capitolo 19


«Hey Cami! Come pensi di vestirti?» urlò Lily facendo irruzione nella mia camera, «Non starai ancora dormendo, vero???» sbuffò impaziente.
Mi stropicciai gli occhi a lungo prima di convincerli che era giunto il momento di aprirsi. Avevo trascorso un pomeriggio indimenticabile a casa di Brian e quel ricordo aveva accompagnato i miei sogni per tutta la notte. Sarei rimasta volentieri a crogiolarmi nel torpore del dormiveglia ma Lily faceva di tutto per ricondurmi alla realtà fin troppo velocemente. Mentre io mi sforzavo di raccogliere le forze per sollevarmi in posizione eretta lei si lanciò sul letto e mi sommerse con la sua inesauribile euforia.

 

«Ho sentito dire che ci sarà un sacco di gente alla festa. Hanno ricevuto così tante richieste da studenti esterni, che papà ha dovuto consultare i presidi delle altre scuole per prendere accordi in merito. Sarà una sorta di mega party per tutti i ragazzi a nord di Lake Tahoe. Papà era un po’ preoccupato, lo sai com’è no? Tanti studenti, tante responsabilità! Alla fine hanno stabilito che ogni scuola sarà presente con un certo numero di insegnanti, tanto per frenare comportamenti inappropriati e garantire la sicurezza di tutti. Hanno già contattato una ditta per il catering, un Dj per la musica eee... credo che abbiano noleggiato un mega schermo per proiettare una selezione di film a tema. Insomma, non resta molto da fare, è quasi tutto pronto! Da lunedì poi cominceranno ad addobbare la palestra. Ah dimenticavo, è stato creato una sorta di gruppo di volontari. A proposito, vuoi venire anche tu?»
«Oh no ti prego… non sono mai stata brava con le decorazioni. Colori, lustrini, nastri, coccarde...direi di no! Non fanno proprio parte del mio DNA!»
Uscii dal letto avviluppata nella tshirt nera misura XXL che utilizzavo come pigiama e Lily mi osservò arricciando il naso: «Beh sì...forse hai ragione tu. Ma al vestito però ci devi pensare assolutamente! Che genere ti piacerebbe?»
«Hmm, non saprei… e poi sei tu l’esperta! Cosa mi consigli?» mi affidai sicura al suo giudizio mentre cercavo qualcosa da mettermi addosso.
«Beh Cami, io ti consiglio di osare, insomma... per Halloween non c’è alcun limite alla fantasia! Pensa che April sta facendo confezionare dalla madre un vestito da Strega Bianca! Sai quella del film Le cronache di Narnia? Mi ha detto che è FANTASTICO! Ma tieni presente che sua madre è una sarta, mentre la mamma è praticamente negata con il cucito; una volta l'ho vista aggiustare l'orlo di una gonna con lo scotch! Insomma, non ci resta che fare un salto a Reno o a Carson City, ci sono due negozi enormi specializzati nel noleggio di costumi. Però...» fece finalmente una pausa inspirando avidamente, «...sarebbe meglio andarci oggi se vogliamo avere più scelta. Chissà quanti ragazzi hanno avuto la mia stessa idea!?!»
«Per me oggi va bene, ma come ci arriviamo?»
«Sono venuta a svegliarti proprio per questo. Bisogna convincere papà prima che inizi a programmare il suo fine settimana...» mi svelò i suoi piani con un misterioso quanto incomprensibile filo di voce, «Bisogna agire durante la colazione, quando è ancora mezzo addormentato, se aspettiamo troppo rischiamo che dica di no. Una volta che si è fatto la barba e si è vestito, non abbiamo chance».
«Dio mio Lily sembra che stai organizzando la mediazione con un killer pericoloso!» le risposi esasperata.
«Fidati di me! Ho quindici lunghi anni di osservazioni alle spalle, l’esperienza non mi manca!» concluse sfoggiando il solito discorsetto da consumata esperta di usi e costumi locali.
«A proposito …» aggiunse, «devo dirti una cosa…» si interruppe enigmatica mentre i suoi occhi si illuminavano di un sorriso ancor prima delle sue labbra, «Sai che Matt mi ha invitato alla festa?»
«Daaai, non lo sapevo, sei contenta?»
«SUPER contenta!! E tu ce l’hai già un accompagnatore?»
Quella domanda mi prese alla sprovvista. Il volto sorridente di Leo mi apparve all’improvviso come una fastidiosa allucinazione. Erano passati solo pochi giorni da quando me lo aveva chiesto, eppure quel ricordo era così lontano nella mia memoria. Quante cose erano cambiate dopo quel pomeriggio a casa Danan!
«Beh, … credo di sì!» sospirai pensando alla situazione assurda che si stava prospettando.
«Allora??? Mi vuoi far morire dalla curiosità? Chi è?»
«Leo!» proferii titubante.
Lily mi strizzò l’occhio complice, «Lo sapevo, me lo sentivo!» sorrise entusiasta.
Le risposi con un sorriso di circostanza che non era neppure la metà del suo.
«Temevo che ci saresti andata con Brian!» si fermò schiarendosi la voce e cercando le parole adatte per non urtare la mia sensibilità, «Dopo quello che ho dovuto ascoltare l’altro giorno...nel pickup di Brian....beh, mi sa che tra voi non c’è molto feeling. Insomma non credo sia il ragazzo giusto per te!»
La conversazione stava assumendo una piega assolutamente comica; le voltai le spalle per mascherare il sorriso che avevo dipinto sul volto. Dio quanto era lontana dalla verità!
Il beep del mio cellulare mi avvisò dell'arrivo di un nuovo messaggio. Colsi la palla al balzo per evitare di commentare le affermazioni di Lily e sollevai il telefono che si trovava sul mio comodino: numero sconosciuto.

