capitolo 11


La settimana trascorse lentamente; il tempo sembrava un'entità malleabile e indefinita. Quello che era accaduto durante l'ultimo incontro con Brian mi aveva talmente scossa che temevo gli effetti di un nuovo confronto e non sentivo alcun desiderio di rivederlo.
Tentavo con tutte le mie forze di allontanare quel ricordo dai miei pensieri e la compagnia di Leo e del suo gruppo di amici si dimostrò un ottimo diversivo. Mi schernivano continuamente per la mia ormai rinomata scontrosità e per i miei inseparabili occhiali a specchio, ma si dimostrarono aperti e disponibili, impegnandosi a farmi ridere a turno in una sorta di ridicola competizione.
L’unico che manifestava distacco e indifferenza nei miei confronti era Ian, il piccolo di casa Danan. Talvolta coglievo il suo sguardo sprezzante in mezzo al gruppo, sembrava che avesse subito chissà quale torto e che nutrisse un profondo rancore nei miei confronti, ma mi ero imposta di non lasciarmi condizionare da nessuno, tanto meno dall'incomprensibile quanto ingiustificato livore che leggevo nei suoi occhi. Forse non c’era nessuna compatibilità tra me e i Danan, continuavo a rimuginare, nessuna misteriosa alchimia.


 

Era giovedì pomeriggio ed eravamo come al solito riuniti all’uscita di scuola.
«Che ne dite se domani ce ne andiamo a pattinare alla South Tahoe Ice Arena?» suggerì uno degli amici di Ian.
«Perché no! Bisogna fare il conto delle auto e di quanti posti disponibili abbiamo!» esclamò Tian euforico prendendo subito l'iniziativa, «Allora, chi viene?» iniziò a fare i conti, «Io posso prendere la macchina di mia madre, Nadine ha la sua e fanno 10 posti, poi … vediamo quanti siamo! Uno, due, tre, …» cominciò a contare i ragazzi che si trovavano lì riuniti.
«Voi venite?» chiese rivolgendosi a me e a Lily che mi stava accanto.
«Beh non saprei, ...» risposi titubante, «...in realtà avevo un mezzo impegno per domani pomerigg- »
Lily mi tirò una gomitata al fianco. Mi voltai a guardarla: era elettrizzata per quell’invito inaspettato. Uscire con il gruppo dei senior per una ragazza del secondo anno era un'occasione imperdibile, quasi come vincere la lotteria. Indugiai sul suo sguardo supplichevole e aggiunsi: «...forse, dopotutto.... potremmo venire anche noi».
«Hey Ian! Tu e Brian potete prendere il vostro pickup, sono sempre tre posti in più!»
«Questa settimana non è disponibile,…» rispose freddo lanciandomi un’occhiataccia, «Brian è partito, è a Reno da lunedì. Non so neppure quando farà ritorno».
Sentire pronunciare il suo nome fu come pungersi con uno spillo; mi ritirai indietro istintivamente e abbassai lo sguardo schivando intenzionalmente gli occhi di Ian.
Ecco perché era stato così facile non incontrarlo per tutta la settimana, pensai. Era partito lunedì dopo quello strano quanto incomprensibile contatto. Ma che ci faceva a Reno?
«Ci serve un’altra macchina. Siamo in quindici!» concluse Tian impegnato a cercare una soluzione.
«Posso sentire se mio padre mi presta la sua!» esclamò Matt senza troppa convinzione, «Il venerdì di solito gioca a bridge con gli amici, credo cheee... non farà problemi».
«Perfetto!» concluse Tian soddisfatto. «Ci troviamo qui versooo … facciamo le cinque? Puntuali! Prima andiamo a pattinare e poi mangiamo un boccone tutti insieme! Prima di mezzanotte saremo di ritorno a casa».
Il gruppo si sciolse rapidamente. Lily era così emozionata che camminava un palmo da terra. Nel tragitto da scuola a casa mi tempestò di domande sui ragazzi della comitiva che non conosceva. Pretendeva un resoconto dettagliato su ognuno di loro ma, ahimè, non riuscii a soddisfarla neppure lontanamente. Molti dei senior erano fratelli o sorelle maggiori dei suoi compagni di classe, e le sue conoscenze indirette si dimostrarono di gran lunga superiori alle mie.
Mi sentivo sollevata; l'idea di godermi uno spensierato pomeriggio assieme ai miei nuovi amici, senza il pensiero e le preoccupazioni di un eventuale confronto con Brian, mi rendeva incredibilmente serena. Leo mi avrebbe certamente tenuto compagnia facendomi ridere come al solito e questo era tutto ciò che mi aspettavo da quella serata.

