capitolo 13


Durante il resto della settimana, nonostante il mio impegno, non avvistai Brian neppure in sala mensa; mi capitò di incrociare Jago e Glenda qualche volta ma di Brian non vi era traccia. Era scomparso, evaporato, lasciando un'inspiegabile vuoto nelle mie giornate.

 

Il giovedì pomeriggio il calendario scolastico aveva in programma un incontro di basket; era un'occasione sicura per rivederlo.
Fui fortemente tentata di assistere all’incontro ma, alla fine, decisi di dedicarmi anima e corpo all'attuazione del mio piano. Ero assetata di risposte e, pur di placare quell’arsura, anche disposta a fare qualche sacrificio.
Con la compagnia e la complicità di Lily, mi avviai verso il primo negozio di tatuaggi che appariva sulla mia nutrita lista ricavata da internet.
Aprii la porta timorosa, ma l’odore che mi investì mi tranquillizzò all’istante.
Tutto l’ambiente era impregnato dall’essenza del disinfettante per la sterilizzazione degli strumenti chirurgici. Quell’odore mi era così familiare. Ero cresciuta nello studio dentistico di mio padre, divertendomi a scimmiottare, a turno, l’assistente di studio e la segretaria.
Il posto era esattamente come avevo immaginato. C’era una sala d’attesa con le pareti tappezzate di foto: i tatuaggi migliori e quelli più singolari erano stati elegantemente incorniciati. Anonimi clienti, indubbiamente orgogliosi del risultato ottenuto, si erano lasciati fotografare quelle piccole opere d’arte, mettendo in mostra i propri corpi senza alcun imbarazzo. Era una pinacoteca di parti anatomiche di tutto rispetto.
Sul lato opposto all’ingresso, dietro al bancone, c’erano tre porte numerate in vetro satinato.
Il rumore della campana eolica, attivata aprendo la porta, era ancora nell’aria quando un ragazzo corpulento, completamente tatuato, si fece avanti dalla porta numero 2.
«Sì?!? Posso esservi d'aiuto? Cosa cercate?» ci chiese gentilmente sfilandosi i guanti sterili dalle mani.
«Vorrei farmi un tatuaggio, ma non ho ancora scelto il soggetto. Avete qualche catalogo da consultare?» gli risposi cercando di apparire disinvolta e matura.
«Beh, … per esperienza ti dico che se non hai ancora le idee chiare sarà difficile che ti venga un’ispirazione sfogliando un catalogo». Poi riprese con tono paterno: «Il tatuaggio è qualcosa di serio, … è un segno che ti porti dietro tutta la vita, non si può scegliere come un taglio di capelli sfogliando un giornale!» fece una pausa attendendo forse una mia risposta. «Comunque là nell’angolo trovi tutto il materiale di cui disponiamo. Potete restare quanto volete, io devo finire un lavoro in camerino. Se volete scusarmi». concluse dileguandosi nel retro del negozio.
Accompagnate dal rumore sinistro dell’ago elettrico, che riprendeva a lavorare sul malcapitato di turno, io e Lily ci sedemmo per dare un occhiata ai cataloghi.
C’erano due divanetti di pelle nera disposti a forma di elle, un piccolo tavolino in vetro e una libreria piena di materiale. Riviste, libri, periodici e manuali, tutto all’insegna del tatuaggio alla massima potenza. Negli ultimi tre scaffali in basso c’erano i cataloghi che stavo cercando, ordinati per numero e per soggetto, ognuno con la sua bella etichetta che ne precisava il contenuto.
Rimasi colpita dalla quantità di pubblicazioni sul genere e mi resi conto di aver sempre sottovalutato la professionalità della categoria.
Mentre Lily si era già appropriata del catalogo ANIMALI E INSETTI volume 1/3, io afferrai determinata quello intitolato FIORI volume 1/5.
A metà del terzo volume, benché affascinata dai disegni minuziosi e dettagliati delle innumerevoli varietà floreali, dovetti a malincuore constatare che non si trattava del genere che stavo cercando: troppo realistici. Avevo bisogno di qualcosa di più astratto.
«Guarda questo Cami!» mi richiamò Lily. «Ma chi è che si fa tatuare un coso così?» esclamò mostrandomi il disegno di un enorme rospo che si trovava nel catalogo.
Le sorrisi facendole segno di abbassare la voce. Il ragazzo era stato così gentile che non volevo si offendesse per i nostri commenti irriguardosi.
Rivolsi la mia attenzione ai cataloghi etichettati: SIMBOLI. Erano in tutto dodici e occupavano quasi un intero scaffale. Religiosi, giapponesi, maya, tribali, maori, polinesiani, …
Sussurravo quei nomi lentamente, sperando che evocassero qualche ricordo, qualche flebile indizio che mi suggerisse una possibile associazione con il mio disegno. Niente. Non avevo nessuna idea, non potevo permettermi di escluderne nessuno a priori.
Iniziai dal primo: SIMBOLI RELIGIOSI 1/3.
Li analizzai meticolosamente, uno dopo l’altro, pagina dopo pagina, compiendo uno viaggio quasi surreale dalla religione cristiana a quella islamica, da quella ebraica a quella buddista, per poi continuare con quella induista e con altre di cui non conoscevo neppure l’esistenza.
«Questo piacerebbe anche a me!» esclamò Lily distogliendomi dalla mia ricerca e consentendomi di riposare sia gli occhi che il cervello.
«Se solo non avessi una fottuta paura degli aghi!» sospirò rassegnata mostrandomi una delicata farfalla con le ali socchiuse.
«Secondo me dovresti avere più paura di Mr.Stewart. Che brutta cosa la figlia del preside tatuata!» le sussurrai canzonandola.