NEI PROSSIMI GIORNI TI STARO’ LONTANO.
NON TI ALTERARE.
SE NON CAMBI IDEA CI VEDIAMO VENERDI’.
BD

Il mio respiro si interruppe. Perché adesso mi diceva questo? Il mio umore cominciò a vacillare. Cosa poteva essere successo? Rilessi quelle parole più volte. Brian aveva previsto la mia reazione, ‘non ti alterare’ aveva scritto.
Quando mi voltai Lily mi strizzò nuovamente l’occhio ammiccante: «Scommetto che era lui?»
Non le risposi, non potevo dirle niente; abbozzai un mezzo sorriso lasciando che lo interpretasse come meglio credeva.

La settimana trascorse velocemente. Ogni giorno il Comitato organizzatore prendeva decisioni in merito all'imminente festa di Halloween, che subito facevano il giro della scuola passando di bocca in bocca come prelibati pettegolezzi.
Venne deliberato che tutti i partecipanti avrebbero dovuto indossare una mascherina nera sugli occhi, tanto per aumentare la suspense ed entrare in sintonia con lo spirito della festa, e subito fu il tripudio generalizzato. Non si parlava d'altro; solo sulla scelta dei costumi c’era il massimo riserbo.
Lily ed io avevamo già risolto il problema vestito obbligando Mr.Stewart ad un viaggio forzato a Reno.
Avevamo scoperto, con immenso piacere, che il proprietario del negozio lavorava spesso con le produzioni cinematografiche e che gli abiti disponibili per il noleggio non erano altro che i costumi di scena e i travestimenti commissionati dalle case di produzione, le quali, una volta finite le riprese, erano solite farli ritornare per ammortizzare la spesa. Insomma, tutti i vestiti erano di ottima qualità e di buona fattura.
Lily aveva optato per un vestito da strega nero e viola; un soggetto forse poco originale ma dal design decisamente accattivante. Il tema della strega, rivisitato in chiave moderna, produceva un effetto indubbiamente sexy sul suo corpicino tonico. Io invece, con somma disapprovazione di Lily, scelsi un bell’abito da vampiro-dandy. Dopotutto, pensai, ero sempre stata affascinata dagli abiti maschili, ed Halloween rappresentava l’occasione giusta per calarmi finalmente nei panni di un uomo.
Era un abito meraviglioso: il pantalone e la giacca con le code erano di un bel tessuto di lana nera, il mantello di panno pesante era ampio e con il colletto rialzato, nella migliore delle tradizioni vampiresche. La camicia era riccamente decorata da trine e smerli lungo tutta l’allacciatura davanti, sul colletto e sui polsini impreziositi da gemelli in madreperla. Ma la cosa che più mi affascinava erano gli accessori: la tuba di seta lucida nera e l'elegante e sottile bastone d'ebano che mi conferivano un'autorevolezza senza precedenti. Quando mi guardai allo specchio mi sentii perfettamente a mio agio. Mi innamorai di quel costume a prima vista e, malgrado le critiche espresse da Lily, presi la mia decisione senza pensarci sopra due volte.

