capitolo 12


Fu un altro week-end interminabile. Rimasi nella mia stanza, inchiodata davanti al computer, con la testa piena di brulicanti questioni irrisolte. Cercai di ingannare il tempo aggiornando la mia corrispondenza; ne approfittai per rispondere a qualche email e per stendere il solito resoconto settimanale a mio padre.



Quando aprii la casella di posta elettronica vi trovai una delle solite lettere-fiume di Lavinia che, fortunatamente, mi fece ritrovare un po' di buon umore. Mi parlava della scuola, dei nuovi amici, di come la famiglia che la ospitava si prodigava oltre misura per farla sentire a suo agio ottenendo invece l'effetto contrario.
La loro attenzione verso le sue necessità era diventata una vera e propria missione di vita e lo spirito libero che animava Lavinia spesso si sentiva asfissiare da tante premure: come quando si ostinavano a portarla a mangiare da Peppe, il ristorante italiano locale, tutti i venerdì, o quando la conducevano a teatro per assistere a qualche opera lirica pensando di farle cosa gradita.
Mi raccontava di come era migliorato il suo inglese, di un ragazzo carino che frequentava la scuola e di quanto erano cambiate le sue abitudini alimentari. Era allegra e spensierata come sempre, le sue emozioni trasparivano vivide, parola dopo parola, lasciando che spaccati della sua nuova vita prendessero forma nella mia mente con estrema facilità. Era tipico di Lavinia, aveva delle doti comunicative davvero invidiabili, ogni volta ne rimanevo stupita e non potevo far altro che constatare come fosse diametralmente opposto il nostro approccio con il mondo.
Aveva anche inserito degli allegati: foto della casa, di lei con la sua famiglia e foto di amici scattate a scuola.
Mi salutava pregandomi di risponderle presto e di inviarle qualche foto della mia nuova vita.
Lessi quell'email con il sorriso stampato sulla faccia, la sentii così vicina che sull’onda dell’entusiasmo le risposi subito raccontandole degli Stewart e del posto meraviglioso dove ero fortunosamente capitata. Le inviai qualche foto di Lake Tahoe e della scuola; cercai di scrivere qualche battuta spiritosa per adeguarmi al tono della sua email ma, ahimè, con scarsi risultati. Non feci nessun accenno a Brian; come potevo raccontarle quello che era accaduto? Mi avrebbe certamente presa per pazza, e chi non lo avrebbe fatto? Subito dopo scrissi anche a mio padre. Ero solita inviargli lunghe e dettagliate email, volevo che vivesse attivamente la mia nuova vita e quella strepitosa esperienza, gli raccontavo ogni avvenimento nei minimi particolari, ogni impressione nelle minime sfumature. L'unico argomento che evitavo accuratamente era Brian. Malgrado spesso mi trovassi a rispondere a domande dirette, anche con lui mantenevo il massimo riserbo: nessuna enfasi sulla mia sfera sentimentale, nessun riferimento ai miei turbamenti, ma soprattutto nessun accenno all’esistenza di Brian.
Ogni volta che pensavo a mio padre mi sentivo incredibilmente in colpa; lo avevo abbandonato. Era rimasto a fronteggiare l'assenza della mamma completamente solo, in quella casa ormai priva di affetti ma stracolma di ricordi e testimonianze di vita condivisa. Non è facile buttarsi dietro le spalle il dolore, lo sapevo bene, e lo è ancor meno quando tutto quello che ti circonda, seppur statico e inanimato, continua a pungere la memoria del cuore tormentandolo con continui flashback.
Io avevo avuto la fortuna di tuffarmi in una nuova realtà e in poco più di due mesi ero riuscita ad allontanare tutte le ombre che gravavano sui miei pensieri. Certo non avevo dimenticato la perdita della mamma, questo non sarebbe mai stato possibile, ma avevo archiviato i brutti ricordi in un remoto angolo della mia memoria; ero rimasta taciturna e riservata come sempre, ma adesso, immersa in questo nuovo meraviglioso mondo, la mia mente era focalizzata su un nuovo affascinante obiettivo: Brian.
