washoe il luogo che aveva preservato per se stesso, Lake Tahoe. Sapeva che loro avrebbero protetto quel posto speciale al costo della loro stessa vita. E così è stato: per oltre 9000 anni, circa 400 generazioni, Lake Tahoe è stato il centro della vita dei Washoe...”
Mentre Mr.Wilson continuava con la sua lezione, enfatizzando certi passaggi da perfetto oratore, io mantenevo il contatto visivo con la porta dell’aula.
«....la religione dei Washoe è di tipo animista. L’idea centrale è che le anime e gli spiriti esistono negli uomini così come negli animali, nelle piante e in tutte le altre entità viventi. Le leggende ci vengono in aiuto per illustrare alcuni aspetti delle loro credenze religiose. Alcune sono antichissime, come quella della creazione della tribù, alcune più recenti. Ad esempio, quando nel 1800 iniziarono ad arrivare i primi uomini bianchi, attratti verso ovest nella corsa all’oro, si dice che, il Grande Spirito mandò in loro soccorso, per difendere Lake Tahoe, degli spiriti dalle sembianze umane. Secondo gli anziani questi spiriti della natura si mischiarono agli uomini bianchi per aiutare il popolo Washoe a salvaguardare l’ambiente.»
Mr. Wilson fece una breve pausa per bere un sorso d’acqua, «Mr.Smokey! Vuole continuare lei con il racconto della leggenda?»
Tutti gli studenti pendevano dalle sue labbra.
«Si narra che questi spiriti giunsero dal cielo.» esordì Mr.Smokey con la sua voce bassa e gutturale, «Erano esseri dotati di una bellezza sovrannaturale, talmente estasiante, da risultare per gli uomini persino pericolosa, in certi frangenti. Erano avvolti da un alone di mistero. Sembrava che non provassero un odio o un amore particolare verso la razza umana, ma diventavano molto cattivi nel momento in cui l’uomo diventava cattivo verso la Natura. Erano ritenuti dalla mia gente, degli esseri quasi perfetti, dotati di immensa saggezza e coraggio. Le loro percezioni erano sviluppatissime, riuscivano a muoversi confondendosi nell’ambiente circostante, e non lasciavano traccia alcuna del loro passaggio. La loro vista ed il loro udito erano particolarmente sviluppati, rendendoli in grado di ascoltare ciò che in molti non riescono ad udire, e di vedere anche in situazioni di oscurità quasi totale...»
Il mio cuore prese a battere così forte che pensai che qualcuno potesse accorgersene. Nella mia mente mi apparvero gli occhi luminosi di Brian che luccicavano come stelle nel buio della notte.
Mi voltai verso la porta. Ian stava guadagnando l’uscita, ma di Brian non c’era traccia.
«Avevano un particolare rapporto con la Natura» continuò Mr.Smokey, «...essendo a conoscenza delle energie magiche che da essa scaturiscono, erano in grado di vivere in perfetta simbiosi con tutti e 4 gli elementi: acqua, aria, fuoco e terra. Da queste forze elementari, traevano un immenso potere...»
Nell’auditorium regnava il silenzio assoluto.
«Questi Spiriti vivevano nei boschi, nelle foreste, nelle valli nascoste, ovunque la natura regnasse incontrastata. Secondo il mio popolo si mischiarono all’uomo bianco come infiltrati, per poterlo controllare meglio. Si dice e ci piace pensare che ancora oggi vivono tra di noi e vegliano sul Lake Tahoe.»
Un brusio riempì la sala. Il potere evocativo della leggenda narrata, aveva suscitato curiosità e interesse in tutti. Per la prima volta il mio cervello cominciò a sistemare con una certa logica tutti i pezzi del puzzle che frullavano nella mia testa da giorni. In qualche modo quel racconto aveva aperto un varco, suggeriva spiegazioni inattese a tutti i miei dubbi, ma la mia razionalità non cedeva di un passo.
Come era possibile pensare di condividere il mio progetto scolastico con uno Spirito superiore?
Eppure ... risuonava nella mia mente la voce calma e suadente di Mr.Smokey: bellezza sovrannaturale... percezioni sviluppatissime... simbiosi con gli elementi della natura.