Quella settimana non incrociai mai Brian neppure accidentalmente. Sapevo che rivederlo nuovamente distante, distaccato, senza potergli parlare liberamente mi avrebbe fatto star male, così cercai volutamente di tenermi in disparte. Arrivavo in largo anticipo a scuola, oppure con un paio di minuti di ritardo, quanto bastava per evitare il flusso degli studenti e trovare l’ingresso libero. Evitai accuratamente tutti i luoghi di aggregazione negli orari di punta. Fui tentata di inviargli un messaggio al telefono, digitai anche qualcosa un paio di volte, ma alla fine rinunciai. Non era quello il modo di comunicare con Brian. Quelle parole asettiche sullo schermo del mio telefonino erano prive d’anima, mentre io sentivo il bisogno di viverlo a tutto tondo per appagare tutti i miei sensi, senza mediazioni tecnologiche.
Non fu facile tirare avanti tenendo a freno l'istinto, ma cercai di rimanere focalizzata sulla festa di Halloween: la notte del 1° novembre, la festa di Saimhan.
Le risposte che mi aveva dato Brian erano state poche, generiche ed evasive, e certo non avevano soddisfatto la mia curiosità, ma sentivo di aver aperto un piccolo spiraglio nella sua anima. Da quelle mezze frasi, ponderate e sofferte, da quelle parole misurate e caute, somministrate timorosamente con il contagocce, era emersa una verità di una potenza devastante. Tra noi c'erano differenze che trascendevano l'aspetto meramente umano, mi aveva rivelato mettendosi a nudo. Era un'ammissione assurda e irrazionale che aveva inevitabilmente provocato l'esondazione di un fiume di nuove domande; c’era un mondo di cose che avrei voluto conoscere ma quel primo passo significava molto per me. Brian mi aveva dato fiducia.
Era solo questione di tempo, ne ero certa; gradualmente quel piccolo spiraglio sarebbe diventato più grande e alla fine sarei riuscita ad attraversarlo e ad entrare nella sua anima.
Ora che le carte erano scoperte mi sentivo libera di fare domande e di interagire con Brian senza timori; era finito il tempo delle congetture.