Come potevo essere così insensibile?
Le domande che mi giravano nella testa erano sempre le solite: chi erano quegli strani ragazzi che avevamo incontrato alla pista di pattinaggio? Perché Ian e Brian avevano litigato nel parcheggio? Perché Brian era scappato dopo quel bacio? Ma soprattutto, chi avrebbe potuto spiegarmi quello strano tatuaggio luminoso che gli brillava sul petto?
Non avevo nessuno con cui poter condividere tutto questo, nessuno di cui mi fidassi a tal punto.
Avrei dovuto mettere Brian con le spalle al muro e tempestarlo di domande, ma sapevo che non mi avrebbe mai dato nessuna spiegazione, anzi, le poche volte che gli avevo posto qualche domanda diretta avevo ottenuto l’effetto contrario e Brian si era chiuso a riccio.
Non riuscivo più a far finta che tutto fosse normale. Non c'era niente di normale: i suoi occhi imperscrutabili e stranamente dotati, la sua anormale prestazione subacquea, quel tatuaggio luminoso che gli brillava misteriosamente al centro del petto e infine l'arrivo di quei cinque strani individui.
Se era vero, come avevo spesso sentito dire, che tre indizi fanno una prova, allora avevo materiale sufficiente per giustificare l'inizio delle mie indagini.
Non avevo altra scelta, erano troppe le cose inspiegabili. Sapevo di poter contare solo sulle mie forze e avrei certamente impiegato del tempo per sciogliere tutti i nodi, ma nella mia testa si era fatta strada la convinzione che, prima o dopo, sarei riuscita a risolvere lo strano mistero della famiglia Danan.
Aiutata dai ricordi ancora vividi nella mia mente e dagli scatti fotografici che avevo salvato sul mio pc, cominciai a disegnare il tatuaggio di Brian: quello era la chiave di tutto, ne ero convinta.
Dovevo capirne il senso, ma come? Disegnai il tatuaggio decine e decine di volte, aggiungendo sempre nuovi dettagli che affioravano dalla mia memoria; dopo numerosi tentativi la domenica raggiunsi la versione definitiva.
Era uno strano simbolo floreale, sembrava una specie di fiore stilizzato, geometricamente tripartito. Quando ebbi finito il mio capolavoro lo osservai soddisfatta: dovevo assolutamente trovarne il significato. Il ricordo del luccichio sul petto di Brian mi suggeriva chiaramente che c’era qualcosa di non umano in quel tatuaggio, forse non sarebbe stato facile da decifrare, ma valeva la pena fare un tentativo.
Iniziai a fare qualche ricerca random su internet; inserii alternativamente combinazioni di parole come: tatuaggio – fiore – simboli – ecc.
Mi accorsi subito che non era la strada giusta. Le mie indicazioni erano troppo vaghe, il motore di ricerca non riusciva a vagliare a sufficienza i miliardi di informazioni contenute nella rete. Mi sentivo frustrata, sola ed impotente.
Ad un tratto mi venne un’idea. Mi ricordai di quando, in primavera, avevo accompagnato Lavinia in un centro specializzato in tatuaggi e piercing. Avevamo passato un intero pomeriggio a sfogliare enormi cataloghi pieni di simboli, disegni, lettere e figure di tutti i tipi. Dopo quasi tre ore, grazie all'indecisione di Lavinia e agli sguardi truci del titolare spazientito, ce n’eravamo andate senza tatuaggio e con la testa frastornata dal bombardamento di immagini subito.
Il mio cervello si mise in moto.
I Danan erano una delle famiglie storiche di Lake Tahoe quindi ammesso e non concesso, viste le peculiarità luminose, che a creare quei tatuaggi fosse stata una mano 'umana', era molto probabile che Brian e i suoi fratelli si fossero avvalsi della professionalità di un tatuatore locale. Valeva la pena fare un sopralluogo in un centro specializzato.
Feci una ricerca su Google e rimasi senza parole: la mappa di Lake Tahoe era costellata di locali dove praticavano tatuaggi.
Ero disorientata, non avrei mai pensato che ci potesse essere una tale proliferazione. Stampai l'elenco ordinandoli per vicinanza, senza svolgere ulteriori ricerche; in fondo, pensai, questi posti si somigliavano un po’ tutti.