Il venerdì, subito dopo pranzo, Lily ed io ci congedammo frettolosamente. Avevamo messo al corrente gli Stewart del nostro programma per la serata e loro, dopo una serie interminabile di raccomandazioni, ci avevano dato l’okay ad un'unica condizione: non dovevamo perderci di vista per nessuna ragione, vegliando l’una sull’altra come brave sorelle.

«Cosa ti metti di bello?» mi chiese Lily su di giri.
«Hmmm credo che un bel paio di jeans siano perfetti per pattinare» risposi compiaciuta sapendo di contrariare lo spirito modaiolo di Lily.
«Dai Camilla! Perché non ti lasci un po’ andare? Mettiti qualcosa di diverso, tanto per cambiare!»
«Vediamo, … posso fare uno sforzo e mettermi questo bel maglioncino d’angora bianco scollato sul dietro, che ne dici?»
«Wow sexy! È perfetto!»
«Okay vada per il maglioncino, ma i jeans non si toccano!»
«Va bene mi arrendo, per ora! Ma vedrai che prima o poi riuscirò a farti vestire come dico io!»
Restammo un paio d’ore a ridere e scherzare in camera sua; Lily si impegnò al massimo per domare la mia selvaggia massa di riccioli, li raccolse accuratamente con uno dei suoi fermagli che da quando si era tagliata i capelli non usava più, e alla fine mi convinse anche a truccarmi un po’.
Odiavo il makeup troppo forte, non mi sentivo a mio agio ad impiastricciarmi il viso. Dopo una lunga trattativa con Lily ci accordammo per un po’ di mascara e un rossetto rosso mattone che, a suo parere, mi stava divinamente.
Alle 4,15 eravamo già pronte.
«Aspettiamo ancora una decina di minuti e poi andiamo, non vorrai mica arrivare troppo presto all’appuntamento?» mi rimproverò Lily ansiosa.
Mi alzai per cambiare il CD e in quell'istante suonò il campanello.
«Vado io deve essere papà che si è dimenticato le chiavi della macchina». Schizzò via dalla camera come una cavalletta, tanta era l'adrenalina che aveva in circolo, ed io rimasi ad aspettarla assorta nelle mie valutazioni musicali.
Ero combattuta tra un classico del rock o qualcosa di più attuale e commerciale, Lily aveva un assortimento talmente vasto che la scelta si rivelò assai complicata. Conoscevo solo una piccola parte di quei nuovi cantanti americani e alla fine mi ritrovai tra le mani il CD dei Metallica, una delle band preferite da mia madre. Osservavo nostalgica la copertina quando...
«Camilla! C’è qualcuno per te!»
La voce inspiegabilmente tremante di Lily richiamò la mia attenzione, mi voltai verso la porta della sua camera.
Brian era accanto a lei, calmo e statuario; avanzò di un passo verso l’interno della stanza e mi squadrò da capo a piedi fermandosi infine sui miei occhi.
«Avevamo un appuntamento o mi sbaglio?» disse con estrema naturalezza.
Lily, dietro alle sue spalle, mi faceva strani segnali. Era visibilmente agitata, la presenza di Brian minacciava la sua prima uscita con i senior. Leggevo chiaramente nei suoi occhi un misto di delusione e di disappunto. Dopo i lunghi preparativi a cui si era sottoposta vedeva improvvisamente sfumare la sua grande opportunità.
Certo, se avessi rinunciato al pattinaggio anche lei sarebbe dovuta rimanere a casa, ma Brian, dopotutto, aveva tutte le ragioni: ero stata io a lasciargli quel biglietto invitandolo a casa, non potevo certo rinnegarlo.
«Ragazze siete già pronte?» sopraggiunse Beth sulla soglia della camera osservando Brian con curiosità.
Al suono della sua voce Lily si scostò di lato pietrificata, scivolando lungo la parete come un geco. La situazione stava degenerando, dovevo escogitare assolutamente qualcosa.
«Beth questo è Brian, … un nostro compagno di scuola, … è passato a prenderci» improvvisai velocemente.
Afferrai il braccio di Brian che stava educatamente stringendo la mano di Beth e lo spinsi risoluta fuori dalla camera.
«Dobbiamo andare o facciamo tardi!» lo guardai un istante senza lasciargli il tempo di replicare.
«Ciao ragazzi! Mi raccomando divertitevi ma siate prudenti!» ci urlò Beth quando eravamo ormai sulla soglia di casa.
Brian mi scrutò incuriosito: la testa, come sempre, leggermente piegata di lato in attesa di una spiegazione mentre Lily, indispettita dall'improvvisata, se ne stava con le braccia incrociate aspettando che prendessi una decisione.
