capitolo 18


La soddisfazione per la scoperta mi aveva donato un nuovo slancio e il giorno successivo trottai fino a scuola in preda all'euforia. Ero così sicura delle mie deduzioni, così orgogliosa del risultato ottenuto, che dimenticai perfino di indossare i miei occhiali a specchio. Mi sentivo stranamente rasserenata e forte delle mie scoperte non vedevo l’ora di confrontarmi con Brian.


Quando raggiunsi il mio armadietto mi accorsi subito della maestosa presenza del clan dei Danan: Brian, Tian, Leo e Ian parlottavano svogliatamente cercando di ingannare il tempo in attesa dell'inizio delle lezioni. Ostruivano quasi completamente il corridoio della scuola; se non fosse stato per la presenza di Tian, che abbassava l'altezza media del gruppo ad una quota quasi normale, sarebbero sembrati un gruppo di studenti in visita ad una scuola elementare.
Dovevo assolutamente approfittare di quell'occasione, pensai. Mi diressi verso di loro con passo deciso. Brian fu il primo ad accorgersi di me. Mi guardò interdetto, disorientato e quasi intimorito dal cambio di atteggiamento e dalla sicurezza che leggeva nei miei occhi.
«Ciao ragazzi!»
«Hey ciao Cami! Ci hai dato buca ieri, eh!» sorrise ammiccante Leo, «Che hai fatto? Ti sei data malata per saltare la noiosissima lezione di Mrs.Haywood?» continuò a scherzare burlandosi di me.
«In verità sono stata a Reno con Mr.Stewart».
«Oh mio Dio! Una giornata intera con il preside Stewart? Questa sì che è una tortura!» aggiunse Tian cogliendo al volo l'assist che gli avevo servito per far divertire gli amici.
Leo rise sguaiatamente. Ian, sempre parco nel manifestare le proprie emozioni, quasi sorrise increspando l’angolo sinistro della bocca. Brian, invece, restò impassibile. Stava fermo in mezzo ai due amici, le mani in tasca, la testa leggermente inclinata verso la spalla sinistra e lo sguardo perso nei dettagli del coloratissimo giubbotto di Leo.
« Beh per me non è solo il preside Stewart, in fondo abitiamo nella stessa casa».
«Che disgrazia!» continuò Leo sarcastico suscitando l'ilarità di Tian.
La beffa ai danni di Mr.Stewart stava assumendo toni fastidiosi e mi sentii in dovere di prendere le difese del mio quasi-padre.
«Dai, basta scherzare! E’ una splendida persona,… e poi mi ha dato solo un passaggio, volevo visitare l’Università di Reno.» conclusi osservando di straforo la reazione di Brian.
Mantenne la stessa posa: lo sguardo immobile, gli occhi vitrei, inanimati e freddi come diamanti. Apparentemente sembrava del tutto disinteressato, assente, ma non potei fare a meno di notare il massetere teso nella contrazione della mascella e le sopracciglia lievemente aggrottate; certo erano piccoli segnali, ma erano segnali chiari, precisi e significativi. Leggevo chiaramente che ardeva dalla voglia di chiedermi spiegazioni e per una volta ebbi la piacevole sensazione di tenere in mano le redini del gioco.
«Lo sai che a Reno ci studia Sean! Il fratello maggiore di Ian e di Brian.» aggiunse Leo sorpreso.
«No! Davvero?» mentii con una spudorata naturalezza contando sull’omertà che Sean mi aveva garantito.
«Credevo lo sapessi!»
«Si forseee...»
L'Impassibilità dei fratelli Danan, rimasti estranei all'intera conversazione, fu la conferma che Sean aveva tenuto fede alla parola data.
