capitolo 15


Quando arrivai a casa era domenica pomeriggio. Mi sentivo svuotata e profondamente delusa dall'atteggiamento di Brian; tutte le mie aspettative erano state disilluse. Salutai Beth e Lily rispondendo brevemente alle loro curiosità sulla gita e mi ritirai in camera per riposare un po’ prima di cena.
La mia stanza mi attendeva calda e accogliente come un nido, mi stesi sul letto riuscendo finalmente ad allentare le tensioni accumulate durante il fine settimana. Restai immobile per qualche minuto cercando di sgombrare la mente da tutti i cattivi ricordi della gita. C’era silenzio, pace, i raggi del sole entravano dalla finestra riempiendo l’ambiente di un tepore palpabile. Mi sentivo al sicuro; affondai la testa nel cuscino e mi voltai sul fianco sinistro in posizione fetale. Mi assopii all’istante.


«Camilla, Camilla! Vuoi giocare con me?» la voce squillante di Daisy, acuta e sottile come lo squittio di un pappagallo, mi destò all’improvviso. Aprii gli occhi e la vidi sulla porta della mia camera con due bambole tra le mani.
«Daisy fermati!» le urlò Beth dal corridoio, raggiungendola sulla soglia della mia stanza nel disperato tentativo di non disturbarmi.
«Oh scusa tesoro!» disse mortificata, «Continua pure a riposare» aggiunse tirando la porta dietro di sé e spingendo fuori la figlia recalcitrante.
Avevo perso la cognizione del tempo, non sapevo quanto avevo dormito, ma mi sentivo rigenerata. Rimasi sdraiata di fianco godendomi il risveglio con estrema calma.
I miei occhi, ancora assonnati, si spostavano pigramente sulla parete di fronte passando distrattamente da una foto all'altra.
La porta chiusa da Beth aveva lasciato in mostra le foto e i disegni dei tatuaggi di Brian. L’ingrandimento un po’ sgranato del famoso triskele, era appeso accanto alla foto del suo braccio destro, scattata durante la partita di basket. Mi ricordai di aver trovato sul manuale un disegno che mostrava qualche affinità con quel tatuaggio ma, colta dalla stanchezza, non avevo avuto il tempo di approfondire le mie ricerche.

SPILLA DI TARA

Tutti i miei propositi di cancellare Brian dalla mia vita svanirono all’istante. Di slancio raggiunsi il mio computer, lo accesi e, mentre aspettavo che si avviasse, indossai frettolosamente il pigiama.
Digitai quelle tre parole senza grandi aspettative ma, insperatamente, mi apparve sullo schermo un lunghissimo elenco di risultati che avevano, a vario titolo, pertinenza con la mia ricerca.
D'istinto cliccai la scritta che subito aveva catturato la mia attenzione: Leggenda di Tara.
Dopo la spiegazione di Mr.Wilson sulla doppia lettura delle leggende Washoe pensai che fosse un buon punto di partenza. Se, come lui sosteneva, c’era sempre un fondo di verità in tutte le leggende, magari avrei potuto fare una rilettura anche di questa, pensai.



All’inizio della pagina c’era una fotografia della spilla. Spostai più' volte il mio sguardo dallo schermo alla foto appesa sulla parete. Forse avevo del tutto perduto la mia obbiettività, ma la somiglianza con il tatuaggio di Brian mi sembrava sempre più credibile. Cominciai a leggere sussurrando le prime frasi:

C’era una volta un posto mitico che si chiamava Tara (1). Forse era in Irlanda, forse nella terra del sogno, forse in un posto che non c’è.

Un brivido mi corse lungo la schiena; l'incipit era decisamente accattivante. Mi avvicinai con la sedia alla scrivania immergendomi anima e corpo nella leggenda.

