capitolo 17


Avevo afferrato quel libro velocemente, senza prestare troppa attenzione alle parole di Sean. Lo avevo ringraziato, sollevata per la sua inaspettata solidarietà, ed ero scappata giù per le scale divorando rumorosamente i gradini in rapida successione.
Raggiungere la caffetteria quanto prima era la mia unica preoccupazione.
Mentre aspettavo impaziente che l’addetto al desk terminasse di inserire i miei dati per ottenere il prestito del libro, le parole di Sean tornarono come un'eco nella mia testa.

 

Aveva citato la prossima festa di Halloween, ma a che diamine si riferiva, mi domandai perplessa. Ripensai alla conversazione che avevamo appena terminato, alle sue parole enigmatiche, alle sue affermazioni così poco esaustive. Tutti i fratelli Danan erano accomunati da uno strano modo di fare e da un altrettanto incomprensibile modo di comunicare. Quello che li rendeva incredibilmente attraenti agli occhi degli altri era proprio quell'inconfondibile, enigmatico e seducente atteggiamento di sfrontata indifferenza; un distacco imperturbabile che, a dispetto della situazione contingente, li differenziava sempre e comunque. All'apparenza il loro comportamento oscillava tra il menefreghismo e la negligenza ma, a mio parere, celava una natura diversa, un pensiero non comune, un'etica generata da valori e princìpi non facilmente accessibili. Era stato proprio questo il motivo che inizialmente aveva scatenato il mio interesse...

«Fatto!» mi richiamò l'addetto porgendomi la tessera della biblioteca tutto sorridente.
«Grazie!»

Raccolsi in fretta tutte le mie cose e mi precipitai fuori.
Quando arrivai alla caffetteria ero trafelata e in notevole ritardo sull'orario dell’appuntamento. Mi guardai attorno ansiosa ma fortunatamente di Mr.Stewart non c’era traccia. Presi il telefonino e gli inviai un messaggio:

SONO ALLA CAFFETTERIA.
TUTTO BENE. TI ASPETTO QUI!
CAMILLA

Mi sentii subito sollevata; notificare a Mr.Stewart la mia posizione consentiva alla mia coscienza, colpevole per il ritardo, di riscattarsi almeno un po'.
Erano le 2,15 del pomeriggio e la caffetteria era ormai quasi vuota. I pochi studenti rimasti ad animarla presenziavano la sistemazione della grande sala ad opera degli addetti alle pulizie.
Camerieri e cuochi erano indaffarati a ritirare gli ultimi vassoi rimasti esposti semivuoti sul bancone. Mi avviai rassegnata verso un distributore automatico ripiegando sulla più classica delle combinazioni: sandwich al tonno e lattina di Coca Cola.
Poggiai la mia borsa sul tavolino, mi tolsi il giubbotto e finalmente, assolti tutti i doveri, mi abbandonai su una poltroncina in cerca di un po' di relax. Una volta che ebbi messo a tacere lo stomaco con i primi bocconi del mio frugale pranzo presi in mano il libro rosso suggerito da Sean, lo portai alle narici e ne inspirai il profumo.
Era un'edizione piuttosto antica, sapeva di carta ingiallita, di colla e soprattutto di tempo vissuto. Lo poggiai sulle gambe sfogliando distrattamente le prime pagine con la mano destra, mentre la sinistra era ancora impegnata con la somministrazione del sandwich. Mi soffermai su un'immagine che aveva colpito la mia immaginazione e cominciai a leggere.



♫(click tasto destro): 'King of Fairies' by Carol Thompson
 

La religione celtica non era fondata sul principio del bene e del male, ma su quello degli equilibri naturali. Sarebbe errato considerarla politeistica, in quanto dio supremo era Oiw, e tutte le altre divinità, ben più di 300, altro non erano che sue stesse personificazioni, tramite le quali Oiw riusciva a farsi ‘conoscere’ dagli uomini.
Per i celti il tempo era ciclico: le ore si susseguivano per ritornare a quella originaria, le giornate non iniziavano all’alba ma venivano contate partendo dalla notte, le stagioni scandivano i ritmi della vita e della morte. La morte non era la fine ma, semmai, un nuovo inizio...
In tutti i cicli della natura si trovava l’elemento divino, che permeava l’intera vita dei Celti. Le feste celtiche erano proprio i momenti in cui si aprivano le porte tra il mondo degli uomini e quello degli dei e in alcune ricorrenze gli spiriti dei morti potevano comunicare con i viventi...
L’anno celtico consisteva di 13 mesi: 12 come i nostri attuali più un mese di 3 giorni alla fine di ottobre che collegava l’anno vecchio al nuovo.