«Comunque non ti sei persa granché...» aggiunse Tian. «La lezione di Mrs.Haywood è stata tra le più noiose a cui abbia assistito. Diapositive per un’ora e mezzo! Mi sono quasi addormentato!»
«A proposito, c’è una grande novità!» esclamò Leo, «Ieri hanno preso alcune decisioni in merito alla festa di Halloween. Si farà nella palestra della scuola! Tu che fai, ci vieni?» mi chiese ansioso.
Brian continuava ad ignorarmi, e il mio splendido umore della mattina stava iniziando rapidamente a scemare.
«Beh,… credo di sì!»
«In tal caso, cara signorina, visto che non ha ancora un accompagnatore, potrei farle da cavaliere se lo desidera?» concluse Leo con tono cerimonioso mimando una sorta di bacia mano.
Brian gli lanciò un'occhiata furtiva. In realtà fu solo un rapido movimento oculare che in circostanze normali sarebbe sembrato insignificante e passato inosservato, ma di fronte a quell'esibizione di assoluta e controllata staticità acquistava un valore di non poco conto. Se quello era l'unico modo per suscitare una sua reazione non potevo lasciarmi sfuggire quella ghiotta opportunità. Inspirai profondamente e mi lanciai nella sfida.
«Perfetto!» gli risposi deliberatamente euforica, «Sono sicura che ci divertiremo un sacco!»
Leo mi guardò incredulo, «Bene! … Allora...poi … magari … ci mettiamo d’accordo...» farfugliò visibilmente sorpreso.
«Sicuro!»
Improvvisamente sentii tutto il peso del suo sguardo. Adesso Brian mi fissava intensamente; percepivo sulla mia pelle, tangibile come il tocco di una mano, la sua voglia di incrociare i miei occhi. Opposi resistenza per qualche istante continuando a ricambiare il sorriso di Leo vagamente imbarazzato, ma era dannatamente difficile ignorare la volontà di Brian. Mi teneva allacciata al suo sguardo da un lungo e invisibile elastico, teso fino al punto di rottura, non riuscivo più a simulare indifferenza, dovevo voltarmi. Quando la mia determinazione si sottomise alla sua, mi voltai lentamente temendo il suo giudizio, ma Brian prima che potessi intercettare i suoi occhi abbassò lo sguardo a terra, abbozzando un mezzo sorriso. Forse, pensai, la mia ostentata euforia per l’invito di Leo non lo aveva del tutto convinto, chissà!?!?
«Ah, quasi dimenticavo!» esclamò Leo rompendo inconsapevolmente la tensione, «C’è da preparare una bozza dell’articolo per la prossima settimana» cambiò argomento cercando di dissimulare il suo imbarazzo, «Ma comunque ti dirà tutto Brian, non è vero?» esclamò voltandosi verso di lui in attesa di conferma.
«Sì, … credo proprio che ci dovremo vedere …» aggiunse serio incrociando finalmente il mio sguardo. Poi, controllando Ian che lo fissava visibilmente contrariato, aggiunse: «Se per te va bene possiamo fare venerdì alla solita ora?»
Osservai velocemente Ian e Brian che si sfidavano ostili in assoluto silenzio; inspirai profondamente cercando di mantenere un tono distaccato e risposi:
«Perché no!»
Il suono della campanella fu, come di consueto, provvidenziale.
«Ci vediamo dopo!» li salutai coralmente lieta di porre fine alla tensione che solo Tian sembrava non avvertire. Afferrai Leo per la manica del giubbotto e mi affrettai verso l’aula di letteratura inglese trascinandomelo dietro.

