capitolo 5

Il venerdì sera Lily ed io mangiammo frettolosamente e ci congedammo da tavola prima del solito.
«Andiamo a prepararci per la serata!» si affrettò a giustificarsi Lily con i genitori.
«Okay ragazze, ma non fate troppo tardi!» rispose Beth comprensiva. Poi, alzando la voce per raggiungerci mentre correvamo già verso le nostre stanze, aggiunse: «E per favore Lily copriti quella pancia che la sera fa freddo!»
Lily fu subito pronta; era una fanatica del look e sicuramente aveva già studiato e preparato tutto l’occorrente con largo anticipo. Si infilò nella mia camera e si distese sul letto in attesa che mi cambiassi. Detti un rapido sguardo all’abbigliamento di tendenza che aveva scelto: top bianco con decorazioni floreali e jeans a vita bassa che, proprio come Beth aveva temuto, le lasciavano esposto l’ombelico.


capitolo 4

La casa di Mr.Stweart era una bellissima villetta di legno dal design tipicamente moderno.
Era affacciata sul campo da golf, aveva un giardino ben curato, il tradizionale patio che le girava tutto intorno, un dondolo sotto il portico e una bella casetta sull’albero che denunciava la presenza di bambini in casa.
Parcheggiammo la macchina in garage e iniziammo a scaricare le valigie.

capitolo 3


:(click tasto destro) 'Le onde' by Ludovico Einaudi


Ero nuovamente seduta su un aereo a sommare altri chilometri di distanza da casa. Questo pensiero che mi faceva sentire così bene fisicamente allo stesso tempo mi riempiva di sensi di colpa verso mio padre.
Il volo era diretto a San Francisco. Eravamo in dodici su quell’aereo; sei destinati a San Francisco, due a Sacramento, uno a Fresno, uno a Reno e infine due a Incline Village: Leo ed io.
Ripensavo alla mia amica Lavinia che la mattina mi aveva salutata con le lacrime agli occhi, «Scrivimi subito!» mi aveva implorata. «Così mi sentirò meno sola.» Ci eravamo abbracciate a lungo fino a quando ognuno di noi era stato chiamato a prendere posto nel proprio gruppo.
Avevamo condiviso quell’esperienza insieme fin dall’inizio. Ricordavo ancora il modulo di ammissione alle selezioni, compilato segretamente, senza il consenso dei genitori. Lavinia non aveva detto niente per timore di un rifiuto, io non lo avevo fatto perché il momento non era adatto.

 

capitolo 2


Atterrammo all’aeroporto JFK in perfetto orario: 13,59 ora locale. Guardai il mio orologio ancora fermo sull’ora italiana, erano le 20,00. Pensai a mio padre, solo, forse in procinto di prepararsi la cena e improvvisamente mi venne un groppo alla gola.
«Cami sei emozionata?» mi chiese Lavinia in trepidazione.
«Beh … certo che sono emozionata.» le risposi cercando di sembrarle credibile.
«Io spero che ci mandino in posti vicini, sono terrorizzata all’idea di stare con gente che non conosco e neppure capisco. E se poi non mi piacciono? O non mi piace il posto dove vivono? E se la casa è sporca? E se ...»
Lavinia era un fiume in piena.


capitolo 1

♫(click tasto destro): 'Nuvole bianche' by Ludovico Einaudi



Me ne stavo seduta in disparte, anche se in aereo questa può essere solo una condizione mentale più che fisica, assediata da una variegata moltitudine di ragazzi che si godevano spensierati il viaggio.
Quella sarebbe stata la più grande avventura della nostra vita, ed io mi sentivo come una mosca bianca, l’unica nota stonata in quella sinfonia di entusiasmi adolescenziali. Io stessa mi stupivo della mia scarsa partecipazione emotiva.
Quell’onda di euforia dilagante mi infastidiva, mi distoglieva dalla mia anima, dalla mia parte più intima; mentre l’unica compagnia di cui sentivo davvero il bisogno, era la mia.
Tante erano le cose accadute negli ultimi mesi, tanti i cambiamenti nella mia giovane vita. Tutto il mio mondo si era sgretolato dopo la morte della mamma. Era stato un colpo durissimo, un’implosione devastante che aveva sconvolto il mio piccolo microcosmo, polverizzando la mia serena quotidianità. Niente sarebbe mai stato come prima, ne ero certa, ma in qualche modo la malattia, la sofferenza, il senso di assoluta impotenza che avevo provato in quegli ultimi mesi, mi avevano insegnato molto. Mi avevano cambiata molto.
Le difficoltà aiutano a crescere, era una frase fatta, un concetto banale, tramandato con sufficienza e assorbito con noncuranza. Tutti lo sanno, tutti lo hanno detto o se lo sono sentiti dire almeno una volta nella vita, ma solo quando lo provi sulla tua pelle ne capisci veramente il senso.
Ed io, quel senso, lo avevo davvero capito.

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