«Okay» presi tempo. «Sei venuto in macchina?» gli chiesi allacciandomi il giubbotto.
«Sì, perché?»
«Potresti darci un passaggio fino a scuola?»
«Forse» mi guardò dubbioso.
Ci avviammo verso il pickup nero che si trovava parcheggiato nel piazzale di casa Stewart, lasciai che Lily prendesse il posto centrale, e salendo salutai Beth che ci controllava dalla finestra.
«Allora vediamo…» mise in moto il motore allontanandosi dalla casa. «Hai un appuntamento galante direi eee...» i suoi occhi osservavano attenti i miei capelli stranamente acconciati e la mia bocca eccezionalmente rossa, «...ti sei dimenticata che avevi già preso un impegno con me! Giusto?»
Lily si voltò a guardarmi incredula, gli occhi sgranati e la bocca aperta. Non le avevo detto nulla del biglietto lasciato a Brian.
«Non ti sei fatto vivo per quattro giorni» mi giustificai. «E poi non c'è nessuno appuntamento galante!» gli risposi secca.
«Ah no?» disse ironico tornando a guardarmi la bocca. Mi sentii talmente in imbarazzo che morsi il labbro inferiore nel vano tentativo di occultare il rossetto.
La povera Lily si fece piccola piccola. Se avesse potuto sarebbe evaporata volentieri; era imbarazzante parlare in modo così allusivo con lei seduta lì nel mezzo.
«Non credo che la cosa ti riguardi minimamente!» puntualizzai acida.
«Hai ragione! Non mi riguarda» mi rispose serio continuando a guardare la strada davanti a sé.
Seguirono alcuni minuti di silenzio, quel tragitto non mi era mai sembrato così lungo, poi finalmente arrivammo a scuola. C’era già un nutrito gruppetto di ragazzi: Tian, Ian, Leo, Nadine e Matt erano già arrivati.
«Hey Brian ti sei liberato finalmente, ti unisci a noi?» urlò Tian non appena scendemmo dalla macchina.
Ian ci venne incontro risoluto: «Che ci fai qui?» chiese al fratello guardandomi di traverso.
«Ma che bella accoglienza fratellino» sdrammatizzò Brian tirandogli una pacca sulla spalla.
«Andiamo a pattinare,… se vuoi venire?» gli spiegò Leo che nel frattempo mi era venuto di fianco e mi sistemava la sciarpa premurosamente.
Brian spostò fugace lo sguardo sulla mano di Leo poggiata sulla mia spalla, un movimento quasi impercettibile e poi tornò a fissarmi. Era freddo e distaccato ma i suoi occhi mi parlavano più di mille parole; era visibilmente infastidito.
«Grazie ma oggi ho da fare, sarà per un’altra volta.» rispose con sufficienza. Poi, senza staccare i suoi occhi dai miei, disse: «Noi dobbiamo parlare!»
«No!» alzò la voce Ian. «Non mi sembra una buona idea».
«Stanne fuori Ian! Non ti riguarda» gli intimò Brian risoluto.
«Brian guardami!» lo afferrò per il braccio allontanandolo dal gruppo. «Ti dico che non è affatto una grande idea! Torna a casa per favore» cambiò tattica usando un tono persuasivo.
«Dobbiamo parlare» ripeté Brian fissandomi.
La sua determinazione, la sua insistenza, mi fecero intuire che non avrebbe ceduto facilmente, ma io ero dibattuta.
«Ho promesso a Beth che sarei rimasta vicino a Lily, eee... se io non vengo ...» inspirai titubante.
Brian mi interruppe: «Ian!» fece un segno con la testa in direzione di Lily.
«Okay, okay, ho capito. Ci penso io» rispose rassegnato, poi si avvicinò a Lily e la scortò verso la macchina di Tian.
«Ci sentiamo dopo!» le sorrisi per tranquillizzarla mentre si allontanava con lo sguardo un po' spaesato. Sapevo che si sarebbe sentita persa senza di me, mi sentivo terribilmente in colpa, ma non potevo rinunciare a quell’occasione per chiarirmi con Brian.
«Ma allora Camilla, vieni o no?» mi chiese Leo scocciato. Era rimasto al mio fianco e aveva assistito disorientato e impotente a tutta la scena.
«Magari vi raggiungiamo più tardi» lo liquidò Brian.
Leo indugiò qualche istante sui miei occhi cercando un appiglio per replicare poi, visibilmente contrariato, si allontanò per raggiungere gli altri che lo attendevano con i motori accesi.
Mentre loro si allontanavano Brian ed io prendemmo posto nel suo pickup. Me sedetti vicino allo sportello cercando di mantenere le distanze; guardavo distrattamente fuori dal finestrino per mascherare l'imbarazzo.
«Dove andiamo?» chiesi ansiosa.
«Voglio portarti in un posto».
«Dove?»
«Lo vedrai».