Finalmente arrivò il giorno della festa. Nel primo pomeriggio Lily ed io ci chiudemmo nella sua stanza per tuffarci anima e corpo nei preparativi.
All'ordine del giorno il trucco da strega di Lily occupava legittimamente il primo posto. Tra scelte cromatiche, dibattiti stilistici e applicazione finale monopolizzò infatti gran parte del pomeriggio. Rimasi a guardarla affascinata mentre stendeva, con fare professionale, strati e strati di make-up sul suo visetto carino. Alla fine il risultato fu strabiliante, sembrava molto più matura dei suoi quindici anni e visto che questo rappresentava uno dei suoi obiettivi, come lei stessa mi aveva confessato, non si poteva che riconoscerle di aver fatto davvero un ottimo lavoro.
Io, invece, nelle vesti mascoline di un vampiro di nobile stirpe non dovevo lavorare molto sul trucco. Avevo raccolto i capelli per nasconderli sotto la tuba e la maschera nera, imposta dal comitato, mi copriva due terzi del volto lasciando esposti solo il mento e la bocca. Lily mi suggerì un fondotinta chiarissimo per ottenere il tipico pallore da morto vivente e un rossetto quasi nero che attenuava la carnosità delle mie labbra e le permetteva di ridefinirne il contorno rendendole più mascoline. Inoltre, per ottenere un effetto più credibile, si prodigò a disegnare un rivolo di sangue che scendeva dall’angolo destro della bocca fin sotto al mento. La trovai un’idea geniale. Indossai i denti da vampiro in lattice acquistati a Reno, sfoderai un sorriso inquietante e mi avvicinai allo specchio per valutare l'effetto finale: WOW! sembravo un vampiro vero! Purtroppo la protesi si rivelò subito poco confortevole, i canini sfregavano fastidiosamente sul labbro inferiore, così la misi in tasca con la consapevolezza che sarebbe rimasta lì per tutta la sera.

Quando suonarono il campanello, eravamo già pronte. Seguii Lily che sfilò fino alla porta in una sorta di defilé. Beth ci aspettava all'ingresso; si era alzata dal divano per venirci a salutare e per le ultime raccomandazioni di rito.
«Come siete belle ragazze!» disse sorpresa mentre girava la maniglia della porta.
«Grazie» rispondemmo in coro.
«WOW!!! Hanno aperto lo zoo?» esclamò ironica Lily non appena vide Matt e Leo che avanzavano imbarazzati nel portico di casa Stewart con i loro ingombranti e pelosissimi travestimenti da licantropo.
«Dunque ragazze per questa sera il coprifuoco è spostato fino alle tre. Mi raccomando, divertitevi maaa... fate attenzione. Io e papà siamo a festeggiare a casa dei Cooper, ma saremo sicuramente a casa per quell’ora. Quindi...» ci guardò ammonendoci, «Niente ritardi! Per qualsiasi cosa noi siamo sempre reperibili, se avete bisogno fate uno squillo. Daisy ha la febbre, rimarrà a casa con la babysitter stasera».
«C'è' altro???» domandò Lily sbuffando spazientita.
«No! Direi che questo è tutto! Buon divertimento!» concluse sorridendo.
«Ciao Beth!»
«Ciao mamma! Non ti preoccupare, portiamo i cuccioli a spasso e torniamo!» continuò a scherzare Lily.
«Hey basta!» esclamò Matt risentito.
Ci avviammo verso la macchina, Leo mi osservava perplesso: «Com’è che hai scelto questo vestito?»
Lily si voltò a guardarmi con un sorriso compiaciuto del tipo: Te lo avevo detto!
«Mi hanno sempre affascinato i vestiti maschili, cos’è? Non ti piacciono i vampiri?» gli risposi con disappunto.
«Certo che mi piacciono, ma credo saresti stata più credibile come vampira.» rispose sogghignando.
«Lascia che indossi la tuba e la maschera e vedrai che sarò un vampiro perfetto!»