Continuai scartabellando catalogo dopo catalogo scrupolosamente. Visionai simboli astrologici, simboli astronomici, simboli , simboli e ancora simboli.
Erano trascorse più di due ore. Il ragazzo che ci aveva fatto accomodare, era uscito un paio di volte dal camerino. La prima per rispondere al telefono e in seguito per bere dell’acqua. In entrambe le occasioni ci aveva lanciato delle occhiate del tipo: Ve lo avevo detto!
Presi in mano il catalogo successivo e lo aprii automaticamente. I miei movimenti erano resi ormai fluidi e sicuri dalla ripetitività del gesto.
Si trovava lì, proprio in prima pagina. Il mio respiro si interruppe come se avessi ricevuto un cazzotto alla bocca dello stomaco. L’immagine del tatuaggio che avevo disegnato, bella e vivida nei miei ricordi, si sovrappose a quella che vedevo stampata davanti ai miei occhi.
Il fiore a tre petali che brillava sul petto di Brian combaciava perfettamente con quel disegno.
Richiusi velocemente il volume per leggere l’etichetta esterna.

SIMBOLI CELTICI

Cercai disperatamente nella mia memoria «Celtici? … Celti?…» continuavo a chiedermi in silenzio. Avevo un vago ricordo scolastico che mi riconduceva ad alcune versioni di latino, o forse era greco? La mia ignoranza nelle materie storiche-letterarie era un dato di fatto, una voragine senza fine. Non trovai alcuna conferma. Nel mio cervello era il blackout completo.
«Possibile che non ci sia proprio niente là dentro?» espirai delusa a denti stretti.
«Hai detto qualcosa?» mi chiese Lily.
«No, no, niente! Parlavo tra me e me» le risposi svelta.
Mi divertiva paragonare il mio cervello ad un grande archivio, una grande biblioteca che conteneva miliardi di volumi. Ogni volume, nella mia fantasiosa ricostruzione, corrispondeva ad una nozione acquisita, una particolare conoscenza.
Era una visione un tantino megalomane, lo sapevo perfettamente, ma mi deliziava immaginare, ogni volta che dovevo ricordare qualcosa, che il mio cervello lavorasse esattamente come la biblioteca nazionale che tanto mi affascinava. Gli impiegati erano i miei neuroni, i libri le mie conoscenze. Ogni volta che ricevevano una richiesta, si dirigevano prontamente tra gli enormi scaffali di libri, conservati e protetti in ambienti inviolabili dai comuni mortali, per tornare, nel giro di pochi minuti, con il volume tra le mani.
Sotto la voce Celti il mio scaffale virtuale doveva essere vuoto. Non ne sapevo assolutamente nulla.
Inspirai, profondamente scoraggiata, alzai gli occhi verso la libreria. Tra le decine di volumi ammucchiati alla rinfusa sugli scaffali, il mio sguardo cadde miracolosamente su un volumetto:

Simboli Celtici e loro Significato”

Non potevo credere ai miei occhi, era un segno del destino. Mi alzai di scatto e lo afferrai eccitata.
Il manuale era piccolo, la copertina morbida era un po’ sgualcita, niente di speciale all’apparenza, ma forse poteva essermi d’aiuto, pensai.
Mentre emozionata mi rigiravo il manuale tra le dita si aprì nuovamente la porta del camerino numero 2.
Il tatuatore uscì seguito a ruota dal suo cliente.
«Hai trovato quello che cercavi?» mi chiese disinteressato come se conoscesse già la risposta.
Mi voltai per rispondergli incrociando lo sguardo del ragazzo che lo seguiva. Istintivamente portai il manuale al petto coprendolo con le mani.
Quel colore opalino degli occhi non mi lasciava dubbi: era Sean, il fratello maggiore di Brian. Lo avevo visto solo un paio di volte da quando ero arrivata a Lake Tahoe, ma ne ero sicura, era proprio lui.
Il suo sguardo indugiò qualche istante sul catalogo che avevo lasciato aperto sul tavolino, dove lo strano fiore a tre petali faceva bella mostra di sé.
«Beh … in effetti … non proprio» farfugliai visibilmente imbarazzata immaginando cosa potesse passare per la mente di Sean.
«Ci vediamo presto!»
Sean salutò il tatuatore senza prestarmi nessuna attenzione, e uscì dal negozio con calma.
«Ciao! A presto!»
Approfittai del momento di disattenzione per far scivolare il piccolo manuale nella tasca del mio giubbotto. Volevo consultarlo con calma, e anche se non mi sentivo molto orgogliosa del mio gesto, non avevo altra scelta. Non potevo farlo davanti agli occhi di Lily, mi avrebbe sicuramente fatto delle domande, ed io non ero ancora pronta per condividere il mio segreto con nessuno.
'Beh, … avevi ragione, … devo chiarirmi un po’ le idee prima».
Chiusi i cataloghi svelta rimettendoli ordinatamente al loro posto nello scaffale.
«Grazie comunque!» mi congedai.
Il ragazzo, sistemando alcuni strumenti in una vetrina, ci fece un cenno di saluto con la mano ed io e Lily uscimmo dal negozio.
Non vedevo l’ora che arrivasse la sera per chiudermi nella mia stanza, conquistare un po’ di privacy e consultare il manuale.

Quella sera cenai frettolosamente, giocai come al solito qualche minuto con Daisy, per non destare sospetti, e infine, fingendo una stanchezza improvvisa, mi ritirai nella mia camera.
L’indomani saremmo partiti per la nostra prima escursione programmata per il progetto Washoe. Dovevo ancora preparare lo zaino e tutto l’occorrente, ma la curiosità di aprire quel manuale era incontenibile.
Stesa sul letto iniziai a sfogliarlo con parsimonia, come se stessi scoprendo le carte per una mano di poker. Era una raccolta di immagini, una per ogni pagina, infondo ad ogni illustrazione si trovavano alcune righe di spiegazione.
Lo sfogliavo lentamente, assaporando il momento della scoperta. Erano disegni bellissimi in cui il movimento sinuoso delle linee, che si fondevano in volute ed intrecci improbabili, sembrava percorrere un binario non casuale.
Spirali, croci, nodi, draghi, fiamme, … mi catapultarono in un mondo sconosciuto del quale subivo passivamente il fascino. Finalmente lo trovai.