Prendemmo la strada che costeggiava il lago sul versante della California, rimanemmo in silenzio per molto, molto tempo. Le acque calme del lago riflettevano la luce morbida del tardo pomeriggio colorandosi di sfumature rosse e arancio: il panorama assorbiva tutta la mia attenzione. Improvvisamente svoltammo a destra in una strada secondaria e cominciammo a salire sulla montagna.
♫(click tasto destro): 'Ruska' by Apocalyptica

Passarono alcuni minuti poi, finalmente, Brian si fermò e spense il motore della macchina. Eravamo in mezzo al bosco e la strada era finita. Scese dall’auto e venne ad aprirmi galantemente lo sportello.
«Cosa c’è di speciale in questo posto?» gli chiesi guardandomi attorno perplessa.
«Non siamo ancora arrivati!» rispose. Mi afferrò per un polso, e mi trascinò su per il bosco.
Camminammo a lungo in mezzo alla neve, per fortuna avevo indossato i miei nuovi stivali super-tecnologici, pensai. Ad un tratto lasciò la presa e continuò a salire lasciandomi qualche passo indietro. Faticai per stargli dietro e quando lo raggiunsi avevo il cuore in gola. Brian era fermo, sull'orlo di una scarpata, rivolto verso lo strepitoso panorama di Lake Tahoe al tramonto.