La palestra della scuola era stata addobbata utilizzando i colori tradizionali di Halloween : arancione e nero. Già ad un primo sguardo si poteva apprezzare l’ottimo lavoro svolto dal comitato organizzatore.
Le decorazioni erano ricercate e curate nei minimi dettagli; grandi tendaggi drappeggiati, in raso nero e arancio, si alternavano rivestendo le pareti. Altri, neri e velati come chiffon, creavano stanze effimere lungo tutto il perimetro della sala. Calavano da tre metri di altezza fino a terra, appesi a fili di nylon che attraversavano invisibili l’intera superficie. L’ambiente aveva perduto le connotazioni tipiche della palestra. Perfino i canestri erano stati camuffati. Del tessuto nero, coprente e insonorizzato, scendeva verso il basso creando due tende chiuse stile teepee. All’interno erano inseriti due grandi schermi che proiettavano immagini di film dell’orrore. Un grosso tappeto di lana, e una serie di grandi cuscini, completavano l’arredamento nella tenda.
Lungo uno dei lati minori, quello dove si trovavano le uscite di sicurezza, c’era un grande tavolo dove la ditta di catering aveva disposto il rinfresco. I camerieri entravano e uscivano disinvolti dalle porte sul retro trasportando grandi vassoi di tartine.
Lo spazio centrale era stato lasciato libero per ballare. C’era solo una piccola pedana circolare circondata da luci e proiettori laser, sulla quale si era sistemato il dj con tutte le sue strumentazioni.
«C’è già un sacco di gente!» mi disse Leo stupito mentre facevamo il nostro ingresso. Molti si voltarono a guardarci. Dovevamo essere una coppia stranamente assortita agli occhi degli altri. Che ci faceva un licantropo di un metro e novanta con un vampiro dandy così poco dotato fisicamente?
Cercavo di riconoscere i ragazzi che mi passavano davanti ma le maschere che indossavano e la luce bassa rendevano l’impresa piuttosto complicata.
«Vedi qualcuno dei nostri amici?» gli chiesi spaesata, «Non riesco a riconoscere nessuno».
«E’ proprio quello lo scopo della maschera!» rispose Leo sorridendo dietro al suo travestimento da lupo cattivo, «Perché non facciamo una gara! Io vado a destra e tu a sinistra, vediamo chi riusciamo a trovare! Ci incontriamo al tavolo dei cocktail là in fondo, ci stai?»
«Okay!»
Lily e Matt stavano già ballando in mezzo alla pista.
Entrai nella prima stanza virtuale. Al suo interno un futon soffice e confortevole e una montagna di cuscini accoglievano un gruppo di ragazzi. Sembravano rilassati, ascoltavano la musica seguendo dietro al velo i loro compagni che si scatenavano sulla pista.
Cercavo disperatamente di localizzare Brian in mezzo a quella folla. Iniziai la mia ricerca focalizzando la mia attenzione sui ragazzi più alti, ma la natura dei travestimenti e il proliferare di strani copricapi dalle forme e dalle dimensioni spropositate rendeva l'impresa piuttosto ardua. Decisi di prendere in esame il tipo di costume concentrando la mia attenzione solo su quelli che ritenevo appropriati al suo carattere. Non riuscivo ad immaginarmi Brian vestito da scheletro, da mummia, da zucca o da fantasma, anche se su quest’ultima immagine ebbi