La settimana trascorse come sempre in attesa dell’incontro con Brian del venerdì. Lo incrociai di sfuggita un paio di volte, durante il cambio delle lezioni e all’uscita di scuola, ma Glenda gli stava incollata addosso con la stessa tenacia di una patella su uno scoglio e lui non mi degnò mai di uno sguardo.
Il giovedì era in programma l'incontro di basket più atteso della stagione, si sfidavano le prime due squadre del torneo. Non ero né una fanatica né una tifosa occasionale; con tutta probabilità le mie competenze erano di gran lunga sotto la media, ma l’insistenza di Lily e la crisi di astinenza da Brian mi convinsero ad ampliare il raggio delle mie conoscenze sportive.
Come al solito Lily dedicò molto tempo alla scelta degli abiti da indossare e alla messa a punto del look, impeccabile ed appropriato come sempre, così quando arrivammo in palestra eravamo in ritardo e la piccola tribuna della scuola era già stracolma. Ci guardammo attorno deluse; non c’erano posti liberi. April, seduta a terra a bordo campo, si sbracciava facendoci segno di raggiungerla, e visto che non vi erano alternative più confortevoli decidemmo di seguire il suo esempio e quello di molti altri studenti che ci avevano preceduto. Mi accodai a Lily passando velocemente davanti alla prima fila della tribuna; arrivate in prossimità della linea di metà campo, vidi i ragazzi seduti trarsi indietro simultaneamente con gli occhi sbarrati. Non feci a tempo a voltarmi del tutto ma intravidi, con la coda dell’occhio, la palla che minacciosa si avvicinava velocemente dritta verso la mia faccia. Fu solo una frazione di secondo. Una mano mi si parò davanti al viso, protettiva come uno scudo, scagliando la palla lontano. Nel tentativo di schivarla persi l’equilibrio rischiando di cadere rovinosamente sugli spettatori della prima fila. Misi le mani avanti istintivamente, come si fa quando ormai la caduta è inevitabile, ma un attimo prima dell’impatto mi sentii afferrare alla vita da dietro.
Brian. Le sue braccia mi tenevano stretta. Riconobbi il tatuaggio sul braccio destro che mi cingeva la vita, il calore del suo corpo sulla mia schiena, il battito accelerato del suo cuore e quello strano e inconfondibile formicolio.
«Tutto a posto?» mi chiese ansimando per la fatica.
«Sì...» esitai un istante. «Tutto a posto!» gli risposi imbarazzata.
Non appena lo ebbi rassicurato mi rimise sui miei piedi e mollò la presa. Tutto si svolse in pochi secondi, la partita riprese immediatamente e nessuno si accorse del mio turbamento. Il pubblico era troppo preso dal fervore agonistico per fermarsi ad osservare le mie reazioni emotive.
Raggiunsi Lily ed April a fondo campo e rimasi a guardare il resto dell’incontro completamente inebetita. Vedevo senza guardare, sentivo senza ascoltare; i miei sensi, appannati e appagati da quel contatto fugace, non funzionavano più come avrebbero dovuto. Rimasi a cullarmi beata nei miei pensieri fino alla fine dell'incontro.
«Hey Cami?» mi risvegliò April a fine partita. «Guarda Glenda! Sembra una piovra, povero Brian!»
In mezzo al campo un gruppo di ragazzi festanti portavano in tripudio i giocatori della squadra. Solo in quel momento rinvenni dal mio stato di torpore mentale deducendo che dovevamo aver vinto l’incontro. Individuai Glenda abbracciata sinuosamente a Brian che a sua volta le teneva un braccio sul fianco.
«Beh...non mi sembra che lo infastidisca così tanto!» le risposi calma.
Avevo ricevuto la mia razione personale e inaspettata di Brian, e mi sentivo così soddisfatta che neppure l'atteggiamento di Glenda era in grado di farmi cambiare umore.
Sapevo che l’indomani lo avrei rivisto e bastò questo pensiero a rasserenarmi e ad accompagnarmi fino a casa.