«Credo che sarebbe meglio se non ci vedessimo più!» sentenziò secco senza lasciarmi neppure il tempo di riprendere fiato e di godermi il paesaggio.
«Ah! E tu mi porti in un posto così per dirmi che non mi vuoi più vedere? Bastava una telefonata! Anche solo un SMS!» gli risposi alterata cercando di contenere l'affanno.
«Non voglio discutere con te!» disse a voce bassa.
Continuava a darmi le spalle rivolto verso il tramonto, immobile. Le sue parole non erano in sintonia con lo scenario naturale che si palesava davanti ai miei occhi. La discrepanza era troppo evidente per passare inosservata e la veridicità delle sue affermazioni ne risultò inevitabilmente compromessa.
«Bene!» inspirai profondamente cercando di raccogliere le idee. «Guardami!» attesi qualche secondo inutilmente.
«Voltati Brian!» alzai la voce. «Guardami negli occhi quando mi parli!» gli urlai infine alterata.
Brian si girò lento verso di me, le mani in tasca e lo sguardo vuoto.
«Perché?» gli chiesi alzando le spalle.
«Perché? Perchééé … sono fatto così! Mi stanco facilmente e ho sempre bisogno di nuovi stimoli, e poi … è per il tuo bene. Le tue amiche te lo avranno detto che non sono esattamente un bravo ragazzo, no?» cercò di sviare il discorso.
«E di cosa sei stanco? Fammi capire! Non c’è niente tra noi, non c’è stato niente tra noi!» feci una pausa. «Non è vero?»
Ci guardammo negli occhi, il pensiero volò al ricordo del nostro ultimo incontro, a quella strana energia che ci aveva attraversati lasciandoci senza parole. Il mio respiro era accelerato dalle emozioni.
«Perché mi hai chiesto scusa?» mi chiese diretto.
«Ho avuto paura…» ammisi senza riserve. «Ho avuto paura e sono scappata».
«Perché?»
«Beh, tu hai fatto lo stesso o mi sbaglio? Perché te ne sei andato a Reno questa settimana?»
Scosse la testa, « Ian aveva ragione. Non è stata una buona idea parlare con te!» abbassò lo sguardo rassegnato.
«Anche tu hai sentito qualcosa di strano, non è vero? Lo so, lo sento».
«Si è fatto tardi torniamo alla macchina!» mi incitò secco cercando di sviare nuovamente il discorso.
«No!!!» gli risposi decisa avvicinandomi.
«Raggiungiamo gli altri si è fatto tardi.» rispose facendo un passo indietro cercando di soppesare le mie intenzioni.
«Non te ne andare, ti prego!»
«Smetti Camilla!» indietreggiò ancora. «Devi starmi lontana.» aggiunse quasi minaccioso.
«Ho bisogno di capire, ho bisogno di sapere …» feci ancora un passo verso di lui costringendolo con la schiena contro il tronco di un albero.
Ero a meno di 50 centimetri da lui, così vicina che potevo sentire il calore emanato dal suo corpo.
«Non farlo!» mi intimò serio.
«Cosa?»
«Non provocarmi».
«Non sei curioso?» sussurrai, «Lo vuoi tanto quanto me!»
«Forse no!» mi disse con un filo di voce guardandomi negli occhi.
«O forse sì!» risposi.
Mi avvicinai ancora. Non volevo toccargli le mani, non volevo che scappasse nessuno questa volta, ma dovevo capire. Mi adagiai su di lui, lentamente, con circospezione, fino ad abbandonarmi sul suo corpo. La mia testa sul suo petto, sentivo chiaramente il battito accelerato del suo cuore sotto al piumino. Alzai lo sguardo in cerca del suo. Brian aveva gli occhi rivolti al cielo, i tratti del viso tirati in un estremo tentativo di resistenza. Si accorse che lo stavo osservando e abbassò lo sguardo. Restammo a fissarci per diverso tempo, i nostri corpi poggiati l’uno sull’altra e le mani prudentemente in tasca. Leggevo nei suoi occhi le risposte a tutti i miei dubbi, e questo mi bastava. Non avrei fatto niente per rovinare quel momento di pura magia.
Improvvisamente sentii la sua mano sfilare la spilla dai miei capelli, l’altra mi cinse alla vita sollevandomi senza alcuno sforzo. Mi fece ruotare di 180 gradi e mi appoggiò delicatamente con le spalle al tronco dell’albero, invertendo le nostre posizioni. Divaricò le gambe per portarsi alla mia stessa altezza; il suo respiro caldo vicino alla mia bocca mi fece tremare.
Sfiorai le sue labbra con le mie, lievemente, continuando a fissarlo negli occhi. Brian mi passò una mano tra i capelli risalendo fino alla nuca e ricambiò con passione il mio bacio.
Sentivo il sangue che mi scorreva dentro veloce, il rumore del mio cuore che aumentava d’intensità. Avrei voluto bloccare il tempo, congelare quel momento di assoluta perfezione. Io e Brian eravamo una cosa sola, e tutto quello che non riuscivamo a dirci con le parole in quel momento non aveva alcun peso.