Mi bastò chiudere gli occhi per vedere il volto di Brian, bianco, etereo, e quello sguardo freddo e distaccato. I capelli lunghi e biondi sui lati del viso, raccolti dietro le orecchie. Era, senza ombra di dubbio, di una bellezza non comune.
Ripensai a quella casa immersa nel bosco, un tutt’uno con la natura, e poi...i suoi occhi...
«Hey, mi sono perso qualcosa?»
Brian era alle mie spalle; scavalcò silenziosamente lo schienale e prese posto accanto a me. Doveva essere passato dall’uscita di sicurezza che si trovava in alto in fondo alla sala.
«Niente di particolare, solo un mucchio di storie.» mi affrettai a rispondergli minimizzando il mio imbarazzo.
Voltai velocemente la pagina del mio quaderno dove avevo annotato i miei pensieri e tornai ad ascoltare la lezione con ritrovato interesse.
«Quest’oggi volevamo anche parlarvi della nostra prima uscita.» riprese Mr.Wilson, «La prossima settimana abbiamo programmato una gita a SugarPinePoint StatePark. Ci immergeremo nella natura per due giorni, e Mr.Smokey ci illustrerà come i Washoe si muovevano su questo territorio, ben prima dell’avvento degli uomini del vecchio continente. Sonderemo molti degli aspetti legati al rapporto dei nativi con l’ambiente, e pernotteremo al General Creek Campground.»
Il chiacchiericcio dei ragazzi rimbalzava nella sala disordinatamente, Mr.Wilson alzò la voce per richiamare l’attenzione.
«OVVIAMENTE anche se siamo ancora lontani dall’inverno, come certo vi sarete resi conto dall’ultima nevicata, la temperatura può essere assai rigida anche in ottobre. Stiamo tenendo d’occhio le previsioni meteo e sembra che ci sarà qualche nevicata anche nelle prossime settimane. Per cui, prestate la massima attenzione quando preparerete il vostro bagaglio. L’abbigliamento adeguato non è un optional!»
Le voci dei ragazzi si fecero ancora più irrequiete. L’emozione, provocata dall’annuncio dell’imminente gita, si era diffusa a macchia d’olio, e tutti erano ormai impegnati a pianificare l’evento con gli amici.
Del resto condividere esperienze, al di fuori della scuola, era, da sempre, l’aspetto più emozionante e imprevedibile per gli studenti. Anche i professori sembravano più disinvolti e sciolti al di fuori dell’ambiente scolastico.
«Tu non prendi accordi con le tue amiche per la sistemazione in tenda?» mi pungolò Brian.
«Non ho ancora delle vere e proprie amiche in classe. E’ passato poco più di un mese da quando è iniziata la scuola. Lily mi ha fatto conoscere tutti i suoi amici, ma sono di un anno più giovani, quindi...non ci saranno!» alzai le spalle rassegnata.
«Ti inviterei volentieri ad unirti a noi,...» si voltò verso un gruppetto di ragazzi, qualche fila più sotto, tra i quali riconobbi Leo e Ian, «...ma ... forse non sarebbe appropriato, tu che ne dici?.» aggiunse sarcastico.
«Credo che riuscirò comunque a trovare una sistemazione adeguata. Non preoccuparti.»
«Ne sono sicuro.»
«Okay ragazzi riprendiamo la lezione.» urlò Mr.Wilson. «Parliamo adesso delle cerimonie della raccolta...»
Mentre ascoltavo la lezione lanciavo qualche sguardo furtivo a Brian con la coda dell’occhio. Era calmo e composto come sempre. I suoi occhi spaziavano nella classe da una direzione all’altra senza mostrare nessun interesse particolare. D'un tratto si sporse in avanti, abbandonando la sua solita posizione indolente, e si tirò su le maniche della maglia lasciando generosamente scoperto l’avambraccio e il tatuaggio che lo decorava.
Senza riflettere, guidata dal puro istinto e da una smisurata curiosità, gli afferrai la mano destra. I suoi grandi occhi mi fissarono increduli. Forse avevo oltrepassato il limite dell’intraprendenza consentita, pensai.
Avvertii come sempre una sorta di formicolio ma non abbandonai la presa. Brian lasciò che poggiassi il suo braccio sulle mie ginocchia senza opporre resistenza. Voltai delicatamente la sua mano per rendere visibile la parte interna del suo avambraccio.