Il giorno seguente, dopo una giornata di scuola che sembrava non finire mai, mi incamminai ansiosa e felice verso casa Danan.
Passeggiare per Incline in mezzo alla neve che ormai aveva imbiancato tutto, era sempre un’emozione fortissima. Cercavo di godermi quel contatto con la purezza della natura passo dopo passo.
La mia andatura era lenta; la neve fresca e poco compattata rendeva il rumore dei miei passi appena percettibile. L’aria fredda scendeva dentro ai polmoni quasi solida e i miei occhi si riempivano di quel bianco lacrimosi ma soddisfatti.
Quando arrivai a suonare il campanello di casa Danan ero completamente inebriata dal paesaggio.
La madre di Brian venne ad aprire la porta.
«Sì, desidera?» mi chiese algida e inespressiva.
Il sorriso si spense sulle mie labbra; come poteva non ricordarsi affatto di me?
«Salve signora Danan» le risposi educatamente. «Io …ecco …dovreiii…c’è Brian?» le chiesi a corto di spiegazioni.
«Chi devooo …»
«Eccomi!» la voce sicura di Brian mi tolse dall’imbarazzo. La figura austera di sua madre mi incuteva una certa soggezione.
«Se vuoi scusarci…» le disse acido aprendomi la porta per invitarmi ad entrare. «Noi dobbiamo studiare oggi».
Sospinta da Brian mi incamminai sulla passerella senza voltarmi indietro; temevo che lo sguardo di sua madre potesse incenerirmi. Ricordavo la strada per raggiungere la sua camera e sentire il rumore dei suoi passi decisi dietro ai miei mi infondeva sicurezza.
Stavo ammirando il paesaggio dalle vetrate della passerella quando dietro ad una curva mi si parò davanti Sean. Per poco non gli finii addosso.
«Ciao Sean!» esclamò Brian sorpreso.
«Hey Brian, come va?»
«Com’è che sei già tornato da Reno?»
«Beh sì, questa settimana faccio il week-end lungo» disse sorridendo. «Vedo che hai delle visite! Camilla giusto?»
Il sangue mi si gelò nelle vene. Come poteva farmi questo? Aveva promesso! Mi voltai per guardare Brian. Il suo sguardo cupo si spostava alternativamente su Sean e su me in cerca di risposte.
«Ah non te lo avevo detto?» domandò con sufficienza Sean, «Io e Camilla ci siamo conosciuti a Reno...» fece una breve pausa sorridendo. «In biblioteca se non sbaglio».
Gli occhi di Brian si fermarono sui miei. Feci fatica a deglutire il nodo che mi si era formato in gola. Avrei voluto dissolvermi nel nulla.
Sean fece due passi avanti: «Si è fatto tardi, scusate ma vi devo proprio lasciare.» si congedò dissociandosi velocemente dalla spinosa situazione.
Brian mi inchiodava con lo sguardo.
«A proposito, …Camilla!» mi richiamò Sean. «Se vuoi, quando hai finito, posso riportarlo io il libro in biblioteca!»
Annuii afona senza trovare parole per rispondergli e lo guardai mentre si allontanava nella passerella in direzione opposta. Brian mi fissava ancora torvo, mi superò rapidamente aumentando l'ampiezza della falcata ed io lo seguii rassegnata.
Ero stata veramente stupida a pensare che Sean avrebbe taciuto del nostro incontro a Reno, pensai nel breve tragitto che percorremmo prima di raggiungere la sua stanza. Brian era suo fratello, perché avrebbe dovuto mentirgli? Per quale strano motivo doveva mettersi dalla mia parte piuttosto che dalla sua?
Ero stata ingenua e sprovveduta, la colpa era solo mia, non riuscivo davvero a prendermela con Sean. Dopotutto mi aveva aiutato fin troppo consigliandomi quella lettura.
Era arrivato il momento del confronto, il momento della verità. Lo avevo tanto desiderato, immaginato e atteso, ma non avrei mai pensato di vedere quello sguardo di disprezzo negli occhi di Brian.
Brian si sedette di fronte alla scrivania impaziente ma aspettò che mi sistemassi prima di parlare.
«Comincia!» esclamò risoluto.
«Non so proprio da cosa cominciare» gli risposi ad occhi bassi con un filo di voce.
«Partiamo da questo: perché non mi hai detto che conoscevi Sean?»
«Perchèèè … forse perché avresti fatto delle domande, …a me o a lui...»
«Beh! E allora? E’ mio fratello! Cosa pensavi?» mi disse alzando la voce visibilmente alterato: «C’è qualcosa tra voi?» fece una pausa, «Me lo vuoi dire o devo chiederlo a lui?» mi urlò in faccia.
«No, no, aspetta non è come sembra,…scusa maaa…»
«Perché come sembra? DIMMI COME TI SEMBRA CAMILLA?»
La conversazione stava assumendo i toni vivaci di una lite in piena regola e Brian si alzò di scatto per chiudere la porta della camera. Approfittai della pausa cercando di inspirare, anche se i miei polmoni non collaborarono più di tanto, e quando tornò a sedersi lo guardai negli occhi.