L’argomento era estremamente affascinante, la narrazione era indiscutibilmente evocativa, ma passavo da una pagina all'altra senza riuscire a cogliere l'aspetto, 'altamente educativo', accennato da Sean.

Non vi era un giorno sacro in particolare, ma vi erano delle feste celtiche o festività...
Le feste celtiche celebravano i momenti dell’anno nei quali il mondo terreno e il mondo degli dei si sovrapponevano.
Le feste celtiche erano divise in due cicli: il primo ciclo era quello del viaggio del sole attraverso il cielo, e comprendeva quindi i due solstizi e i due equinozi. Le feste solari, dette anche Alban, erano:
Alban Arthuan, Alban Eiler, Alban Heruin, Alban Elved.
Il secondo ciclo era quello delle stagioni, legato alle tradizioni contadine quali il tempo della semina, della fioritura, della maturazione e del raccolto. Queste feste erano dette feste del fuoco ed erano considerate le più importanti:
Samhain, Imbolc, Beltane (o Beltain), Lughnasadh.
Ogni festa veniva solitamente celebrata per tre giorni: prima, durante e dopo il giorno ufficiale di osservanza.
Per il celti il 3 era il numero della divinità.

Iniziavo a perdermi tra quella selva di strani nomi. Ero talmente impegnata nel tentativo di pronunciarli in modo credibile che spesso mi distaccavo dal contenuto del testo ed ero costretta a rileggere più volte lo stesso passaggio.
Erano poco più delle tre; Mr.Stewart probabilmente era ancora impegnato a sbrigare le sue faccende o a parlare con il preside Garner.
Bevvi un sorso di Coca Cola, poggiai il resto del sandwich sul tavolino e afferrai il libro con entrambe le mani concentrandomi sulla lettura.

Samhain è la festa irlandese più menzionata nelle opere mitologiche ed epiche, quella che più ha interessato o intrigato gli eruditi. Per i Celti era il momento in cui gli uomini avevano accesso all’Altro Mondo, il momento in cui l’eternità del Sìd penetrava il tempo e ne sospendeva il corso. Era una festa di chiusura dell’anno trascorso e di apertura dell’anno che stava per arrivare. Il tempo di Samhain e quello del Sìd brevemente si confondevano con quello dell’umanità. Gli uomini avevano accesso al mondo degli dei senza incorrere nell’oltraggio o nel sacrilegio.
La festa più importante per i Celti si svolgeva quindi proprio in onore del 1° Novembre.
I festeggiamenti di Samhain (significava fine dell’estate) duravano tre lunghe notti, durante le quali i Druidi compivano sacrifici di animali per ingraziarsi gli dei.
Si credeva che la notte del 1° Novembre le divinità donassero agli esseri viventi sulla terra alcune ore in cui il tempo era bloccato (relativamente agli uomini). Il tempo non scorreva più.
Ciò era importantissimo per i Celti, dal momento che loro avevano individuato nel tempo il fattore che differenziava l’essere vivente dagli dei. Per i Celti infatti il tempo non era oggettivo ma soggettivo.
Ad esempio: secondo loro 50 anni di un albero secolare sarebbero durati come 2 o 3 dei nostri anni, così come un animale dalla vita breve avrebbe avuto la sensazione di vivere per 10 anni mentre per noi ne era passato uno soltanto.
Questa diversità nello scorrere del tempo creava un divario tra le anime degli esseri ancora in vita e quelle dei morti e delle divinità.
Il 1° Novembre il tempo veniva bloccato, e in questo modo il mondo di tutti i giorni si fondeva per alcune ore con quello dove risiedevano divinità e trapassati.
Non c’era più il solito confine tra i vivi e i morti; era possibile incontrare di nuovo i propri cari scomparsi, ma anche venire in contatto con spiriti ed entità sconosciute...
Da questa festività celtica deriva la festa che ancora oggi viene celebrata l'ultima notte di Ottobre, universalmente conosciuta con il nome di Halloween.