«Basta!!!» urlò improvvisamente Brian allontanandosi di scatto. Respirava affannosamente e teneva la mano destra sul petto come era accaduto a scuola. Non feci in tempo a dire niente. Non avevo ancora riacquistato un minimo di lucidità che Brian si dileguò veloce nel fitto del bosco.
Non sapevo che fare. Non sapevo cosa pensare. Rimasi forse qualche minuto immobile sperando che fosse solo un brutto sogno. Poi il rumore di un tuono mi scosse. Alzai lo sguardo verso il cielo. Sopra Lake Tahoe, il cielo limpido e rosso del tramonto aveva lasciato il posto ad una massa di nuvole nere che si agitavano minacciose mosse dal vento. C’era una tempesta di fulmini in lontananza e l’odore nell’aria preannunciava l’arrivo della pioggia.
Il mio cervello riprese il contatto con la realtà e finalmente riuscii a muovermi. Corsi nel bosco seguendo la direzione che aveva preso Brian. Iniziava ad esserci poca luce, le nuvole scure e piene di pioggia celavano gli ultimi raggi di sole della giornata.
Correvo guardandomi disperatamente attorno in cerca di Brian, la paura di perdermi nel bosco mi stava crescendo dentro quando finalmente lo vidi.
Era in ginocchio sulla neve, immobile, serrava i pugni stretti tenendo le braccia lungo i fianchi. La testa rivolta al cielo.
Gli girai attorno per manifestare la mia presenza, non volevo rimanere nascosta a spiarlo ancora una volta.
Quando mi voltai a guardarlo rimasi basita.
Il piumino e la camicia aperti mostravano parte del suo petto. Al centro il tatuaggio che già conoscevo così bene, brillava della stessa luce che avevo visto nei suoi occhi al buio. Brian teneva gli occhi semichiusi in una specie di trance e non si accorse subito della mia presenza.
Lo schianto di un fulmine a qualche metro da noi mi fece sobbalzare di lato e per poco non caddi sulla neve. Quando riacquistai l’equilibrio Brian si stava già alzando allacciandosi il giubbotto.
«Dobbiamo andare! Tra poco comincerà a piovere!» disse perentorio.
Mi afferrò per il polso e iniziò a discendere il bosco velocemente. Mi lasciai guidare senza proteste, ancora frastornata per quello che avevo visto, mentre grosse gocce di pioggia iniziavano a cadere rumorose.
Sentivo nel mio cuore un'emozione così grande e così forte che non riuscivo a controllarla.
Quando finalmente arrivammo alla macchina eravamo bagnati. Brian, accortosi della mia scarsa lucidità, si prese cura di me: accese il riscaldamento dell’auto al massimo, mi tolse il giubbotto e mi allacciò la cintura di sicurezza avviandosi velocemente sul sentiero che portava alla strada principale.
Non disse una parola, non mi guardò neppure per un istante. Guidò indisturbato verso South Tahoe approfittando del mio stato confusionale.
La tempesta di fulmini e il temporale ci accompagnarono lungo tutta la strada, il rumore della pioggia battente sui finestrini riempiva l'abitacolo del pickup, quasi assordante. Quando arrivammo alla pista di pattinaggio, le nuvole si stavano diradando velocemente lasciando la scena ad un cielo stellato quasi irreale.
Ian ci stava aspettando, camminava verso di noi visibilmente adirato. Brian entrò velocemente nel parcheggio facendo una brusca frenata, spense la macchina e saltò giù dall’auto per raggiungerlo prima ancora che io mi fossi slacciata la cintura.
Stavano litigando, li guardavo dal finestrino dell’auto mentre raccoglievo le mie cose.
Ian urlava: «Cosa credi che accadrà adesso? Te l'avevo detto! Hai visto cosa è successo? Pensi che possa passare inosservata una cosa del genere?» strepitava con il dito puntato al petto del fratello. «Non dovevi Brian! Non dovevi!» lo rimproverò scuotendo la testa in segno di dissenso mentre mi avvicinavo a loro.
«E tu che fai ancora qua? Va dentro dalla tua amica!» mi apostrofò acido non appena mi vide.
«Hey! E’ colpa mia Ian! E’ chiaro?» Brian sollevò la voce. «Se devi dire qualcosa parla con me! E’ solo colpa mia!»
C’era qualcosa che non capivo ma, in quel momento, non ero in grado né di discutere né di fare polemiche con nessuno. Mi voltai e mi avviai verso la pista senza fiatare.