 
Il disegno era leggermente diverso da quello che avevo visto nel catalogo al negozio di tatuaggi e differiva anche da quello che si trovava tatuato sul petto di Brian, ma c’erano delle analogie talmente evidenti che non potevano essere trascurate. L’immagine sul catalogo era decorata con dettagli minuziosi, il tatuaggio di Brian aveva forse proporzioni diverse, ma concettualmente erano entrambi riconducibili al disegno stilizzato stampato sulla pagina di quel piccolo volumetto. Quelli che mi erano inizialmente apparsi come petali di un fiore, altro non erano che tre spirali. Prendevano vita da un centro comune per avvolgersi su sé stesse, rincorrendo virtualmente quella successiva. La nota a piè di pagina diceva:

TRISKELE : E’ il simbolo celtico più conosciuto. Racchiude in sé il potere del numero tre. Se partendo dal centro le tre spirali che lo formano si avvolgono su loro stesse da destra verso sinistra ha una valenza positiva. Se invece si sviluppano da sinistra verso destra ha una valenza negativa.

Mi lanciai alla scrivania e accesi il pc. Passai in rassegna i miei scatti fino al filmato della danza nel bosco, non ero più molto sicura che si trattasse solo di una danza, ma sorvolai su quel pensiero concentrandomi nella ricerca del fotogramma giusto. Visionai il filmato a velocità doppia con il fiato sospeso e alla fine premetti il tasto pause sull’immagine che avevo memorizzato così bene nella mia mente. Avevo esaminato quel filmato tante di quelle volte che il mio gesto venne automatico. Il triskele era proprio lì, nel centro del petto di Brian.
Espirai rumorosamente; mi sentii sollevata quando ebbi la conferma che si trattava del primo tipo di triskele. Le spirali, leggermente più grandi rispetto a quelle disegnate sul manuale, si avvolgevano da destra verso sinistra.
Continuai a sfogliare il manuale, speravo di ricevere maggiori informazioni ma purtroppo era solo una raccolta di immagini appositamente studiata per professionisti del settore, non veniva lasciato molto spazio all’interpretazione simbolica.
Nelle ultime pagine erano raccolti dei disegni più piccoli, otto per ogni pagina, sotto la voce:

“SIMBOLI RARI e/o NON COMUNI”

Le passai in rassegna velocemente, fin quando il mio interesse venne catturato da un piccolo disegno mezzo sbiadito dall’usura. Mi soffermai ad analizzare quel simbolo, mi ricordava vagamente l’altro tatuaggio dei fratelli Danan, quello che tutti e tre avevano impresso sul braccio destro.
Sul manuale il disegno appariva ricco di particolari. Piccole fiamme si sprigionavano dal cerchio che si richiudeva su sé stesso con due teste di ariete contrapposte. Al centro la lama di una spada attraversava l’intera figura. Forse il paragone era veramente azzardato; il tatuaggio di Brian era poco più che l’intersezione di una retta e di un cerchio. Eppure le due forme principali, il cerchio e la spada, erano facilmente riconducibili alle figure geometriche tatuate sul braccio di Brian, sia per la posizione che assumevano l’una rispetto all’altra, che per le proporzioni. La scritta diceva semplicemente:

SPILLA DI TARA

Nessuna spiegazione aggiuntiva.
Iniziai la mia ricerca su internet in preda al delirio di conoscenza. Avevo finalmente qualcosa di concreto su cui indagare.
Decisi di cominciare le mie ricerche dalla parola CELTI, sentivo la necessità di colmare quel gap culturale di cui non andavo particolarmente orgogliosa. Digitai la parola nel motore di ricerca e in un istante mi si aprì un universo sconosciuto. C’erano siti celtici, gruppi di discussione sui Celti, associazioni culturali celtiche, forum di discussione sui celti, fan club e perfino un blog celtico.
Era un argomento di grande interesse e largamente dibattuto in ogni parte del mondo. Iniziai ad aprire qualche finestra a caso, leggevo distrattamente un po’ qua e un po’ là ma non riuscivo a identificare le informazioni attendibili da quelle che non lo erano.
Come sempre internet era un grande calderone, ci potevi trovare di tutto, talvolta più del necessario, o magari potevi passarci ore ed ore senza trovare quello che veramente cercavi.
Iniziai a leggere la storia dei Celti affidandomi alle voci dell’enciclopedia che mi garantivano un minimo di credibilità.
La definizione diceva:

Con il nome di Celti si indica un insieme di popoli indoeuropei che, nel periodo di massimo splendore (IV-III secolo a.C.), erano estesi in un’ampia area dell’Europa, dalle Isole britanniche fino al bacino del Danubio, oltre ad alcuni insediamenti isolati più a sud, frutto dell’espansione verso le penisole iberica, italica e anatolica. Uniti dalle origini etniche e culturali, dalla condivisione di uno stesso fondo linguistico indoeuropeo e da una medesima visione religiosa, i Celti rimasero sempre politicamente frazionati; tra i vari gruppi di popolazioni celtiche si distinguono i Britanni, i Galli, i Pannoni, i Celtiberi e i Galati, stanziati rispettivamente nelle Isole Britanniche, nelle Gallie, in Pannonia, in Iberia e in Anatolia.
Portatori di un’originale e articolata cultura, i Celti furono soggetti a partire dal II secolo a.C. a una crescente pressione politica, militare e culturale da parte di altri due gruppi indoeuropei: i Germani, da nord, e i Romani, da sud. I Celti furono progressivamente sottomessi e assimilati, tanto che già nella tarda antichità l’uso delle loro lingue appare in netta decadenza. L’arretramento dei Celti come popolo autonomo è testimoniato proprio dalla marginalizzazione della loro lingua, presto confinata alle sole Isole britanniche. Lì infatti, dopo i grandi rimescolamenti altomedievali, emersero gli eredi storici dei Celti: le popolazioni dell’Irlanda e delle frange occidentali e settentrionali della Gran Bretagna, parlanti lingue brittoniche o goideliche, le due varietà di lingue celtiche insulari.

Una volta che ebbi collocato temporalmente e geograficamente il popolo celtico, mi resi conto che si trattava di una cultura dalle proporzioni sconfinate.
Avevano dominato per secoli un territorio così vasto, senza lasciare quasi nessuna traccia scritta che testimoniasse la loro civiltà. Tutto quello che sapevamo sui Celti ci era stato tramandato dai testi dei loro contemporanei Greci e Romani. Primo fra tutti dal De Bello Gallico di Cesare, fonte di numerosissime versioni di latino, che avevano impegnato ore ed ore della mia vita in noiosissime traduzioni, e di cui, ahimè, ricordavo pochissimo. Appresi molte cose su questo popolo così eterogeneo.
Erano dei guerrieri valorosi e abilissimi nel combattimento...”, e subito la mia mente volò allo scontro a cui avevo assistito nel bosco. “...erano alti muscolosi e robusti, gli occhi erano generalmente azzurri, la pelle chiara e i capelli biondi,...” sentii di avere individuato un collegamento, e il mio cuore iniziò ad accelerare il battito.
Dal punto di vista caratteriale, le stessi fonti descrivono i Celti come “irascibili, litigiosi, valorosi, leali, grandi amanti della musica,...”
Continuai ad assimilare nozioni relative ai più svariati aspetti della civiltà celtica; economia, agricoltura, allevamento, artigianato,...
..adoravano divinità legate alla natura...” Mi soffermai sulla religione: politeista-animista. ..Famigerata era la loro credenza nella trasmigrazione delle anime, in virtù della quale, pare che ottenessero un’attenuazione della paura della morte tale, da rafforzare il loro valore militare in guerra.”
La quantità di informazioni era così vasta che si sarebbe potuto scrivere una dozzina di testi senza risultare ripetitivi.
Guardai l’orologio: era già passata la mezzanotte. Avevo le spalle intorpidite, gli occhi, resi pigri dalla lunga permanenza davanti allo schermo del pc, iniziavano a dolermi.
Non potevo abbandonare la mia investigazione, ma dovevo accelerare i tempi. Decisi di focalizzarmi sul secondo indizio che avevo a disposizione.
TRISKELE, scrissi velocemente sul motore di ricerca; il suono di quella parola rimbalzava nella mia testa come un eco. Decodificarne il significato era fondamentale per avvicinarmi a Brian. Mi stropicciai gli occhi, che lottavano contro il sonno, spalancai le palpebre, e lessi:

Chiamato anche triscele o triskellion (dal greco tre gambe) è il simbolo celtico più conosciuto. Racchiude in sé il potere del numero Tre. Se, a partire dal centro del simbolo, le tre spirali che lo formano si avvolgono su loro stesse da destra verso sinistra, rappresenta il turbinare delle energie dall’interno verso l’esterno, la manifestazione; se invece si sviluppano da sinistra verso destra simboleggia il discendere nei mondi inferi (dal latino in-fero «ciò che si porta in sé»). Ha diversi significati e rappresenta:
1) La Triplice Manifestazione del Dio Unico: Forza, Saggezza e Amore...
2) I Tre Cerchi della manifestazione o dell’esistenza: Ceugant, il Mondo dell’Assoluto; Gwynwydd, il Mondo Spirituale dell’Aldilà e Abred, Mondo Umano o della Prova...
3) Terra , Acqua , Cielo che con il loro movimento si riuniscono tutti nel quarto elemento, il Fuoco, simboleggiato dal cerchio che racchiude il triskele...
4) Il Passato, il Presente e il Futuro riuniti in realtà al centro in un unico Grande ed Eterno Ciclo chiamato Continuo Infinito Presente, in cui tutto esiste contemporaneamente...
5) Le tre fasi solari in manifestazione: alba, mezzogiorno, tramonto...
6) Nell’uomo la sua triplice manifestazione come corpo, sentimento e spirito....
7) La Dea nel suo triplice aspetto....
8) La triplice specializzazione della dea Brigit...
9) Il simbolo della trinità femminile della battaglia Morrigan-Macha Boadb e di quella maschile Ogma-Lugh-Dagda...
10) Il segno sul quale Patrizio spiegherà il concetto della Trinità Cristiana…

L’elenco continuava fino al decimo punto, enumerando con dovizia di particolari probabili significati. Ero disorientata da quella massa di informazioni e vocaboli sconosciuti. Non avevo calcolato che potesse avere così tanti significati. Il cuore mi suggeriva di continuare a scavare, ma il mio cervello si arrese. La stanchezza e il sonno presero il sopravvento.
Dopotutto non potevo pensare di concludere la mia indagine in una sola notte, pensai cercando di giustificare la resa.
Terminai di preparare lo zaino che erano le due del mattino, mi infilai nel letto alla ricerca del meritato riposo, senza riuscire a prendere sonno.
Sotto al piumino tiepido, con la testa affondata nel cuscino di piume e gli occhi chiusi, vedevo scorrere davanti a me le pagine di internet in frenetica successione.




1 commento:

  1. Ormai sono diventata dipendente !!!! Aspetto con frenesia gli altri capitoli , complimenti !

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