Sobbalzai sulla poltrona. Finalmente avevo trovato la connessione!
Nominare Halloween non era stato così casuale, pensai, ma cosa aveva voluto dirmi Sean? Rilessi il paragrafo più volte, alcuni concetti e alcune parole continuavano ad attirare la mia attenzione, come se fossero state provvidenzialmente evidenziate.
Tutto il capitolo trattava l’ambivalenza tra il mondo terreno dei mortali, e l’Altro Mondo, quello dei defunti, degli spiriti e degli dei, ognuno dominato da un diverso fluire del tempo. Erano mondi distinti e separati, come due rette parallele, ma durante la notte di Halloween, il 1° novembre, questi due mondi si incontravano brevemente per qualche ora, le due rette si intersecavano, per poi separarsi nuovamente per un altro anno.
Un brivido mi attraversò la schiena. In un attimo tutto mi fu chiaro, tutto divenne paurosamente limpido e cristallino. Inaspettatamente la verità aveva fatto breccia nei miei confusi ragionamenti come un fulmine nel cielo nero di una notte temporalesca.
Non c’era niente di ambiguo, niente da decifrare, Sean mi aveva servito su un piatto d’argento la risposta a tutte le mie domande.
Brian ed io facevamo parte di mondi diversi e anche se mi restavano da definire i contorni di questa nuova immagine di una cosa ero certa: il mio era sicuramente quello terreno.
Mi strinsi tra le spalle cercando di fronteggiare l'improvvisa ondata di gelo che mi aveva fatto rabbrividire ingiustificatamente nella calda atmosfera della caffetteria.
Rilessi nuovamente i passaggi salienti, che alla luce di quella nuova consapevolezza acquistavano significati diversi, aprendo altri orizzonti e nuovi interrogativi.
Se Brian, Sean, Ian e tutti i loro simili erano liberi di circolare indisturbati da un mondo all’altro e sicuramente non erano defunti, allora... cos'erano?
Erano sicuramente qualcosa che mi restava difficile spiegare razionalmente, qualcosa che la mia voce non osava neppure pronunciare. Nell’angolo più remoto dei miei pensieri si stava concretizzando quella che fino a poco prima era stata solo una fantastica congettura; i Danan dovevano essere una sorta di Spiriti Superiori.
Forse quella non era la definizione più giusta, ma doveva esserci molto vicina. Mi sembrava così ovvio pensare a Brian come ad una creatura semi divina, che mi stupì non averci pensato prima. Era la risposta a tutte le cose che non riuscivo a spiegarmi.

L’euforia per la rivelazione aveva spedito la mia lucidità in ferie. Riuscivo a vedere tutta questa storia in una prospettiva normale, come se la presenza di creature semi divine sulla terra fosse roba di tutti i giorni.
Se davo credito a quello che avevo appena letto, in qualche modo, durante la festa di Halloween, la relazione tra spiriti e mortali, tra Brian e me, sarebbe cambiata per qualche ora.
Sean non aveva voluto dirmi 'cosa fare' per chiarirmi con Brian, né tanto meno 'come farlo', ma mi aveva suggerito 'quando'.
Se mai avessi avuto una possibilità per sistemare le cose con Brian, avrei dovuto sfruttare quelle poche ore di connessione durante la festa di Samhain.
La notte di Halloween era il momento giusto.


5 commenti:

  1. Bello ;) Aspetto con ansia un nuovo capitolo... :)

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  2. bello...ora la curiosità mi sta divorando....^__^qnto manca ad halloween????

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  3. Oddio e adesso ad Halloween che cosa ci dobbiamo aspettare ? Non resisto così ,sono mortalmente curiosa cmq bravissima ci lasci sempre sul filo del rasoio.

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  4. anche questo capitolo merita i mie complimenti non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo per scoprire cosa accadrà ad halloween
    e non vedo l'ora di leggere cosa accadrà fra camilla e brian

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  5. Fantastica come sempre!!!Cosa posso aggiungere?!?! il cpitolo mi ha lasciata col fiato sospeso, adesso attendo la notte di halloween!! Non vedo l'ora!!! :)

    Giangina

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