Per il resto della serata Brian non mi degnò di uno sguardo, rimase seduto in disparte sulle gradinate della tribuna, gli avambracci poggiati sulle ginocchia e la testa bassa.
Lo osservavo dalla pista. Leo aveva insistito per farmi pattinare e si prodigava per insegnarmi i movimenti giusti cercando di riguadagnare il tempo perduto. Non ero affatto una buona allieva. Immersa nei miei pensieri, ancora emotivamente in fibrillazione, non mi concentravo abbastanza sulle sue indicazioni, e Leo era costretto a raccogliermi dalla pista ogni volta che cadevo.
Avevamo pattinato per più di un’ora ed eravamo stanchi ma, quando ci avviammo a bordo pista per toglierci i pattini, arrivarono loro.
Erano in cinque, tre ragazzi e due ragazze. Mi accorsi subito che c’era in loro qualcosa di stranamente familiare. Erano tutti più alti della media e tutti avevano un fisico atletico e un portamento deciso.
Impegnata a slacciarmi i pattini li scrutavo incuriosita proteggendo il mio sguardo dietro una ciocca di capelli.
Due dei tre maschi avevano i capelli scuri, lunghi e legati a coda di cavallo. Il terzo, quello che avanzava al comando del gruppo, aveva i capelli ricci, nerissimi e lasciati sciolti sopra le spalle. Le due ragazze, una bionda e una castana, erano slanciate, bellissime e incredibilmente sorridenti.
«Ciao Ian! Brian!» esordì il ragazzo dai capelli ricci esibendo un sorriso sinistro. Brian si alzò di scatto e Ian si portò al suo fianco.
«Che ci fate da queste parti?» rispose Brian con tono pacato.
«Abbiamo seguito una … come dire … energia?!?!» rispose enigmatico esibendo un perfido sorriso. Ian e Brian facevano scudo tra noi, ancora impegnati nella vestizione, e i nuovi arrivati.
«Perché non ci presentate i vostri amici? Ci potremmo unire a voi?» continuò viscido.
«Questo è Tian, Nadine, Matt,…».
Mentre Ian presentava i ragazzi in rapida serie, come se dovesse sbrigare una pratica che non avrebbe voluto fare, Brian indietreggiò verso di me in fondo alla fila. Si abbassò fingendo di sistemarsi i lacci di uno scarpone e senza guardarmi mi abbassò gli occhiali da sole, che tenevo sulla testa, sugli occhi. In una frazione di secondo mi intimò a voce bassa, «Non toglierli per nessuna ragione».
«…e questi sono Leo e Camilla» concluse la presentazione. Mi alzai per stringere la mano ai nuovi arrivati e mi trovai davanti gli occhi freddi e indagatori del ragazzo dai capelli ricci.
Ecco cosa c’era di familiare! Ora che gli stavo davanti, ad un metro di distanza, vedevo chiaramente il colore opalescente dei suoi occhi. Era lo stesso colore dei Danan, identico a quello di Brian.
«Piacere!» dissi porgendogli la mano. Inclinò la testa da una parte all’altra senza ricambiare la stretta. Scrutava dietro alle mie lenti specchiate, alla ricerca dei miei occhi, con una tale insistenza che dovetti impegnarmi per sostenere il suo sguardo.