Quando capì che stavo osservando il suo tatuaggio mi osservò sospettoso.
Ricalcai con l’indice il disegno di quello strano anello sfiorandogli delicatamente il braccio. Avevo già visto e rivisto quel disegno nei miei scatti fotografici, ma sulla sua pelle bianca e caldissima il colore nero del tatuaggio risaltava nitidamente come se fosse in rilievo.
Alzai lo sguardo. Brian mi stava fissando, muto.
«E’ uno strano disegno, cosa vuol dire?» gli chiesi sottovoce per non disturbare la lezione.
«E’ solo un disegno. Mi piaceva.» disse secco. Poi sorridendo aggiunse: «Se mi vuoi stringere la mano non c’è bisogno che ti inventi delle scuse!»
Avevo imparato a decifrare quel sorriso. Ogni qualvolta si sentiva a disagio tentava di minimizzare la sua insicurezza giocando la carta dell’ironia. Lo guardai dritto negli occhi e replicai decisa, «Se mai volessi farti delle avances, ti assicuro che te ne accorgeresti.»
Sfoderai il migliore dei miei sguardi ammaliatori e feci scivolare la mano dall’avambraccio lentamente nella sua. Le nostre dita si intrecciarono seguendo un riflesso incondizionato.
Una scossa fortissima mi attraversò il corpo, lasciandomi senza respiro. Ci separammo all’istante guidati dal puro istinto di sopravvivenza, ci allontanammo d’impulso per non farci del male, come si rifugge una fiammata improvvisa.
Eravamo entrambi visibilmente scossi.
«Cosa è stato?» trovai il coraggio di chiedere sottovoce. Brian si teneva la mano sinistra sul petto e mi osservava accigliato e immobile.
«Brian ti senti bene?»
Distolse lo sguardo e si ricompose facendo un lungo respiro. Poi, con gli occhi bassi, rispose, «Bene, bene, ... tutto bene.»
Poggiò i gomiti sulle ginocchia, si prese la testa con entrambe le mani, e rimase a capo chino.
Mi sentivo incredibilmente a disagio, il cuore mi batteva forte, il respiro era corto e affannoso, alzai lo sguardo ricercando nell'aula il contatto con la realtà che avevo smarrito, ma inaspettatamente incrociai gli occhi glaciali di Ian. Si trovava due file più avanti, accanto alla sua compagna di studio per il progetto Washoe, ma era voltato all’indietro e mi fissava truce.
La situazione stava diventando ingestibile. Mi sembrava di avere a che fare con qualcosa di surreale. Nella mia testa immagini di Brian si alternavano alle parole di Mr.Smokey in un vortice continuo. Flashback dei nostri incontri si susseguivano senza sosta.
Avevo bisogno di aria fresca, dovevo uscire. Raccolsi quel poco di lucidità che mi rimaneva, e scrissi sul mio quaderno:

Ci vediamo venerdì.
Questa volta facciamo a casa mia.
Scusa!

Strappai velocemente il foglio e lo ripiegai svelta. Mi alzai di scatto e lo poggiai sul banco, proprio sotto ai suoi occhi. Scavalcai lo schienale della sedia e raggiunsi rapidamente la porta antincendio.
Fuori l’aria era fresca e pulita, rimasi qualche minuto con le spalle poggiate alla porta respirando profondamente. La mia mente cominciava a liberarsi da quel groviglio di pensieri e alla fine, poco alla volta, ripresi il controllo delle mie emozioni.







3 commenti:

  1. che bello! Brian è sempre più misterioso e affascinante... e la nostra protagonista immagino che farà di tutto per scoprire il segreto :)
    complimenti per la scelta dei brani, mi sono piaciuti tutti e li ho trovati azzeccati all'atmosfera dei capitoli!

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  2. Mi è piaciuto tantissimo anche questo capitolo, sto già smaniando per leggere il prossimo.. La scena delle mani, del tatuaggio è stata bellissima.. :D Bravissima come sempre.. :D

    Giangina

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  3. questa storia mi piace sempre di più...

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