«Sono stata a fare delle ricerche alla biblioteca dell’Università di Reno» dissi tutto d’un fiato.
«Una ricerca!? Su cosa?» domandò scettico pensando che stessi mentendo.
Era serio, la fronte aggrottata, aveva un’espressione che non avevo mai visto sul suo viso: lo avevo deluso. Mi sentivo terribilmente in colpa per tutta quella situazione ma non potevo rimediare in nessun modo. Non c’era niente che io potessi dire o fare per riconquistare la sua fiducia; dovevo essere sincera fino in fondo se volevo cercare di non peggiorare la situazione.
«Su te!»
Le rughe sulla sua fronte si spianarono per lo stupore, l’incredulità prese il posto della collera. Si appoggiò allo schienale della sedia perplesso, continuando a fissarmi.
«Stai scherzando?!?!»
Scossi la testa in segno di diniego e attesi una sua reazione.
«Non capisco!»
I suoi occhi si erano fatti stretti stretti, il suo sguardo intenso cercava la verità nei miei.
«Su di me? Perché?» fece una pausa scuotendo la testa. «E cos'hai trovato su di me in biblioteca?» sogghignò scettico.
Non sapevo come iniziare il discorso. Aprii lo zaino e tirai fuori il libro rosso che mi aveva suggerito Sean. Lo poggiai sul piano della scrivania e lo spinsi verso di lui. Brian fermò il libro con la mano destra e dette una rapida occhiata alla copertina. Il suo respiro si interruppe, prese il libro tra le mani e lo sfogliò velocemente con la testa bassa.
Non vedevo i suoi occhi, non riuscivo a vedere l’espressione sul suo volto ma nell'attesa il silenzio nella stanza si fece insostenibile.
«Sean cosa c’entra in questa storia?» mi chiese a voce bassa senza alzare lo sguardo.
«Me lo ha dato lui quel libro» risposi schietta.
«COSA???»
«Beh vedi, diciamo chee... Sean mi ha scoperto mentre stavo conducendo la mia ricerca, ero un po’ confusa e forsee... mi ha solo voluto dare una mano».
Ormai ero decisa a mettere tutte le carte in tavola. Tirai fuori il mio quaderno degli appunti cercando la pagina dove avevo disegnato i tatuaggi schematizzato le mie ipotesi, ma Brian me lo strappò dalle mani bruscamente, e prese a sfogliare le pagine in silenzio.
Il tempo sembrava essere sospeso, il silenzio tornò ad essere pesante come un macigno sopra di noi. Rimanemmo così per alcuni interminabili minuti.
«Cosa ti ha detto Sean?»
«Niente!»
Alzò nuovamente lo sguardo in cerca dei miei occhi per testare la mia sincerità.
«Quindi tutto questo è il parto della tua fantasia incontrollata!» aggiunse indicando i disegni sul mio quaderno.
Non era possibile; stava cercando di confondermi le idee. Mi sentii irritata, non poteva negare l’evidenza, mi stava sottovalutando.
«Non vorrai cambiare le carte in tavola adesso?» gli chiesi risentita.
«E perché dovrei? … Cosa pensi di aver scoperto? … Quale profonda rivelazione hai avuto leggendo questo volumetto, eh?» si alzò e prese a camminare per la stanza sventolando il libro, «Ti piacciono le leggende? Ti piacciono i misteri? Speri di trovare il tuo principe sul bianco destriero?» incrementò il tono della voce e il ritmo incalzante della sua filippica, «Non capisco perché Sean abbia voluto alimentare queste tue fantasie infantili, assecondare queste sciocche superstiz-»
«ORA BASTA!» esplosi all'improvviso.
Mi alzai di scatto. Ero così furiosa che lo spinsi alla vetrata con tutta la forza che avevo tenendolo fermo con le mani sul petto. Avrebbe potuto liberarsi senza nessuno sforzo vista la superiorità fisica, ma la mia reazione improvvisa lo prese in contropiede, rimase fermo a fissarmi, stupito.
«SMETTI DI GIOCARE CON ME!» gli urlai in faccia. «Non sono stupida! Non sono infantile! Le mie non sono sciocche fantasie! Non è normale rimanere sott’acqua per più di sei minuti in un lago ghiacciato e riemergere rilassati come se si fosse appena usciti dalla doccia. Non è normale avere degli occhi che si illuminano al buio come quelli di un gatto,... ma soprattutto non è normale avere un tatuaggio che risplende sul petto per un banale bacio ad una ragazza qualunque! Non trovi???»
«No!» rispose calmo afferrandomi i polsi e allontanando le mie mani dal suo petto.
Inspirai profondamente cercando la carica, ma prima che ricominciassi con il mio elenco infuriata, aggiunse svelto, precedendomi di una frazione di secondo:
«Primo … il lago non era gelato. Se ben ricordo era ancora agosto e la temperatura dell'acqua non era poi così impraticabile» si fermò per un istante, «Secondo …» espirò rumorosamente. «Forse non era un bacio banale ... o forse non era una ragazza qualunque».
Il suo tono era arrendevole e il suo sguardo stranamente dolce, allentò la presa dai miei polsi e fece scorrere le sue mani sulle mie, palmo contro palmo. Le mie dita, mosse da un riflesso incondizionato, si incrociarono con le sue e in un attimo mi sentii completa. Sentivo il suo cuore battere con il mio, il fluire del sangue nelle vene, un brivido caldo che mi percorreva l'anima.
«Non ho mai provato niente di simile» confessò guardandomi dritto negli occhi.
Il suo tono era serio, quasi grave, ma la voce era calda e morbida come una carezza.
«Perché allora cerchi di allontanarmi in tutti i modi?»
«Speravo che servisse, …speravo che avresti rinunciato».
Ci guardammo finalmente senza difese, senza maschere e senza freni.
«Sento esattamente quello che senti tu! Perché mai dovevo rinunciare?»
Mi lasciò una mano e si slacciò i primi bottoni della camicia:
«Tra noi c’è una differenza che non posso trascurare» proferì cupo aggrottando le sopracciglia.
Il triskele sul suo petto brillava leggermente sulla pelle chiara, ma la luce era molto meno intensa rispetto a quando lo avevo visto dopo il nostro bacio nel bosco. Brian allungò il braccio fino a poggiare il palmo della sua mano destra sul mio décolleté, poi la lasciò scivolare lentamente in basso, dritta sul mio cuore. Il mio battito accelerò di colpo impazzito, mentre il triskele prese a brillare più intensamente.
Tolse la mano di scatto e il mio cuore quasi balzò fuori dal petto per seguirla. Inspirò profondamente con gli occhi chiusi fino a quando l’intensità della luce tornò ad essere appena visibile.
«Non posso spiegarti tutto questo, …» sospirò tristemente, «non riesco a spiegarlo neppure a me stesso».
Mi avvicinai a lui e con la punta delle dita sfiorai il tatuaggio che si accese subito sotto al mio tocco leggero.
«Allora è questa l’energia di cui parlava Sean?» sussurrai estasiata da quello strano potere che avevo scoperto di possedere su di lui.
«Quand’è che avete parlato di questo? Come ha fatto ad essere così superficiale?» si incupì nuovamente.
«Non prendertela con lui» cercai di difenderlo. «Ha solo risposto a una mia domanda».
«Quale domanda?»
«Gli ho chiesto se avrei fatto bene a parlarti e a cercare di appianare le cose tra noi».
«E lui cosa ti ha risposto?»
«Mi ha detto che se non lo avessi fatto, sarebbe stato un grosso spreco di energia».
Brian sospirò in difficoltà, scosse la testa seccato e si allontanò di qualche passo.
«Questa energia è quello che ci rende diversi, è quello che ci divide, lo capisci?»
«No, no che non lo capisco! Perché una cosa così bella dovrebbe dividerci?»
Brian si fece serio, si appoggiò con la schiena al muro e rimase qualche minuto in silenzio in cerca delle parole giuste, inspirando ed espirando visibilmente turbato. Poi sollevò lo sguardo verso di me:
«Non ci è concesso mischiarci con gli esseri umani» disse scandendo ogni singola parola con rabbia e precisione, quasi dovesse convincere se stesso, ancor prima di me.
«Perché?» chiesi con naturalezza, come se il contenuto della sua affermazione non mi avesse minimamente turbata.
«Marginalmente è una questione puramente fisica, diii … incompatibilità genetica, ...di impossibilità riproduttiva. Ma più che altro è una questione etica, ...di purezza della razza …» mi dette un’occhiata per valutare la mia reazione, «Di conservazione della specie».
Continuava a proferire parole che non avevano alcun senso ai miei occhi, ed io me ne stavo immobile, senza respirare, pendendo letteralmente dalle sue labbra.
«Non ti aspetterai davvero che ti spieghi tutto questo adesso, non è vero?» sbottò quasi spazientito.
«Perché no?»
«Lascia che ti dica una sola cosa, e ascoltami bene: stare vicino a me, mette a rischio la tua incolumità!» il suo sguardo sicuro era quasi intollerabile; non stava affatto scherzando.
«Non ti dirò niente di più, perché non c’è niente di quello che potrei raccontarti che può cambiare questo dato di fatto. Mi capisci?» inspirò brevemente come se l’aria scendendo nei polmoni gli facesse male. «Possiamo restare così, vicini, a torturarci a vicenda, ma non servirà a niente! Apparteniamo a mondi diversi, incompatibili, non ci è concessa la possibilità di incontrarci. Mai!» si voltò verso la vetrata dandomi le spalle.