Gli abitanti del posto erano persone comuni, alcuni erano più saggi, altri meno. Alcuni si ponevano domande altri meno, ma tutti erano legati dall’amore per la loro terra, Tara. Un giorno, o forse una notte, nel momento in cui il giorno si incontra con la notte, una grande nube di nebbia scese dal cielo e avvolse Tara. Si udì un gran fragore e gli abitanti del posto intravidero, attraverso le nebbie, avanzare degli esseri strani e misteriosi che dichiararono di essere della stirpe del Popolo dei Dana(2) e di venire dalle Terre a nord del mondo(3).
Gli abitanti di Tara fuggirono spaventati e per molto tempo si tennero alla larga da quegli strani esseri. Ma i più’ saggi tra loro, incuriositi, si avvicinarono e accettarono di incontrarsi con loro.
Da quegli incontri, e da quegli strani esseri, gli abitanti di Tara impararono molte cose. Impararono la scienza, la magia, l’arte, l’astronomia, l’erboristeria, la musica, e la medicina.
Ma il Popolo dei Dana non si limitò a questo: regalò a quei primi uomini saggi 4 doni. Erano oggetti con poteri soprannaturali che avrebbero costituito da quel momento la dote dei Re d’Irlanda. I 4 doni erano: una coppa (4) , una pietra(5), una lancia (6), una spada (7).
Con questi 4 doni iniziò la stirpe dei Re d’Irlanda, gli Ard-Ri, e Tara ne divenne la dimora reale. Iniziò così un’era di grande prosperità e benessere e Tara fu un esempio di regno illuminato per tutto il resto del mondo. Tara era un esempio di società giusta e democratica. Qui si svolgevano le assemblee a cui presenziavano tutte le fasce sociali, e sia i Druidi che il Re si attenevano alle decisioni prese collettivamente. Tara era anche il posto dove si formavano sia i sacerdoti che i guerrieri, perché era un monastero-fortezza dove i guerrieri si preparavano alle battaglie e dove i sacerdoti mantenevano aperta la porta sull’altro mondo.
I Re di Tara avevano un’insegna, una spilla magica, che gli era stata consegnata dal Popolo dei Dana quale simbolo del loro regno. Era un oggetto di grande potenza il cui significato veniva trasmesso di re in re. Con questo oggetto magico essi proteggevano tutta la nazione e da esso traevano forza per il loro regno (8).
Quando il Popolo dei Dana se ne andò, avvenne tutto in una notte, o meglio nell’incontro tra giorno e notte. Nessuno se ne accorse: se ne andarono nel nulla, come dal nulla erano venuti. Si dice che parte di loro tornò nelle Terre a nord del mondo, e che altri invece si rifugiarono nel Sidh, l’Altro mondo.
Ma gli Ard-Ri avevano ormai imparato ad usare i 4 doni, e Tara restò ancora per molto, molto tempo un esempio di società giusta e progredita, un faro per tutta l’umanità’.
Quando il mondo piombò nelle barbarie, fu necessario proteggere l’esperienza di Tara per preservarla per le umanità future.
Apparentemente tutto si disperse: dei 4 doni nacquero ogni sorta di dicerie e di superstizioni, tutto si tramutò in un mito.
La spilla di Tara venne ritrovata secoli e secoli dopo sulla spiaggia delle terre nei pressi dell’antico regno, e degli antichi abitatori di Tara si perse ogni traccia.
In realtà gli Ard-Ri e il loro popolo non andarono da nessuna parte: sono ancora li’, a Tara, nel mondo invisibile che sta accanto al nostro.

Note
1 – Tara e’ una collina nella contea di Meath in Irlanda. Era l’antica sede dei Re d’Irlanda. Sul posto sono stati ritrovati monumenti megalitici, tumulus e graffiti di epoche diverse, le più antiche delle quali risalgono a più di 6.000 anni fa.
2 – Popolo dei Dana: traduzione di Thuata De Danann, la mitica stirpe di origini divine che secondo la mitologia irlandese «venne dal nulla e scomparve nel nulla».
3 – la citazione e’ tratta dai Miti delle Invasioni irlandesi.
4 – la coppa e’ identificabile nel Graal, mito che compare in tutte le tradizioni del pianeta.
5 – secondo alcuni studiosi, la Pietra di Fail, o pietra del Destino, non avrebbe mai lasciato l’Irlanda. Secondo altri sarebbe stata oggetto di grandi contese e più volte trafugata e presa con la forza dalle varie fazioni. Per molto tempo una pietra identificata come la Pietra del Destino e’ stata a Westminster, sul trono dove incoronavano i re inglesi.
6 – la lancia e’ stata identificata con la lancia con cui Longino ha ferito Gesù Cristo.
7 - la spada e’ stata identificata con Excalibur, la spada di Re Artu’.
8 – un gioiello prezioso, decorato con filigrana d’oro, ambra e smalti, risalente all’VIII secolo, è stato rinvenuto nel 1850 sulla spiaggia di Bettystown, poche miglia a sud di Tara Hill. Il reperto è stato identificato come la mitica spilla di Tara, «the Tara Brooch», ora conservata al National Museum di Dublino.