Brian era immobile a due passi da me, la tensione nell’aria era palpabile.
«Scusate, ma noi ce ne stavamo andando!» disse secco Ian richiamando su di sé l’attenzione.
«Ian, qual è la tua ragazza? Perché non me la presenti?» disse il tipo fissando Nadine che gli stava accanto.
«Non c’è nessuna ragazza! Nadine è solo un’amica, una compagna di scuola» esclamò Ian.
La fissò dritto negli occhi alcuni secondi come aveva fatto prima con me, «Ah capisco!» disse dispiaciuto. Si girò di scatto verso Brian e aggiunse: «E tu Brian? Ce l’hai una ragazza?» il suo sguardo si spostava da me a Lily a Kristen, alternativamente. Stava cercando qualcosa.
«Stai esagerando Trevorian!» alzò la voce Brian, poi prese Kristen sotto braccio e aggiunse deciso: «Noi ce ne andiamo!»
Quando Brian e Kristen gli furono di fianco, Trevorian bloccò la ragazza afferrandole il braccio libero, Brian fu costretto a fermarsi.
La fissò dritto negli occhi per un po’, poi guardando Brian contrariato digrignò: «Ricordati, … non mi sbaglio mai!»
Leo mi scortò fuori tenendomi un braccio sulle spalle e uscimmo tutti velocemente da quel luogo divenuto improvvisamente così inospitale.
«Ma chi cavolo erano quelli?» chiese Leo arrivati nel parcheggio.
«Conoscenti di vecchia data, non molto simpatici purtroppo.» minimizzò Ian.
«Altro che conoscenti, sembravano usciti da un film dell’orrore!» aggiunse ridendo Tian.
«Dove andiamo a mangiare? Ho una gran fame!» cambiò argomento Nadine.
«Io me ne torno a casa! Ci vediamo a scuola la prossima settimana». disse Brian distaccato raggiungendo il suo pickup.
Non una parola, non uno sguardo; lo osservai mentre si allontanava, ogni passo era una pugnalata al cuore.

4 commenti:

  1. Bellissimo anche questo capitolo!!! Chi saranno mai questi nuovi arrivati? E il rapporto tra Brian e Camilla diventa sempre più complesso, mi piace!!! Aspetto con ansia il nuovo capitolo!!!

    LadyAredhel

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  2. Come sempre questo capitolo è fantastico!!! La storia tra Brian e Camilla si sta intensificando,e non vedo l'ora di continuare a leggere di loro.. Ma cosa sarà mai Brian?? Mi incuriosisce mooolto questa storia!!! E tu come sempre sei bravissima.. Spero che posterai il prima possibile!!

    Giangina

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  3. tra Brian e camilla la situazione si è scaldata.. finalmente!!
    mi è piaciuta anche l'entrata in scena dei nuovi misteriosi ragazzi.. chissà se fanno parte dei buoni o dei cattivi ;)
    bellissimo capitolo!!! a presto ^^

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  4. bella la scena del bosco e del bacio con la musica sottofondo....peccato che la canzone non duri di più.

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