«Tranne il primo di novembre, giusto?»
Mi guardò interdetto: «Devo ringraziare Sean anche per questo?»
«Dimmi solo se è vero?»
Si avvicinò, prese il mio viso tra le mani e mi sistemò i capelli dietro le orecchie.
«Non ho alcuna esperienza a tale proposito, ma anche se fosse vero, e sottolineo se, sarebbe solo per qualche ora. Credi che sia così egoista da farti una cosa del genere?» inspirò allontanandosi di un passo, «Siamo ancora in tempo fermiamoci qua».
«In tempo per cosa?» chiesi stupita.
«Non c’è stato niente tra noi, un bacio, niente di più, possiamo dimenticare, fare un passo indietro e tornare alle nostre vite, ognuno per la sua strada»
«OH SMETTILA!!!» urlai inferocita, «Se vuoi continuare a mentire fa pure! Dai, va pure avanti con la tua vita! Adesso vuoi dirmi che la tua vita è con Glenda? E’ lei la persona giusta per te? E’ lei quella 'geneticamente compatibile'? Dì pure che tra noi non c’è niente di speciale, ma continua a ripetertelo un milione di volte se vuoi cercare di convincerti, perché qui, qui dentro, nel tuo cuore, proprio qui, tu lo sai che non è vero!»
«Shhh…» sussurrò poggiando la mano sulle mie labbra.
Non mi ero resa conto che stavo urlando.
«Se non la smetti di colpirlo tra poco smetterà di battere» mi disse spostando l’indice della mia mano destra dal suo petto.
«Oh scusa!» risposi mortificata facendolo sorridere.
Mi afferrò per le spalle deciso:
«Vorresti stare con me anche a queste condizioni?»
«Certo che sì!» risposi senza esitare.
«E a cosa è dovuta tutta questa determinazione?»
«Ti dirò un segreto» gli sussurrai ammiccante, «Qualcuno mi ha detto che sarebbe un grosso spreco di energia
Sorrise finalmente arrendevole, e mi strinse a sé in un tenero ma controllato abbraccio.
«E se adesso ti baciassi metterei a rischio la mia incolumità?» sussurrai ironica.
Si scostò un poco guardandomi cupo dall'alto in basso, «Non stavo affatto scherzando su questo punto, non devi sottovalutarlo mai!» si allontanò nuovamente alterato, «Non dovevo dirti niente, sapevo che sarebbe stato difficile da capire. Non è stata una buona idea. Lo sapevo, lo sapevo, … non dovevo...»
«Hey, aspetta ho capito! Stavo scherzando, okay? D’accordo è pericoloso, ho capito. Maa... perché...?»
«Per oggi basta con le domande. Ti basti sapere che farò in modo che questa possibilità non si verifichi mai, va bene?»
«Okay!» gli risposi rassegnata. «Adesso mi posso avvicinare?!?! Sarò brava te lo prometto!»
Sorrise.
«Ti piace scherzare con il fuoco?»
Mi osservò ancora qualche istante valutando la situazione e poi disse: «Dai vieni qui!»
Restammo abbracciati a lungo, vicini, ma non troppo. Brian mi carezzava i capelli delicatamente tenendo sotto controllo sia il triskele che la porta della camera. Quello che ci univa ci divideva, quello che ci faceva desiderare di stare assieme ci impediva di farlo, non era facile da capire ne tanto meno da accettare ma io mi sentivo stranamente felice.
 

7 commenti:

  1. bello!mi piace la piega ke sta prendendo la storia!!!
    penso ke stasera rileggerò tutti i capitoli,così entrerò di più nella storia,purtroppo ora nn ho potuto!!!

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  2. Voglio un altro capitolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Sei come sempre bravissima!!!

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  3. stupendo!!!! la storia sta prendendo una bella piega non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo

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  4. Bellissimo !!!! complimenti la storia mi sta prendendo sempre piu', a quando il prossimo capitolo?

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  5. Bello, belo ,bello!!!!!! spetto con ENORME ansia il prossimo capitolo :D

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  6. E' fantastico come capitolo!!!Scritto benissimo, e va via mooolto velocemente!!Inutile dire che aspetto già il prossimo, la storia adesso è molto interessante e non vedo l'ora di continuare a leggerla!!!! Bravissima!

    Giangina

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  7. è bellissimo il capito xò ha da molto k aspetto(cm tanti altri)il seguito volevo kiederti quando lo posterai??????

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