Lessi la leggenda tutta d’un fiato, note comprese. Alcune parole presero a rimbalzare nella mia testa:
Thuata De Danann”
Non poteva essere solo una coincidenza. Brian Danan. Quel cognome così normale acquistò una luce inaspettata. Mi si accapponò la pelle. Come potevo spiegare razionalmente tutto questo. Le parole di Mr.Smokey mi tornarono alla mente; c’erano delle similarità tra la leggenda Washoe e quella di Tara che balzavano agli occhi.
«Mio Dio!» mi portai le mani alla bocca per impedire che uscissero altre esclamazioni spontanee e incontrollate. Colta da un'improvvisa fobia, mi voltai per controllare che la porta della camera fosse sempre chiusa: non c’era nessuno alle mie spalle. Mi sembrava tutto così surreale, un labirinto onirico affascinante quanto intricato e spaventoso. Rimasi qualche istante a fissare la pagina di internet ripercorrendo i passi fondamentali; prima di partire con le mie fantasiose ricostruzioni volevo assolutamente fugare la possibilità di un'errata interpretazione. Cercai tra gli scatti che avevo nella memoria del mio pc quello di Brian che mi fissava dritto negli occhi.
«Chi sei?» continuavo a ripetermi osservando la sua immagine.
Passai del tempo a leggere e rileggere la leggenda della spilla di Tara ormai irretita dalle similitudini e dai possibili collegamenti.
Le informazioni che avevo raccolto vagavano caoticamente nella mia testa. Non avevo un quadro preciso della situazione; ero frastornata. Mi trovavo ad un punto fatidico della mia indagine, in quella delicata fase in cui ogni singolo elemento si avvicina agli altri in cerca della corretta connessione. Come quando disponi tutti i pezzi di un puzzle sul tavolo e cominci a girare le tessere nel verso giusto. Dovevo fare chiarezza, dovevo iniziare a definire i contorni del quadro. Presi carta e penna e cominciai a sintetizzare tutto quello che avevo scoperto.
Disegnai i due tatuaggi Di Brian: il Triskele e la Spilla di Tara. Da quei disegni e dalla loro interpretazione era decollata la mia indagine.
Entrambi condividevano la derivazione celtica, ma se il primo, il Triskele, era un simbolo talmente diffuso da non rendere possibile una precisa collocazione, il secondo, la Spilla di Tara, restringeva almeno geograficamente il campo della mia ricerca ad una zona precisa: l'Irlanda.
Rilessi attentamente gli appunti che avevo preso a lezione. La leggenda raccontata da Mr.Smokey parlava di «spiriti giunti dal cielo»; possibile che avessero a che fare con i Thuata De Danann di cui parlava la Leggenda di Tara?
«...una grande nube di nebbia scese dal cielo e avvolse... gli abitanti del posto intravidero...avanzare degli esseri strani e misteriosi...» rileggevo con attenzione alcuni passaggi.
Tra le due leggende c’era una differenza temporale che non potevo trascurare. La leggenda Washoe era storia recente rispetto all’altra. Per la tribù Washoe questi spiriti quasi perfetti erano arrivati a Tahoe un paio di secoli fa, mentre la leggenda di Tara faceva riferimento a creature semidivine che andavano a collocarsi nella notte dei tempi, circa seimila anni fa.
«Seimila anni fa!» Se davvero, come immaginavo, le due leggende parlavano delle stesse persone c’era un buco di 6000 anni da colmare. Dove erano stati in tutti quei secoli?
Secondo la leggenda di Tara: “se ne andarono nel nulla come dal nulla erano venuti” continuai a rileggere la pagina internet, “Si dice che parte di loro tornò nelle Terre a nord del mondo, e che altri invece si rifugiarono nel Sidh, l’Altro mondo”. Forse la mia immaginazione stava correndo un po' troppo, dovevo darmi una calmata. Certo le descrizioni collimavano in molti punti, ma cosa legava Lake Tahoe all’Irlanda? Come e perché queste strane creature erano riapparse qui duecento anni fa?
La parte razionale del mio intelletto, stordita ma ancora vigile, suggeriva di non farmi suggestionare. Detti un’ultima occhiata alla foto di Brian e spensi il computer. Mi affacciai alla finestra in cerca di un po' d'aria fresca per schiarirmi le idee. Sentivo le voci allegre degli Stewart riuniti nel soggiorno. Mi gettai dietro le spalle tutti gli enigmi irrisolti che occupavano i miei pensieri e decisi di raggiungerli.