Il lunedì mattina ero più emozionata del solito; dovevo rivedere Brian per il progetto Washoe ma soprattutto ero determinata nel perseguire il mio piano investigativo messo a punto durante il week-end.
Ero intenzionata a setacciare ogni singolo negozio di tatuaggi di Lake Tahoe, se solo si fosse reso necessario.
Avevo bisogno di risposte e, anche se non potevo condividere il mio segreto con nessuno, mi serviva almeno un appoggio morale: Lily era perfetta, faceva proprio al caso mio. Dopo quello che era successo durante il fine settimana il nostro legame si era consolidato, sapevo di poter contare sulla sua discrezione con gli Stewart.
Lily aveva assistito, muta, al mio diverbio con Brian sul pickup. Aveva certamente intuito che ci legava qualcosa di più del progetto Washoe, ma si era dimostrata leale ed estremamente discreta. Facendo il resoconto della serata alla madre, aveva taciuto tutti quei dettagli che avrebbero potuto mettermi nei guai. Si era ben guardata dal raccontare a Beth che ci eravamo divise non appena raggiunto il luogo dell’appuntamento e aveva elegantemente omesso anche l’incontro con i singolari ragazzi alla pista di pattinaggio.
Non appena la incrociai nel corridoio della scuola le andai incontro sorridente con la ferma volontà di renderla complice involontaria del mio piano investigativo.
«Ciao Lily! Tutto bene?»
«Oh ciao Cami! Tutto okay grazie! E tu piuttosto?» mi chiese alludendo a Brian.
Finsi di non aver colto l’allusione.
«Ho bisogno di un favore!» dissi abbassando la voce con fare misterioso. Sapevo di possedere un certo ascendente su Lily, sapevo quali tasti toccare. Lei mi vedeva come la sorella maggiore che aveva sempre desiderato; nella sua immaginazione ero un modello da seguire, look a parte, e anche se io non mi riconoscevo affatto nel ruolo di guru, in quel momento avevo bisogno che lei lo credesse. Giocai tutte le mie carte senza riserve.
«Vorrei farmi un tatuaggio! Mi accompagneresti?» e subito dopo aggiunsi: «Sai, ho bisogno di qualche consiglio».
«Wow! Certo che ti accompagno» fece una pausa inarcando le sopracciglia, «Però sarà meglio non dir niente ai miei» mi rispose sussurrando già palesemente coinvolta, «Sai mio padre è il preside della scuola, sono anni che si prodiga in campagne pubblicitarie per divulgare i rischi di tatuaggi e piercing, … non penso che approverebbe».
«Oh non ti preoccupare, sarà un nostro segreto!»
«Okay! Ci sto!» sancimmo il patto stringendoci la mano.
«Che lezione hai?»
«Devo essere in auditorium traaa…» guardai l’orologio appeso sulla parete del corridoio, ero in ritardo. «Devo scappare. Ne riparliamo a casa. Ciao!»
«Ciao!»