delle incertezze. Passai in rassegna le prime due stanze senza riconoscere nessuno dei miei amici. Quando entrai nella terza mi avvicinai al velo che mi separava dalla sala centrale gettando lo sguardo oltre la pista da ballo. Leo si trovava nella mia stessa posizione, sul lato opposto della palestra. Si stava intrattenendo con un gruppo di persone che vedevo solo di spalle. Quattro indossavano un travestimento simile al mio, un lungo mantello e la tuba in testa, al loro fianco due ragazze vestite da streghe, riconoscibili per l’inconfondibile cappello a cono. Quando Leo mi vide mi salutò sbracciandosi e sventolando in alto la mano in segno di vittoria. Uno dei ragazzi con la tuba si voltò leggermente verso la mia direzione. Non ebbi alcun dubbio: era lui! Ne ero sicura: era Brian!
«Toh guarda! Un altro vampiro!»
Una voce alle mie spalle mi fece sobbalzare.
Mi voltai di scatto. Di fronte a me erano parcheggiati due ragazzi travestiti da vampiro. Se non fosse stato per la differenza di statura, avrei potuto pensare di trovarmi davanti ad uno di quegli specchi magici che si trovano nei luna park; quelli usati per deformare la realtà, per alterarla o sdoppiarla: erano la mia copia, i miei cloni un po' troppo lievitati.
«Ci conosciamo?» continuò viscido il più alto dei due.
«Non credo!» gli risposi secca abbassando lo sguardo.
Quella voce insidiosa non mi era del tutto nuova ma non riuscivo ad identificarla. Mentre trascinavo quel suono dentro la mia testa in cerca di un ricordo mi si avvicinò curvandosi verso il basso fino a pararsi di fronte al mio viso: «Eppure ho la sensazione,…che ci siamo già incontrati».
I suoi occhi opalini mi fissarono da dietro la maschera con un’intensità feroce e un ricciolo di capelli neri gli cadde dalla spalla sul bavero bianco della camicia. In quell’attimo lo vidi: Trevorian, la conoscenza inquietante che avevamo fatto alla pista di pattinaggio. Accanto a lui, probabilmente, uno dei suoi amici.
Mi voltai nuovamente verso la pista, Leo mi fece di nuovo un cenno con la mano indicando il tavolo del rinfresco, ma intimidita dalla presenza minacciosa che incombeva dietro di me gli risposi solo con un leggero movimento della testa.
Brian guardava dritto verso di noi, immobile come una statua di gesso.
«Se adesso ci consente... ci dobbiamo proprio congedare… i nostri simili ci reclamano.» fece una pausa guardando dritto verso Brian e gli altri, «E’ stato un vero piacere ‘rivederla’!» si licenziò apostrofando volutamente l’ultima parola.
Mi sentii raggelare il sangue: chi era Trevorian? Era veramente come Brian? Era veramente un suo simile? Non mi sembrava possibile.
Lasciai che si allontanassero e poi raggiunsi a passo spedito il tavolo del rinfresco. Avevo bisogno di trangugiare qualsiasi liquido riuscisse a farmi ingoiare il nodo che mi stringeva la gola.
«Mi sa che ho vinto io!» gioì felice Leo raggiungendomi alle spalle. «Ho trovato tutti i fratelli Danan, Jago, Glenda e una loro amica».
«Hai barato! Sapevi già quali erano i loro travestimenti, così non vale.» risposi cercando di controllare il tremore della voce con un grosso sorso di Coca Cola.