A cena partecipai alla conversazione discorrendo del più e del meno con il resto della famiglia, anche se una parte del mio cervello continuava a lavorare indefessa nel cercare di far combaciare i vari pezzi del puzzle. Avevo maturato la convinzione che non potevo affidarmi all’uso esclusivo del mezzo informatico per le mie indagini; non ero in grado di stabilire se quello che avevo trovato proveniva da fonti attendibili. D’un tratto mi ricordai che Mr.Smokey mi aveva suggerito di visitare la biblioteca dell’Università di Reno per approfondire l’argomento.

«Mi piacerebbe visitare la biblioteca di Reno!» esordii di getto. «Quali sono i collegamenti tra Incline e Reno?»
«Cosa devi fare nella biblioteca dell’Università?» mi chiese Lily stupita.
«Mr.Smokey mi ha suggerito di approfondire alcuni temi del progetto Washoe, a quanto pare la biblioteca di Reno ha una fornita selezione di libri sulla tribù» giocai a carte scoperte per non insospettire gli Stewart.
«Brava Camilla! Ti fa onore questa devozione allo studio» si complimentò orgogliosa Beth.
«Se vuoi posso accompagnarti io, ho un appuntamento con il preside Garner lunedì mattina, maaa... in tal caso perderesti un giorno di scuola … non so …» aggiunse dubbioso Mr.Stewart.
«Sarebbe fantastico!» esclamai soddisfatta.
La visita di Mr.Stewart al preside dell’Università di Reno era davvero una fortunata coincidenza. Oppure, pensai subito dopo, ancora una volta il destino manovrava la mia vita con i suoi misteriosi e inaspettati sincronismi.
«Ma non avete l’incontro con Mr.Wilson lunedì?» chiese Mr.Stewart tentennante.
«Beh … in realtà sì, ma sono sicura che approverà la mia assenza quando gli dirò che sono stata in cerca di materiale di approfondimento!» cercai di convincerlo.
«Forse hai ragione. Parlerò io con Jason, apprezzerà sicuramente il tuo impegno».
«Papà posso venire con voi?» lo supplicò Lily, sfoderando un sorriso sproporzionato e quell’espressione da cucciolo smarrito che spesso risvegliava gli istinti misericordiosi del padre.
«E tu cosa verresti a fare a Reno?» gli rispose secco. «No Lily, non credo che sia una buona idea, faresti distrarre Camilla e perderesti inutilmente un giorno di scuola, sarà per un’altra volta» concluse risoluto.
«Dai papà!» provò a supplicarlo assaporando già l’idea di una giornata libera.
«Niente da fare signorina!» gli fece eco Beth con la stessa determinazione.
La coalizione genitoriale non le lasciò alcun margine di trattativa. Lily fu costretta a gettare le armi e manifestò tutto il suo disappunto imbastendo una guerra del silenzio per il resto della cena.
Ero sinceramente dispiaciuta per lei ma personalmente mi sentivo già su di giri. Non sapevo ancora come avrei condotto la mia ricerca, ma l’idea di scartabellare alla cieca in una biblioteca mi eccitava moltissimo; avevo sempre subito il fascino di librerie e biblioteche e non vedevo l’ora di iniziare a fiutare tra i volumi come un segugio.
 

7 commenti:

  1. Bello anche questo capitolo!!! Finalmente cominciamo ad avvicinarci ad una tesi su chi sia Brian!!! Brava continua così!!!

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  2. Bel capitolo, non vedo l'ora di leggere cosa scoprirà Camilla su Brian e "la spilla di Tara"
    continua così sei brava.

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  3. bel capitolo il mistero si fa sempre più interessante aspetto con ansia di leggere cosa scoprirà sul conto di Brian

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  4. Wow la storia si fa sempre più interessante, e la nebbia del mistero si sta diradando. Non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo! =)
    Hoara

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  5. bene bene il mistero si infittisce (e la curiosità pure). Brava, aspetto con ansia il seguito! Antonia

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Bel Capitolo! ;)
    aspetto con ansia altri capitoli! non vedo l'ora..

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