Entrai nell’aula di corsa dirigendomi automaticamente in alto, al solito posto. Quando ero già a metà scale alzai lo sguardo cercando Brian.
Non era solo. Alla sua destra sedeva uno degli strani ragazzi che avevamo incontrato alla pista di pattinaggio e alla sua sinistra una delle ragazze. Brian non mi guardò; eppure, pensai, doveva essersi accorto della mia presenza visto che ero stata l’ultima ad entrare in classe. Riuscii a controllare la mia sorpresa, salii ancora qualche gradino e mi sistemai nell’ultima fila in alto dove erano rimasti alcuni posti liberi.
«Buongiorno ragazzi! Ci siete tutti?» esordì Mr.Wilson.
«Dunque prima di iniziare la lezione vorrei annunciarvi che questo fine settimana faremo la nostra prima escursione al lago.» I ragazzi commentarono la novità euforici, «Abbiamo dovuto anticipare l’escursione per motivi climatici. Come sapete questa prima escursione era prevista per la fine del mese, ma le previsioni meteorologiche che abbiamo consultato quotidianamente negli ultimi giorni dicono che è in arrivo una grossa tempesta di neve all’inizio della prossima settimana, quindi Mrs.Haywood ed io abbiamo pensato di anticipare di una settimana, sperando che la perturbazione non faccia altrettanto» sorrise compiaciuto dal suo sense of humor.
Osservavo Brian da quando mi ero seduta, i capelli sciolti e un po' arruffati gli coprivano il collo, non si era voltato neppure una volta.
«C’è un’altra novità …» aggiunse Mr. Wilson alzando il tono della voce, «Abbiamo due nuovi studenti senior che si sono trasferiti di recente da Sacramento. Date quindi il benvenuto a Jago e a sua sorella Glenda». Allungò il braccio nella direzione di Brian e i due ragazzi che gli erano seduti accanto si alzarono per salutare.
«Ovviamente come tutti i senior anche loro parteciperanno al progetto Washoe, dato però che le coppie di lavoro sono formate ed il lavoro è già avviato, dovranno lavorare assieme».
Quando tornarono a sedersi ai loro posti continuai a studiarli con interesse crescente.
Sembravano molto intimi con Brian, gli parlavano e gli sorridevano in continuazione, anche se lui non sembrava particolarmente coinvolto dalla conversazione.
Mi pareva che la ragazza, Glenda, lo divorasse letteralmente con gli occhi. Forse il mio coinvolgimento emotivo non mi rendeva obbiettiva, ma gli stava appiccicata e gli faceva le fusa come una gatta.
Ebbene sì, ero rosa dalla gelosia. Mi stupii di me stessa e delle mie reazioni. Come potevo essere gelosa di Brian? Non era da me!
Non mi era mai accaduto prima nella vita e adesso questo nuovo sentimento mi agitava il cuore e l’anima come niente prima d’ora. Che mi era successo?
Rimasi tutta la lezione a sorvegliare i due nuovi arrivati. Le pacche cordiali di Jago sulle spalle di Brian e le moine da gatta morta di Glenda. Il mio istinto mi diceva che non c’era niente di buono in loro e quando incrociai gli occhi di Glenda, che si era voltata indietro aggiustando i capelli di Brian, ne fui certa.
Per la prima volta ebbi un presagio funesto, una sensazione di gelo improvvisa mi attraversò il corpo facendomi accapponare la pelle.

L’indifferenza che mi aveva dimostrato Brian per tutta la durata della lezione, fu una sofferenza tanto mentale quanto fisica. Lo fissai incessantemente sperando che si voltasse almeno una volta, almeno per un istante, mentre il mio cuore si contorceva come preso in una morsa.
Non appena finì la lezione Brian uscì fuori quasi correndo e si dileguò tra i corridoi della scuola.

2 commenti:

  1. Credo che questo capitolo sia la prefazione di un intrigo che solo la tua mente può sviluppare, vero!?! Comunque è molto carino come capitolo anche se non vedo l'ora di vedere cosa succede.. :D
    PS: il termine gatta morta mi è piaciuto mooolto :P

    Giangnina

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  2. questo capitolo fa da introduzione ad alcuni nuovi sviluppi della storia che non vedo l'ora di leggere =)
    sono curiosa di sapere come andrà tra Cami e Brian e chi sono i nuovi arrivati...
    a presto ^^

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