Trascorsi il resto della serata con Leo, Lily e Matt, ma la mia mente era lontana. Mi chiedevo se e quando avrei avuto la possibilità di stare un po’ sola con Brian. Ogni tanto, mentre ballavo in mezzo alla sala, lo cercavo con lo sguardo, ma lui era sempre circondato dal suo entourage. Riconobbi Glenda in una delle due streghe del gruppo. Non fu difficile individuarla, stava avvinghiata a Brian come di consueto; un costume da piovra sarebbe stato più appropriato, pensai infastidita. Tenevo d’occhio continuamente il grande orologio della palestra, anch’esso addobbato in bicolore, e avevo la sensazione che il tempo passasse fin troppo velocemente.
10:05
Ballavo con Leo sforzandomi di mantenere viva la conversazione;
10:30
Guardavo Tian, Matt e Leo, nei loro costumi da licantropi, ululare in mezzo alla pista da ballo;
10:55
Sedevo su uno dei divanetti con Lily e April, fingendo di essere interessata ai loro pettegolezzi;
11:05
La mia ansia stava salendo e Brian sembrava addirittura scomparso;
11:14
Ero completamente stordita dal volume della musica e dal caos che mi circondava.
«Scusa Leo, ho bisogno di fermarmi un attimo. Mi gira un po’ la testa».
«Siediti qui, vado a prenderti qualcosa da bere!» mi rispose sinceramente preoccupato, scostando un velo nero e facendomi accomodare in una delle stanzette virtuali.
«Grazie!»
I miei occhi cercavano nel buio della sala; in mezzo a quella moltitudine di persone travestite nei modi più disparati, in mezzo al rumore martellante della musica, in mezzo al movimento ripetitivo delle luci laser che descrivevano traiettorie caotiche sulle pareti travestite della palestra.
La mia mente era persa, disorientata. Canzone dopo canzone il DJ aveva incrementato sia il ritmo della serata sia la partecipazione dei ragazzi sulla pista da ballo.
11:27
La musica, elegantemente mixata, aumentò ancora ritmo e intensità, e al suono delle prime note dell’ultimo successo discografico, tutti si alzarono per raggiungere il centro della sala.
Rimasi sola nella mia stanza virtuale ad osservarli mentre si scatenavano trascinati dal ritmo incalzante della musica.
Guardai nuovamente l’orologio: 11,30
Al movimento della tenda nera alla mia destra mi voltai ormai completamente rassegnata. Brian mi sfilò davanti con passo deciso, mi guardò appena con la coda dell’occhio, e si introdusse rapido nella stanza attigua. Mi alzai in piedi di scatto pronta a seguirlo ma mi bloccai prontamente per valutare la situazione. Erano ancora tutti a ballare, riuscivo a distinguere le tube degli altri fratelli Danan e quelle di Trevorian e dei suoi compagni in mezzo alla sala. Approfittai del momento di euforia generale e mi incamminai seguendo Brian a qualche metro di distanza.
Attraversammo altre due stanze, e infine lo vidi entrare in una delle tende scure allestite sotto ad uno dei due canestri.
Mentre scostavo con circospezione la spessa stoffa mi sentii afferrare il braccio e trascinare dentro.
La luce dello schermo, che proiettava le immagini di The blair witch project, era l’unica fonte luminosa. Il pesante tessuto insonorizzato lasciava filtrare appena il rumore della musica. Eravamo soli.
«Non c’è molto tempo. Hai cambiato idea?» gli occhi di Brian mi fissavano in attesa.
«No!» gli risposi di getto «Certo che no!»
«Allora trova una scusa ed esci dall’uscita di sicurezza, ti aspetterò lì, dietro ai furgoni della ditta di catering».
«Devo fare attenzione a non farmi vedere da Trevorian, giusto?» chiesi intuendo il pericolo che rappresentava per entrambi.
Brian mi guardò sorridendo: «Ma che bella testolina arguta! Non preoccuparti. Per loro, io me ne sono andato ufficialmente dalla festa quasi due ore fa. Sono rimasto defilato fino a quando non ha allentato la sua attenzione. Non ti ha persa di vista per tutta la sera».
Ero stranamente compiaciuta da quest’ultima rivelazione: «Ah, capisco» risposi imbarazzata mentre la mia testa stava già elaborando una scusa credibile per Leo.
«Camilla?»
«Sì?»
«Non devi sentirti obbligata a fare niente, se cambi idea e decidi di non venire, lo capirò!»
«Ma io-» le sue dita si posarono sulle mie labbra bloccando le mie parole e quel fugace contatto spazzò via anche quel poco riserbo che era rimasto.
«Pensaci, io ti aspetterò per una decina di minuti».
Uscì veloce dall’altro lato della tenda. Rimasi qualche istante a pensare: come potevo congedarmi dalla festa senza destare sospetti? Dovevo trovare una scusa plausibile per Leo e questa era la cosa più' difficile da fare; mi riempiva di sensi di colpa. Era stato gentile e carino per tutta la sera, non si meritava questo. Avevo fatto di tutto per non alimentare le sue fantasie su una nostra possibile storia, ma ero perfettamente consapevole che ciò che Leo provava nei miei confronti era assai diverso dalla semplice amicizia che si sforzava di dimostrare.
All’improvviso Leo si intrufolò nella tenda.
«Ti ho trovata finalmente!» esclamò soddisfatto. Si era tolto la testa da lupo, lasciando prendere aria al suo volto visibilmente accaldato. Mi sorrise porgendomi un cocktail.
«Oh sì scusa, ho cercato rifugio qua dentro. La musica è troppo forte». Quella menzogna uscì dalla mia bocca in modo così naturale e credibile che mi stupii di me stessa.
«Come va? Ti senti meglio?»
«Beh … in verità … mi gira ancora la testa, forse è l’inizio di una brutta influenza,… non so».
«Vuoi che ti accompagno a casa?» mi chiese deluso, vedendo svanire il resto della serata.
«No grazie!» mi affrettai a rispondergli. «Ho già chiamato Beth»
«Perché? Guarda che lo faccio con piacere, non mi disturba affatto, una bella passeggiata al fresco è proprio quello che mi ci vuole» concluse asciugandosi il sudore dalla fronte.
«Ti ringrazio Leo ma ormai dovrebbe arrivare nel giro di un paio di minuti, e poi ... non voglio che ti perdi tutto il divertimento per colpa mia» almeno in quello ero sincera, pensai.
«Okay» sospirò in segno di resa, «Ma almeno lascia che ti accompagni fuori».
Merda! Come potevo negargli quella cortesia? Fui colta dal panico. Mentre percorrevamo il perimetro della sala verso l’uscita, mentre Leo mi sorreggeva il braccio come se stessi per svenire, non riuscivo ad elaborare niente per togliermi da quell’impiccio, e i pensieri si accavallavano confusamente accrescendo la mia ansia.
Se mi avesse accompagnata fuori avrebbe visto che non c’era nessuno che mi aspettava, tanto meno Beth. Certo, avrei potuto dirgli che era in ritardo, ma ero sicura che il suo senso di cavalleria, non gli avrebbe mai permesso di lasciarmi sola al freddo ad aspettarla. Avrei potuto chiamare Beth in sua presenza, fingendo delle incomprensioni per giustificarne il ritardo, del resto con il volume della musica così alto... beh si! Tutto sommato l'ipotesi di un'incomprensione era perfettamente plausibile. Ma, in tal caso, avrei dovuto fare molta attenzione ad imbastire un discorso credibile, un ragionamento che non facesse sospettare niente né a Leo né a Beth.
E Brian??? Cosa avrebbe pensato Brian vedendomi salire in macchina con Beth? Di sicuro se ne sarebbe andato via pensando ad un mio ripensamento.
Cosa potevo fare? Stavo vagliando tutte le possibilità, ma ero letteralmente nel panico. Non riuscivo a vedere vie di fuga.
«Hey Leo dove vai?» la voce calda e familiare di Sean ci fermò quando eravamo quasi sulla soglia.
«I tuoi compagni lupetti ti stanno cercando, vogliono riprendere con la videocamera un po’ di ululati» disse scherzando lanciandomi un’occhiata complice.
«Ah, … volevo accompagnare Camilla, non si sente bene… magari-»
«Dai raggiungili!» lo spronai veloce. «Sono già sulla porta e poi non sto mica per morire!»
«Sicura?» mi chiese ancora titubante.
Sean prese Leo per il braccio trascinandolo verso il centro della sala, «Andiamo, andiamo che tutti ti aspettano!»
«Dite a Lily che ci troviamo a casa!» urlai mentre si allontanavano.
Sean si voltò alzando il pollice della mano destra.
«Thank you» gli risposi senza emettere alcun suono, lasciando che leggesse la mia gratitudine sulle mie labbra.

3 commenti:

  1. nn puoi lasciarmi cosi...la curiosità mi divorerà!!!!!!!!!!!!!!!forza ,forza,forza a lavoro cn il seguito!!! ^__^

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  2. magnifico capitolo e come al solito ci lasci con la solita curiosità aspetto con ansia di leggere il prossimo capitolo

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  3. Ma perchè ci lasci così?? Ora come faccio a non pensare a cosa succederà?? Per le prossime settimane impazzirò fin qnd non arriverà l'aggiornamento!!! :) Il capitolo è stato di transizione, spero che con il prossimo possiamo capire meglio come si evolveranno le cose tra i due..

    giangina

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